lunedì, 20 Maggio, 2019

Giro d’Italia edizione 102, si parte

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“L’ora è prossima. La battaglia incombe. Gli amatori del ciclismo di tutte le nazioni vi ammirano e attendono. Ognuno ha fra voi il suo favorito, la sua speranza. Come corridori italiani avete il gran compito di difendere i colori della nazione. Come forestieri ed ospiti troverete fra i nostri campioni avversari degni e cortesi. [….]
Ed ora correte, correte, correte [….] Il vostro bel gesto di aver saputo osare segna l’inizio di una vittoria. In ognuno di Voi c’è l’anima del trionfatore.”

Questo è il testo del volantino che il 12 maggio 1909 viene consegnato ai corridori iscritti alla prima edizione del giro ciclistico d’Italia. Sono in 127 su 166 che si sono iscritti inizialmente, qualcuno attirato anche dalle venticinquemila lire del montepremi complessivo. Chi completa il Giro prende 300 lire, non importa che vinca. Un operaio, in quel periodo, prende nemmeno 3 lire al giorno.

Alla vigilia c’è grande interesse e curiosità da parte degli appassionati, per vedere questi avventurosi che si riuniscono nelle sale dell’Albergo Loreto a Milano per le operazioni di punzonatura delle “macchine a pedale” e per la consegna del numero.
Alle 2,53 del 13 maggio si parte per la prima tappa, fino a Bologna, pedalando per ben 397 chilometri, toccando Padova e Ferrara. L’arrivo in serata, dopo quattordici ore di fatica su biciclette in ferro di oltre quindici chili e con un solo rapporto, sempre quello, pianura salita o discesa non fa differenza.

Vince un ragazzo romano di 22 anni, Dario Beni. Prende i primi punti in palio perché la classifica finale del Giro è a punti, non a premi. Un punto al primo, due al secondo e così via. Alla fine vince il Giro chi ha meno punti. Dario Beni per partecipare alla competizione si è fatto in bicicletta la strada da Roma a Milano. Corre senza squadra, da “isolato”:
“L’isolato” deve pensare a tutto, trovarsi da dormire e da mangiare, organizzarsi per far portare le proprie cose all’arrivo della tappa successiva, ovviamente a proprie spese.
Dario Beni vince anche l’ultima tappa di quella prima edizione, al Parco Trotter di Milano, davanti a ben sessantamila spettatori.
Il Giro lo vince Ganna, terzo allo sprint dell’ultima tappa. Un giornalista lo avvicina e gli chiede a caldo un commento. Ganna, sudato, risponde “Me brusa tanto el cu”.
Del resto ha fatto 2.448 chilometri in otto tappe, c’è da capirlo.
Sabato 11 maggio 2019 ancora Bologna, ancora al via del Giro d’Italia, edizione 102.
Oggi gli “isolati” non ci sono più, le strade sono sensibilmente migliorate e le biciclette pesano molto molto meno.
I chilometri restano: 3.578,8 chilometri da percorrere in lungo ed in largo per l’Italia. Le tappe sono 21 di cui 3 a cronometro e 5 di alta montagna.
Un giro difficile e che potrebbe risultare appassionante fino all’ultimo metro all’ombra dell’Arena di Verona, sede d’arrivo della cronometro finale.
Tra gli iscritti ci sono grandi assenti come Froome ma i pretendenti sono comunque di alto livello, Dumoulin e Yates soprattutto, con Primoz Roglic, Miguel Angel Lopez e lo “squalo” Nibali subito dietro.
Il generoso Simon Yates può contare su una squadra di altissimo livello e di esperienza. Nieve e Chaves lo potranno scortare in montagna ed il Giro dello scorso anno gli avrà senz’altro insegnato a dosare meglio le energie.
Domoulin ha impostato la sua prima parte di stagione pensando al Giro d’Italia ed il percorso di quest’anno, con i 60 chilometri a cronometro in totale, potrebbe agevolarlo per fargli vincere il suo secondo Giro. Inoltre nel libro paga della sua squadra c’è il talentuoso Sam Oomen, che lo potrà assistere efficacemente nelle tappe più difficili.
I bookmakers mettono giustamente in risalto il nome di Primoz Roglic. Che dire. E’ in gran forma. Nei giorni scorsi ha vinto il Giro di Romandia con una facilità disarmante. Va bene a cronometro, va bene in salita. Reggerà ad alto livello per tre faticosissime settimane? Questa forse è l’incognita maggiore che riguarda questo giovane corridore che in futuro probabilmente vedremo spesso nell’Albo d’Oro delle corse a tappe.
Poi c’è Nibali, 34 anni di esperienza e fantasia sui pedali. Forma crescente ma in questo momento apparentemente meno brillante di altri. Di Roglic, ad esempio.
Pozzovivo sarà il suo scudiero più attento ed il fatto che le grandi salite arriveranno tutte nella terza settimana permetterà a Nibali di avere tempo per trovare la forma migliore.
La Astana punta su Lopez e viene al Giro con una squadra agguerrita e fortissima: Villella, il basco Ion Izagirre, Pello Bilbao, Jan Hirt e l’abruzzese Dario Cataldo.
In salita vedremo spesso le maglie azzurre dall’Astana protagoniste ma Lopez se vuole salire sul gradino più alto del podio del Giro deve prima vincere la sfortuna e la disattenzione che spesso lo rendono protagonista di incidenti ed imprevisti.

Tra gli outsiders occorre prendere in considerazione quelli della Movistar, orfana di Valverde. L’ecuadoregno Carapaz lo scorso anno è arrivato ottimo quarto e Mikel Landa ha già dimostrato nei grandi giri di avere qualità invidiabili. Se riuscirà a limitare i danni nelle cronometro sarà senz’altro un brutto cliente per chiunque.
Sabato sera il primo verdetto e la prima maglia rosa, dopo la cronometro che sale fino al santuario di San Luca a Bologna, celebre ed abituale arrivo del Giro dell’Emilia.
Sono solo 8 chilometri ma negli ultimi due si sale con una pendenza media del 9,7% ed una punta massima iniziale del 13,6%. Il divario tra i migliori potrebbe anche arrivare subito a 30-40 secondi.
Buon Giro

Marco Burchi

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