venerdì, 23 Ottobre, 2020

Giro d’Italia, vince Diego Ulissi con un colpo da maestro

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“Al ritorno ci siamo fermati ad Alcamo. È singolare la maniera in cui il sole disfa la pietra avvolgendola fino al nucleo nella vampa aurata. I contorni si sbriciolano e questo agglomerato solare si fonde nella lontananza con lo scenario di monti e di rocce su cui si è innalzato. Dapprincipio la patina del tempo fa invecchiare le cose, ma poi sopprime le tracce della storia e restituisce le opere alla natura. Queste diventano allora «edifici», nel senso in cui con questa parola alludiamo anche alle tane e ai nidi, come nel caso delle api, delle formiche e delle lucertole. Nel vederli siamo colti da una specie di torpore; presagiamo che qui anche la vita ha smarrito la sua dimensione storica e pulsa in guisa più istintiva ed elementare. Questa sensazione si avverte in Sicilia in modo speciale; […]“

La descrizione di Alcamo appartiene ad uno dei più controversi intellettuali del 900 ma in questo caso, come dare torto a Ernst Junger?

Per la seconda tappa il Giro d’Italia è partito da qui, dall’araba Alqamah (terra fertile), per dirigersi verso occidente, verso Agrigento, dove i corridori sono arrivati all’ombra della Valle dei Templi.

Lungo i 149 chilometri che conducono al mare e poi all’arrivo, gli atleti hanno prima attraversato Calatafimi dove nel maggio del 1860 i Garibaldini si aprirono la strada verso occidente confidando nelle baionette e nei vecchi moschetti dal funzionamento incerto, i Brown Bess.
A transitare davanti a tutti erano in cinque, protagonisti della prima fuga di questo Giro d’Italia, scattati subito dopo il via alla … garibaldina!

Insieme all’esperto Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), c’erano gli italiani Mattia Bais (Androni Sidermec) e Alessandro Tonelli (Bardiani CSF Faizané), il lussemburghese Ben Gastauer (Ag2r La Mondiale) e l’olandese Etienne Van Empel (Vini Zabù KTM).
I cinque, mantenendosi in fuga, percorrevano i saliscendi che li conducevano nel Belice, a Santa Ninfa ed a Partanna, località schiaffeggiate dalle potenti scosse sismiche che nel 1968 hanno sbriciolato il tufo e la malta di tante case, di troppe case.

 

Quando finalmente i fuggitivi vedevano il mare il loro vantaggio superava i cinque minuti ed allora via a tutta birra verso Agrigento, sfiorando anche la Provincia di Montelusa ed il paese di Vigata, l’immaginaria località creata dalla fantasia di Andrea Camilleri, comparsa per la prima volta nel 1980 in “Un filo di fumo” e da allora luogo in cui si svolgono le storie dell’antieroe Salvo Montalbano, Commissario di Polizia in Vigata.

Probabilmente per il Commissario Montalbano il passaggio del Giro d’Italia è stata “una rottura di cabasisi” che l’ha costretto ad interrompere momentaneamente le indagini sull’ultima “ammazzatina”. Piace immaginare che oggi a svolgere il servizio d’ordine ci fosse anche il maldestro Agente Agatino Catarella, mandato in missione, paletta alla mano, “di persona, personalmente”.

Quando ad otto chilometri dal traguardo i cinque venivano ripresi iniziavano subito le grandi manovre per affrontare la salita finale per Agrigento, 4 chilometri al 5,3%, con punte fino al 9%.

La UAE Emirates forzava il ritmo con Valerio Conti, già maglia rosa per alcuni giorni nel corso del Giro d’Italia dell’anno scorso.

 

All’ultimo chilometro l’italiano Luca Wackermann (Vini Zabù KTM) cercava di anticipare tutti ma Diego Ulissi (Uae Emirates) si riportava subito su di lui e lo superava, seguito dal giovane danese Mikkel Honorè (Deceuninck-QuickStep) e dall’esperto Peter Sagan (Bora-hansgrohe), in cerca di riscossa sulle strade della Corsa Rosa.
Fino all’ultima curva Ulissi conduceva il terzetto, per poi lasciarsi sfilare e portarsi in terza posizione.
Quando veniva lanciato lo sprint Ulissi dimostrava di avere un altro passo di pedale e tagliava il traguardo a braccia alzate dopo aver rimontato con apparente facilità Sagan e Honorè, piazzatisi nell’ordine dietro di lui.
Per Diego Ulissi quella di oggi è la settimana vittoria al Giro d’Italia e la trentasettesima in carriera.

Il Toscano della UAE Emirates stasera indossa anche la Maglia Ciclamino che identifica il leader della Classifica a Punti. In Classifica Generale non cambia niente, con il giovane Filippo Ganna ancora in Maglia Rosa.

 

Oggi l’Astana ha perso per strada un altro atleta, il talentuoso Vlasov, a causa di problemi gastrointestinali che gli hanno impedito di arrivare ad Agrigento. Ieri era stato il turno di Miguel Angel Lopez, finito a terra dopo una rovinosa caduta. Da stasera per Jackob Fuglsang la strada per Milano si fa sempre più difficile.

Mentre ad Agrigento Diego Ulissi vinceva la tappa del Giro d’Italia molto più a nord, nella piovosa Liegi, lo sloveno Primoz Roglic vinceva la Liegi-Bastogne-Liegi, beffando al fotofinish il neo Campione del Mondo Julian Alaphilippe, troppo concentrato ad esultare per la vittoria a braccia alzate anziché guardarsi bene intorno e difendersi dal colpo di reni di Primoz Roglic, davvero una beffa.

Un’ultima cosa. Lasciando Agrigento qualcuno ha sentito bisbigliare che stasera a Vigata il riservato Commissario Montalbano ha eccezionalmente organizzato una cena per pochi intimi, il suo vice Mimì Augello, l’Ispettore Fazio ed il Dr. Pasquano.

Sembra anche che Adelina si sia chiusa in cucina tutto il giorno per preparare “a roba cotta”, un laborioso piatto unico formato da diverse pietanze come le interiora lessate di vitello e agnello condite con olio e limone, la trippa, “u zirenu”, “u pedi di porcu” e “u sancunazzu”, il sanguinaccio, preparato con il sangue di vitello cotto con abbondante pepe e numerosi aromi.

Quindi, se proprio non è questione di vita o di morte, stasera non telefonate al Commissariato di Vigata, hanno altro da fare.

 

ORDINE DI ARRIVO

1 – Diego ULISSI in 3 ore, 24 minuti e 58 secondi
2 – Peter SAGAN – stesso tempo
3 – Mikkel Frolich HONORE’ – stesso tempo
4 – Michael MATTHEWS a 5 secondi
5 – Luca WACKERMANN a 5 secondi

 

Prima tappa

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