venerdì, 4 Dicembre, 2020

Giro d’Italia, tappa monca, spettacolo desolante

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Il protocollo previsto dall’Unione Ciclistica Internazionale prevede la possibilità che una corsa venga annullata o accorciata nella sua lunghezza se ricorrono condizioni atmosferiche o ambientali estreme.
L’elenco è un condensato di quanto di peggio possa capitare ad un ciclista: grandine, cumuli di neve ai lati della strada, vento forte, temperature estreme, scarsa visibilità, inquinamento atmosferico.
Oggi niente di tutto questo. Eppure i corridori si sono rifiutati di iniziare la tappa. Alla partenza c’erano undici gradi, previsioni di pioggia, duecento cinquanta chilometri da percorrere da Morbegno ad Asti. Tante volte i corridori hanno affrontato queste condizioni atmosferiche e pedalato per così tanti chilometri. Ma oggi hanno chiesto di accorciare la tappa.
Per chi non lo sa, i corridori sono riuniti in una loro associazione che ne tutela i diritti, la CPA.
L’attuale Presidente di CPA è l’ex ciclista Gianni Bugno, che in questo momento ricopre l’atipica doppia veste di Presidente di CPA e di commentatore del Giro d’Italia per la RAI.
A fine mattinata, una volta ottenuto l’accorciamento della tappa, CPA ha lanciato un tweet esegetico “Grazie alla giuria e agli organizzatori del Giro d’Italia per aver ascoltato le nostre richieste. La salute è la priorità, specialmente in questo periodo segnato dal Covid. La riduzione della tappa di oggi non limiterà lo spettacolo, ma consentirà alle difese immunitarie dei corridori di non correre rischi più grandi”.

Mauro Vegni, organizzatore della corsa per RCS ha dichiarato alle telecamere: “la scelta dei corridori l’ho subita, non l’ho accettata”.
In effetti i corridori potevano muoversi molto prima, conoscevano le caratteristiche della tappa di oggi da circa un anno, sapevano che sarebbe stata corsa durante il mese di ottobre già da svariati mesi, conoscevano le previsioni meteo già da qualche giorno.
Potevano quindi evidenziare il problema già lunedì scorso, durante il giorno di riposo. Potevano, in extremis, contattare l’organizzazione ieri sera dopo l’arrivo della tappa dello Stelvio. Invece per portare avanti le proprie istanze hanno scelto di attendere il momento della partenza, con le ammiraglie già in fila ordinata e i direttori sportivi apparentemente ignari di ciò che stava accadendo.
Scelta sbagliata nel merito e nel metodo, hanno giustamente commentato quasi tutti.
Sembra che i corridori della Ineos Grenadiers e della Bora Hansgrohe volessero partire, sembra che quelli della Lotto Soudal non ci pensassero proprio. Sembra che già ieri sera sul loro canale Telegram di CPA i corridori avessero ipotizzato il gran rifiuto. Tutte voci che si rincorrono e che non contano niente.
Per ironia della sorte quando finalmente i ciclisti hanno preso il via da Abbiategrasso per percorrere 124 del 258 chilometri originariamente previsti, la temperatura era già tornata a livelli normalissimi per il periodo e, per gran parte della strada verso l’arrivo piemontese, la pioggia ha risparmiato la schiena degli atleti.
Sul traguardo di Asti ha vinto Josef Cerny, precedendo di diciotto secondi Victor Campenaerts e di ventisei secondi Jacopo Mosca.

Il gruppo è arrivato lemme lemme a quasi dodici minuti, evitando in tal modo di dare lo spettacolo promesso pomposamente con il tweet di CPA appena poche ore prima, alla partenza di questa tappa monca.
Marc Madiot ha vinto due volte la Parigi Roubaix nel 1985 e nel 1991, oggi guida l’ammiraglia della Groupama FDJ e conosce bene il significato della frase “condizioni avverse”. Sui social ha appena scritto: “se i corridori non vogliono accettare la stanchezza della terza settimana devono cambiare mestiere”
Ad Asti da secoli si corre il Palio Astese.
E’ sempre preceduto da cene propiziatrici, benedizione dei cavalli e corteo storico.
Poco prima della corsa vera e propria Il Capitano del Palio, vestito di panni antichi, cavalca fin sotto il palco del Sindaco e recita la formula di rito:
“Signor Sindaco, il Palio è schierato in campo con uomini, cavalli ed insegne, ed attende gli ordini!”. Come da tradizione centenaria il primo cittadino replica “Signor Capitano, vi do licenza di correre il Palio. Andate! E che San Secondo vi assista!”.
Il Capitano del Palio allora sprona il cavallo e si lancia al galoppo gridando a destra ed a manca “Si corre il Palio! si corre il Palio!”.
Oggi i corridori del Giro d’Italia avevano ricevuto licenza di correre ma purtroppo hanno deciso di non sfruttare tale privilegio e di rendere così un pessimo servizio al mondo del ciclismo, solitamente ammirato per il coraggio e la fatica.

 

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