lunedì, 20 Maggio, 2019

Giro d’Italia. Panzer Ackermann vince a Fucecchio

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Bottecchia, Colnago, Pinarello e la Bianchi non hanno certamente nel proprio listino la bicicletta di Leonardo da Vinci.
Chi la vuole vedere la trova nel Codice Atlantico, nel foglio 133v, disegnata a carboncino intorno al 1493 ed attribuita da molti studiosi al Genio proveniente dal paese toscano di Vinci, attraversato dalla seconda tappa del Giro d’Italia.
Eppure le intuizioni di Leonardo, di cui quest’anno si celebrano i cinquecento anni dalla morte, si ritrovano tutte nelle biciclette di oggi, anche se le nobili e pesanti fibre del legno sono sostituite dal leggerissimo carbonio, che nei mezzi più costosi è addirittura di derivazione aeronautica.

La gara è iniziata con la pioggia e subito è partita la fuga di giornata con Francois Bidard (Ag2r La Mondiale), Marco Frapporti (Androni-Sidermec), Mirco Maestri (Bardiani-CSF), Lukasz Owsian (CCC Team), Sean Bennett (EF Education First), Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini-Faizanè), Giulio Ciccone e William Clarke (Trek-Segafredo).

Il gruppetto resta unito fino alla salita di Montalbano, quando Ciccone accelera il ritmo e gli altri piano piano si sfilano. Il chietino scollina per primo e consolida il primato di miglior scalatore. All’inizio del San Baronto sono in quattro. Il gruppo si avvicina ma il primo a scollinare è ancora Ciccone. Stasera la maglia azzurra sarà di nuovo sua.
Nella discesa dal San Baronto il gruppo si fraziona, costringendo i gregari agli straordinari mentre i capitani cercano qualche energia in più succhiando gli ultimi gel energetici rimasti sul fondo delle tasche della maglia.

Ai meno 7 chilometri i fuggitivi vengono ripresi ed il sipario si prepara ad ospitare lo spettacolo della volata. Si formano i treni, tra tutti quelli della Bora Hnsgrohe per Ackermann, della Deceuninck Quick Step per Viviani.

Ogni squadra fa quel che può per agevolare il compagno più veloce. Inizia un gioco di gomiti, di traiettorie impossibili, di sguardi storti. Il francese La Gac cade e Cimolai rimane intrappolato. Vince imperiosamente Ackermann, campione nazionale tedesco, davanti a Viviani che non riesce a completare la rimonta ed al tasmaniano Caleb Ewan.
Primoz Roglic resta in rosa.

Chissà cosa avrebbe scritto Indro Montanelli di questa tappa.
Forse non tutti sanno che Indro Montanelli, nato proprio a Fucecchio nel 1909, fu mandato dal Corriere della Sera a seguire il Giro d’Italia nel 1947 e nel 1948. Per punizione, disse lui.
Gli accordi con il “Corriere” erano precisi, non poteva scrivere di politica. Non c’è niente da fare, ne nacquero articoli in cui i temi dello sport e della politica si intrecciavano in maniera inscindibile, narrando ad esempio della tattica “degasperiana” di Bartali o del Giro “saragatiano” del 1948.
Domani si va a Orbetello ma prima di lasciare Fucecchio andate a cercare una buona bottiglia di Salamartano e portatela a casa. E’ un vino rosso, chi la condividerà con voi vi ringrazierà.
Prosit

GIRO D’ITALIA – TAPPA 2 – BOLOGNA – FUCECCHIO – KM 205

Marco Burchi

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