martedì, 20 Ottobre, 2020

Giro d’Italia, vince Caicedo, Joao Almeida in maglia rosa

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“Un sogno, non posso crederci”
Pochi minuti dopo l’arrivo della terza tappa il ventunenne portoghese Joao Almeida recita questa frase davanti alle telecamere con occhi stralunati, appena visibili tra il cappello di lana che gli hanno messo in testa e la mascherina bianca che deve indossare nel dopo gara a causa del covid19.
Per soli 28 millesimi di secondo è lui la nuova maglia rosa con lo stesso tempo totale del vincitore della tappa di oggi, l’ecuadoriano Jonathan Klever Caicedo Cepeda, un nome lungo come i quasi 150 chilometri che oggi il sudamericano ha percorso in fuga.
E’ successo di tutto e tutto è iniziato ancora prima del via ufficiale quando Geraint Thomas, uno dei favoriti alla vittoria finale, è caduto per colpa di una borraccia finita tra le ruote della sua Pinarello.
La notizia è stata registrata dai cronisti ma nessuno ci ha fatto caso più di tanto, il gallese è regolarmente partito, seppure con qualche visibile escoriazione e la maglietta strappata.
Non ci hanno sicuramente fatto caso neppure gli otto corridori che sono scattati subito dopo il via, e che hanno preso il volo: Craddock e Caicedo (EF), Campenaerts (NTT), Romano (Bardiani Csf Faizanè), Visconti (Vini Zabù Brado KTM), Holmes (Lotto Soudal), Rumac (Androni Giocattoli Sidermec), Bjerg (UAE Team Emirates).

Questa terza tappa, 150 chilometri da Enna all’Etna (Linguaglossa – Prato di Provenzano) era attesa dai girini con molta apprensione, la salita finale è lunga ed impegnativa e non tutti in una stagione agonistica come quella attuale sono riusciti ad allenarsi per avere un avvicinamento ottimale a questo appuntamento, fissato così presto, già all’inizio del Giro d’Italia.
Man mano che i corridori si lasciano Enna alle spalle il vantaggio degli uomini in fuga aumenta ed arriva fino ad oltre cinque minuti, tenuto sotto controllo dalla Mitchelton Scott di Simon Yates e poi rosicchiato pian piano dalla Trek Segafredo di Vincenzo Nibali.
Lo Squalo di Messina chiede ai suoi compagni di aumentare la velocità e nuota nelle prime posizioni del gruppo già a trenta chilometri dall’arrivo, per sicurezza, visto che le strade si fanno tortuose e difficili da percorrere, visto che sporadiche gocce di pioggia iniziano a cadere sulla schiena dei corridori.
E mentre davanti il vantaggio della fuga piano piano si assottiglia dietro va in scena la prima sorpresa, il primo dramma sportivo.
Geraint Thomas viene inquadrato dalle telecamere in evidente difficoltà, faccia contratta e smorfia di dolore, pedalata pesante.
Il gallese perde terreno, la maglia rosa Filippo Ganna si ferma ad attenderlo e cerca di riportarlo in gruppo ma non c’è niente da fare.
Thomas non regge il passo, Thomas non ce la fa.
Probabilmente quella caduta prima della partenza, quella caduta che sembrava così insignificante è stata invece una botta che adesso si fa sentire, che causa dolori che impediscono di spingere e fare velocità.

Intanto davanti, in fuga, non si assottiglia solo il vantaggio.
Il gruppetto infatti perde pezzi man mano che si avvicina alle pendici dell’Etna, all’inizio della salita finale, versante inedito mai scalato prima dal grande ciclismo, asfalto nuovo.
Prima restano in tre, poi rimangono solo l’esperto Giovanni Visconti e l’ecuadoriano Jonathan Caicedo, con la sua maglia gialla rossa e blu di campione nazionale.
L’ascesa per arrivare ai 1.783 metri del traguardo misura complessivamente 18,8 chilometri con una pendenza media del 5,6%. Gli ultimi chilometri sono i più duri, con pendenze al 9% e picchi al 13%.
Dietro si consuma un altro colpo di scena.
Stavolta è Simon Yates che si stacca dal gruppo dei migliori quando ancora la salita è pedalabile, quando ancora non c’è bagarre. “Non ce lo sappiamo spiegare”, diranno dopo l’arrivo alla Mitchelton Scott.

