martedì, 24 Novembre, 2020

Giro d’Italia, bravo Ben O’Connor. Classifica immutata

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“Molto rumore per nulla” – William Shakespeare.

I presupposti per vedere battaglia c’erano tutti: 203 chilometri con 5.000 metri di dislivello da Bassano del Grappa a Madonna di Campiglio, quattro gpm compreso l’arrivo a 1.514 metri di altezza, la stanchezza sulle gambe di tanti e l’auspicabile voglia di riscatto per altri, tutti i big comunque con la necessità di recuperare minuti sul giovane portoghese in maglia rosa, Joao Almeida.

Poteva succedere tutto e non è successo niente.

A Madonna di Campiglio Joao Almeida è arrivato tranquillamente in carrozza, come faceva l’aristocrazia asburgica un tempo, a fine ottocento, quando l’austriaco Franz Josef Oesterreicher convinse frotte di connazionali a passare la villeggiatura in questa località, a godere uno scenario panoramico di rara bellezza.
Gli alberi lungo la strada, quelli che nel 1999 hanno assistito alla vittoria solitaria di Marco Pantani in maglia rosa, oggi hanno visto transitare i migliori ad andatura quasi cicloturistica, sotto un tiepido sole autunnale.
I big non hanno reso la vita difficile ad Almeida e neanche ci hanno provato. Forse perché Nibali e Fuglsang non hanno più compagni di squadra ad aprirgli la strada, forse perché Keldermann e Hindley non hanno ancora deciso chi tra di loro deve essere favorito all’interno della Sunweb, forse perché Geoghegan Hart, Pello Bilbao, Majka e Pozzovivo semplicemente risparmiano energie per la tappa dello Stelvio e per quella del Sestriere.

Meno male che anche oggi ci sono stati 19 ragazzi che hanno deciso di lanciarsi in avanti per provare a portare a casa una vittoria prestigiosa: Sepulveda, Villella, Cataldo, Carretero, Dennis, Guerreiro, Ulissi, O’Connor, Meintjes, Gebreigzabhier, Vanhoucke, De Gendt, Frankiny, Hansen, Zakarin, De la Parte, Pernsteiner, Rodriguez e Bouchard. Sono loro gli eroi del giorno, quelli che hanno tenuto lontano gli appassionati dalla tentazione della pennichella pomeridiana.

 

Sulla discesa dal Monte Bondone l’abruzzese Cataldo si è involato e da quel momento i fuggitivi si sono dati battaglia senza esclusione di colpi, tra fughe e ricongiungimenti.
Sulla salita finale sono ancora in quindici a lottare per il primato quando scatta Ben O’Connor, già secondo nella tappa di ieri, oltre trecentocinquanta chilometri in fuga in soli due giorni, consecutivi.

O’Connor è determinato e pedala bene, solo De Gendt, Zakarin e Pernsteiner sembrano in grado di riprenderlo. Man mano che la carovana si arrampica verso Madonna di Campiglio il vantaggio di O’Connor rimane stabile e presto appare evidente che non verrà più ripreso da nessuno.

Per il ventiquattrenne australiano è la quarta vittoria da professionista, la più prestigiosa.

Ben O’Connor è nato a Subiaco, non lontano da Perth, Australia.

 

Si, Australia. Non è uno sfondone e non è neppure un errore di redazione. E’ semplicemente il frutto di una scelta di un gruppo di monaci benedettini, che nel 1851 fondarono la città chiamandola così in onore della cittadina laziale.

O’Connor non ha ancora finito di festeggiare la bella vittoria che l’organizzazione del Giro ha fatto sapere che la penultima tappa, la Alba-Sestriere, dovrà cambiare percorso e che lo sconfinamento in Francia non si può più fare.
A causa del covid19 la Prefettura di Briançon ha negato l’autorizzazione al passaggio della corsa rosa e quindi i corridori non potranno sfidarsi sul Colle dell’Agnello, sul Col d’Izoard ed il Monginevro. La tappa è stata ridisegnata, con il Sestriere che sarà scalato dai corridori per tre volte in successione, la prima da Pragelato e le altre due da Cesana.
Prima di scendere a Pinzolo, da dove partirà domani la diciottesima tappa verso i Laghi di Cancano, un ultimo pensiero a Marco Pantani ed a quel 4 giugno del 1999.
In quel Giro d’Italia il Pirata strappa la maglia rosa al francese Jalabert il 29 maggio. Il giorno dopo Marco Pantani vince al Santuario d’Oropa. Il 3 giugno si ripete all’Alpe di Pampeago. E’ un trionfo. Il 4 giugno arriva primo anche qui a Madonna di Campiglio ed ipoteca la vittoria finale visto che il secondo in classifica, Paolo Savoldelli, è staccato di cinque minuti e mezzo.
Poi la doccia fredda, il Pirata ha un tasso di ematocrito al 52%, di due punti superiore al limite massimo consentito. Marco Pantani viene fermato per quindici giorni a scopo cautelativo. E’ l’inizio della fine, con il drammatico epilogo nel 2004 a Rimini, in una anonima stanza di albergo.
“Marco, perché vai così forte in salita?” chiese Gianni Mura. “Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia”, rispose il Pirata.

 

ORDINE DI ARRIVO
1 – Ben O’CONNOR in 5 ore, 50 minuti, 59 secondi
2 – Hermann PERNSTEINER a 31 secondi
3 – Thomas DE GENDT a 1 minuto e 10 secondi
4 – Ilnur ZAKARIN a 1 minuto e 13 secondi
5 – Kilian FRANKINY a 1 minuto e 55 secondi

 

Prima tappa
Seconda tappa
Terza tappa
Quarta tappa
Quinta tappa
Sesta tappa
Settima tappa
Ottava tappa
Nona tappa
Decima tappa
Undicesima tappa
Docidesima tappa
Tredicesima tappa
Quattordicesima tappa

Quindicesima tappa

Sedicesima tappa

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