mercoledì, 17 Luglio, 2019

Giro delle Fiandre, quando la storia è scritta sulle pietre

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25 maggio 1913. Il belga Paul Deman uscì di casa, si fece 50 chilometri in bicicletta e si presentò alla partenza di questa nuova corsa, il Giro delle Fiandre. Gli atleti erano in trentasette, i chilometri da percorrere 330. Deman vinse questa prima edizione e si mise in tasca i 1.500 franchi del montepremi dopo dodici ore in bicicletta, il pavé sotto le ruote, i muri da scalare. In compenso si poté permettere di tornare a casa in treno.

Da allora gli atleti del Belgio hanno vinto 69 volte su 103 edizioni. Una lunghissima scia di successi, interrotta ogni tanto soprattutto da qualche olandese o da qualche italiano, Fiorenzo Magni in primis. Tre volte vincitore in splendida sequenza, 1949 – 1950 -1951, Magni è uno dei sei corridori che hanno vinto la Ronde Van Vlaanderen ben tre volte, un record. Gli stessi belgi iniziarono a chiamarlo il Leone delle Fiandre ed ancora lo ricordano con rispetto. L’ultimo italiano a vincere è stato Alessandro Ballan nel 2007, il prossimo staremo a vedere ma è difficile che ci riesca già domenica. Forse Trentin è l’unico che potrebbe farlo e sicuramente ci crede. Oggi ha dichiarato “Sto bene e mi metto tra i favoriti”.

Domenica il Belgio si fermerà, diventando scenario privilegiato di imprese sui pedali. Quasi un milione di persone si riverserà sulle strade, di solito sventolando però la bandiera gialla del leone fiammingo e non il tricolore nazionale. Del resto da queste parti ci sono sempre state spinte autonomiste ed i partiti nazionalisti fiamminghi occupano in parlamento un numero di seggi significativo, partecipando alla coalizione di governo. Se all’ex presidente autonomista catalano Puigdemont è stato offerto esilio e rifugio in Belgio non è stato certo per insegnargli a correre in bicicletta. Finita l’era del carbone, delle industrie e delle colonie è il settore terziario fiammingo che tiene in piedi i conti dello stato ed i nazionalisti di destra di Nuova Alleanza Fiamminga sono spesso presenti sui media a ricordarlo.

Dall’altra parte la Vallonia, altra lingua, altre usanze, poco in comune con i fiamminghi: il Re, la passione per la birra e non molto altro.
Il percorso ricalca quasi del tutto quello del 2018, per un totale di 267,7 chilometri. Partenza ancora ad Anversa, città di Rubens, della lavorazione di diamanti, secondo porto d’Europa. Si arriva a Oudenaarde, come avviene da otto anni a questa parte.
I muri da affrontare sono 17. I muur sono un palcoscenico in cui in poche decine o centinaia di metri all’improvviso si va su, in verticale. Quando passa la corsa Il fondo tranquillo del selciato diventa un luogo infernale. La gente urla, alcuni sono lì ad aspettare da giorni, occhi un po’ sfuocati dalla birra. I corridori più forti salgono con eleganza e forza incredibile ed i loro muscoli cantano, in equilibrio sui ciottoli.

La maggior parte soffre da matti e se non avete idea di cosa voglia dire pedalare sui muri delle Fiandre cercate su YouTube il passaggio sul Koppenberg alla Ronde Van Vlaanderen del 1985 e dedicate qualche minuto al video che troverete. Vi renderete conto di come i muscoli possano anche urlare di dolore e non ubbidire più alla volontà degli atleti.
I tratti decisivi della corsa sono negli ultimi 70 chilometri, alcuni dei quali in pavé. A mio parere fondamentali potrebbero essere l’Oude Kwaremont ed il Paterberg che verranno affrontanti rispettivamente tre e due volte. L’ultimo muro sarà proprio il Paterberg, a soli 13 chilometri dall’arrivo. I tratti in pavé in totale sono 5.

Il parterre dei pretendenti alla vittoria è affollato: i wolf pack della Deceuninck Quinck Step, Sagan, Van Avermaet, il vecchio Kristoff, Van Aert e Niki Terpstra, vincitore nel 2018.
Io dico state attenti all’olandese Van Der Poel. Viene dal ciclocross, il fango gli scorre nelle vene e non ha paura di niente. In settimana ha dominato la Dwars Door Vlaandener ma effettivamente anche questo dice poco, al Fiandre si pedala quasi cento chilometri in più. Uno dei favoriti, il belga Naesen, arriverà malconcio all’appuntamento. Un principio di bronchite lo sta debilitando. Fa sorridere andare a vedere come l’ha presa. La sua squadra dice che è colpa della “doccia di champagne” fatta sul podio della Gend Wevelgem di domenica scorsa, dove è arrivato terzo al traguardo.
I canali RAI trasmetteranno la corsa fin dalle 10.55.
Domenica non c’è tempo di masticare la noia.

Marco Burchi

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