Nessuno inquadra la faccia di Yates ma per capire è sufficiente vederlo dall’alto, dalle telecamere che la regia internazionale ha posto sull’elicottero: un altro dei favoriti alla vittoria finale sta cedendo lentamente ma inesorabilmente, sta perdendo terreno sui migliori.
Davanti Caicedo sembra avere una pedalata pesante e Visconti cade nel tranello. Il siciliano vuole approfittarne e scatta ma Caicedo rinviene subito e contrattacca lasciando Visconti piantato sull’asfalto.
Nel gruppo dei migliori arriva il momento del tutti contro tutti.
Nibali, poi Fuglsang, abbozzano uno scatto ma tra i big è l’olandese Wilco Keldermann l’unico che riesce ad avvantaggiarsi, andando a pedalare poco più avanti, senza prendere il largo.
Insieme ai big si rivede volentieri Domenico Pozzovivo, con la sua tipica pedalata in apparenza sgangherata ma efficace, rinato finalmente dopo tutti gli infortuni che l’hanno perseguitato nell’ultimo anno.
Mucchi di lava nera ai lati della strada ed una pioggia sempre più fitta accompagnano intanto Jonathan Caicedo verso le rampe finali, quelle in mezzo ai boschi di pini risparmiati dalle periodiche ire del vulcano. Quei pini che per secoli hanno fornito prezioso legname e resina alla marineria siciliana.

E’ fatta, Jonathan Klever Caicedo Cepeda taglia il traguardo alzando laicamente le braccia al cielo in segno di vittoria. Subito dopo compensa facendosi cristianamente un segno della croce che appare sentito e solenne, non di circostanza, nonostante il momento di esuberanza.
Caicedo è il secondo ecuadoriano che vince una tappa al Giro d’Italia. Il primo fu Richard Carapaz l’anno scorso e sappiamo come è andata a finire.
Il vincitore di oggi ha nel proprio palmares il Giro di Colombia del 2018 ed è nato a Tulcan, a tremila metri di altitudine.
Un paese dove l’attrazione turistica maggiore è il viale del cimitero, fiancheggiato da alberi e cespugli potati da decenni in modo tale che le piante vadano a raffigurare angeli, altre figure religiose ed immaginarie.
Domani El Universo, il quotidiano di Tulcan avrà finalmente in prima pagina una buona e diversa notizia, diversa da quelle che arrivano tutti i giorni dal vicino confine con la Colombia, presagio di narco-guerre all’ombra dei cartelli messicani.

 

ORDINE D’ARRIVO
1 – Jonathan CAICEDO in 4 ore 2 minuti e
33 secondi
2 – Giovanni VISCONTI a 21 secondi
3 – Harm VANHOUCKE a 30 secondi
4 – Wilco KELDERMANN a 39 secondi
5 – Jackob FUGLSANG a 51 secondi
Segue Vincenzo Nibali con lo stesso tempo. Simon Yates è arrivato a 4,22 da Caicedo, Geraint Thomas a 12 minuti e 16 secondi

 

NUOVA CLASSIFICA GENERALE
1 – Joao ALMEIDA
2 – Jonathan CAICEDO a 28 millesimi di secondo!
3 – Pello BILBAO a 37 secondi
4 – Wilco KELDERMANN a 42 secondi
5 – Harm VANHOUCKE a 53 secondi
6 – Vincenzo NIBALI a 55 secondi
7 – Domenico POZZOVIVO a 59 secondi
8 – Brandon MCNULTY a 1 minuto e 11 secondi
9 – Jackob FUGLSANG a 1 minuto e 13 secondi
10 – Steven KRUIJSWIJK a 1 minuto e 15 secondi

Prima tappa

Seconda tappa

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