lunedì, 16 Settembre, 2019

Giro d’Italia. Il Colibrì Chaves vola sulle Dolomiti

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Alla partenza Nibali ribadisce: “non ho niente da perdere, in questo Giro secondo o terzo non conta”. Chi l’ha sentito sta in guardia e sparge la voce tra i propri compagni di squadra, e magari si aspetta un attacco dello squalo già oggi, nella tappa che va da Treviso a San Martino di Castrozza per 151 chilometri. La salita finale non è durissima ma dopo tre settimane di corsa non si sa mai.
La maggior parte dei corridori non deve pedalare con un occhio alla classifica e allora non presta troppa attenzione alle parole di Nibali e anche oggi, già alla periferia di Treviso, prova a giocarsi le proprie carte. Scappano in undici, poi diventati dodici lungo la strada. Sono François Bidard (Ag2r La Mondiale), Andrea Vendrame (Androni-Sidermec), Manuele Boaro (Bahrain-Merida), Manuel Senni, Giovanni Carboni (Bardiani-CSF), Amaro Antunes (CCC), Pieter Serry (Deceuninck-QuickStep), Olivier Le Gac (Groupama-FDJ), Esteban Chaves (Mitchelton-Scott), Marco Canola, Marco Marcato (UAE Team Emirates) e Ivan Santaromita (Nippo-Fantini-Faizanè).
Quest’ultimo è stato Campione d’Italia su strada nel 2013 per poi, negli successivi, tornare anonimamente negli elenchi degli ordini d’arrivo. Tra i dodici Esteban Chaves è quello che sulla carta ha nelle gambe la forza per mangiarsi l’asfalto che porta a San Martino di Castrozza.
Louis Pasteur diceva che “il vino è la più sana e la più igienica delle bevande” ma attraversando ad andatura di crociera la zona del prosecco i gregari fanno la spola con le ammiraglie accontentandosi di portare borracce piene d’acqua o di sali minerali.
Si procede così, con calma. Alla fine della discesa successiva al GPM di Lamon il cronometro conta quasi dieci minuti tra i fuggitivi ed il gruppo.
In fuga cominciano a crederci ed iniziano a stuzzicarsi con scatti e controscatti. Marco Canola si muove per primo ed alla fine si avvantaggia con Chaves, Bidard, Vendrame e Serry. Chaves allunga più volte ma gli altri gli rimangono attaccati come parassiti o riescono a rinvenire boccheggiando. A duemilacinquecento metri dal traguardo è la volta buona, Chaves ce la fa e lascia tutti indietro. Lo chiamano il colibrì, viene dalla Colombia, sulle dolomiti ha già vinto un tappone nel Giro del 2016.
Secondo l’italiano Vendrame, nel momento decisivo gli è saltata la catena, terzo Antunes, il nome di battesimo del portoghese è Amaro, che non a caso non è un nome da vincente. Indietro, all’inizio della salita finale, Miguel Angel Lopez accende la miccia ed arriva sul traguardo con un discreto vantaggio sui big. Loro invece si punzecchiano appena, oggi non c’è terreno di scontro.
Gli atzechi ritenevano che l’anima del guerriero morto in battaglia si trasformasse in colibrì e così è stato per Chaves. Il piccolo sudamericano è finalmente resuscitato tra i protagonisti delle grandi corse dopo aver passato un difficilissimo periodo per colpa della mononucleosi.
Le Pale di San Martino solitamente osservano silenti il volo dell’aquila. Stasera rendono giustamente omaggio al volo frenetico di un piccolo colibrì.

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