martedì, 20 Ottobre, 2020

Giro d’Italia – Vince Ruben Guerreiro. Nibali in difesa

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Piove sulle strade d’Europa, piove sulle corse ciclistiche del calendario internazionale che oggi si mischiano tra loro, si sovrappongono l’una sull’altra in questo anno pazzo, l’anno del covid19.
A Tours è arrivata una corsa antica, la Parigi-Tours. Nata nel 1896 da una suggestione di Henri Desgrange, padre del record dell’ora e del Tour de France.
Ha vinto il danese Casper Pedersen dopo aver percorso a braccetto con il francese Benoit Cosnefroy gli ultimi cinquanta chilometri tra le côte e le strade sterrate della storica regione della Turenne.
Più ad est, in Belgio, si è svolta l’ottantaduesima edizione della Gent-Wevelgem.
Sulle quelle strade strette ha vinto un altro Pedersen, l’ex campione del mondo Mads Pedersen, alla fine di una corsa ed eliminazione, sopravanzando Florian Senechal ed i nostri Matteo Trentin ed Alberto Bettiol nello sprint finale del gruppetto dei migliori, presenti anche Wout Van Aert e Mathieu Van De Poel.
Piove sulle strade d’Europa e piove anche sul Giro d’Italia, sulle strade abruzzesi che portano i corridori da San Salvo ai prati di Roccaraso, 208 chilometri insidiosi con tre Gran Premi della Montagna ed il primo vero arrivo in salita, nove chilometri e mezzo al 5,7% con tratti al 12%.
Ai piedi della Maiella il Giro d’Italia ha attraversato una terra che custodisce segreti arcani, una campagna dove il tempo è ancora segnato dallo sgranare dei legumi ed il rito dell’uccisione del maiale, il racconto di vecchie storie intorno al camino e le numerose e suggestive feste popolari, fissate nel calendario a rincorrere le stagioni mischiando vecchi riti pagani, il ricordo di martiri cristiani e forte devozione mariana.
Su queste strade sono andati in fuga in otto, guadagnando fino a sei minuti e mezzo di vantaggio: Mikkel Bjerg (UAE Team Emirates), Ruben Guerreiro (EF Pro Cycling), Eduardo Sepulveda (Movistar), Larry Warbasse (AG2R La Mondiale), Giovanni Visconti (Vini Zabù-Brado-KTM), Kilian Frankiny (Groupama-FDJ), Ben O’Connor (NTT Pro Cycling) e Jonathan Castroviejo (Ineos Grenadiers).
A trenta chilometri dall’arrivo Vincenzo Nibali mette i suoi a tirare il gruppo che subito si allunga ed inizia a perdere pezzi, a perdere gli uomini che arriveranno solo quando il vincitore avrà già fatto le prime interviste e forse la cerimonia di premiazione. Per loro, in una giornata come questa, il premio più ambito diventa il conforto di una bevanda calda e di una maglia asciutta.
Anche davanti Ben O’Connor cede, seguito poi da Giovanni Visconti e Eduardo Sepulveda.
Gli altri insistono a pedalare al massimo sotto un’intensa pioggia fredda, insistono ad accarezzare il sogno di vincere, per tornare a casa con un ricordo indelebile ed una emozione forte, come quella che ieri è entrata nella vita di Alex Dowsett, vincitore sul traguardo di Vieste.
Piove forte e fa freddo, strisce d’acqua scivolano sul collo e sul viso sporco dei corridori.
Davanti Castrovejo prende coraggio e scatta in avanti seguito da Guerreiro.
Dietro il gruppo dei migliori si assottiglia ancora, le gambe cedono a tanti, indurite dal freddo e dai chilometri percorsi.
In cima alla montagna che domina Roccaraso, ai prati di Aremogna, dense nuvole nere son venute ad assistere all’epilogo della tappa portandosi appresso un fastidioso vento laterale.
Guerreiro e Castrovejo salgono con determinazione e si studiano fino agli ultimi metri, i più duri.
Quando il portoghese Guerreiro prende l’iniziativa e si alza sui pedali lo fa con potenza e riesce a tagliare per primo il traguardo con 8 secondi su Castrovejo.
Anche i migliori per darsi battaglia aspettano le ultime centinaia di metri.
Quando inizia la battaglia ed il gruppetto si sgrana l’olandese Wilco Keldermann è il più brillante. Invece Vincenzo Nibali e la Maglia Rosa Joao Almeida accusano la fatica e perdono un pugno di secondi.
Tra Keldermann e Almeida si piazzano tutti gli altri nomi attesi dai pronostici, distribuiti nell’ordine di arrivo a poca distanza l’uno dall’altro.
La classifica generale si fa ancora più corta, con Joao Almeida che stringe forte la sua Maglia Rosa e ben sei atleti che lo insidiano da vicino, compresi nello spazio di un solo minuto.
Domani giorno di riposo e nuovi tamponi a tutti per verificare lo stato di salute dei corridori.
Nel giorno in cui l’Europa registra il triste record dei contagi, ben centoventitremila, “la bolla” protettiva predisposta per la Carovana Rosa ha tenuto e speriamo che lo faccia anche nei prossimi giorni.
Alla base della montagna, a Castel di Sangro, una botola posta sotto un tappeto nella Chiesa di Santa Maria Assunta ci ricorda la lotta dell’uomo contro altre epidemie. Forse fu la peste, forse fu il colera, la gente comunque impotente di fronte al morbo. Si dice che in quei giorni, di fianco a quella botola, fosse posto uno scranno dove i moribondi si sedevano volontariamente in attesa dell’ultimo respiro, prima di essere gettati nel sotterraneo dall’ammalato successivo.
Oggi per fortuna non è più così ma il mondo è in obiettiva difficoltà, assediato dal virus.
L’importante è non sedersi sull’orlo della botola e, in attesa di vaccini e cure risolutive, assumere singolarmente comportamenti responsabili per salvaguardare il più possibile la salute di tutti.

 

ORDINE DI ARRIVO
1 – Ruben GUERREIRO in 5 ore, 41 minuti e 20 secondi
2- Jonathan CASTROVEJO a 8 secondi
3 – Mikkel BJERG a 58 secondi
4 – Kilian FRANKINY a 1 minuto e 16 secondi
5 – Larry WARBASSE – s.t.
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8 – Wilco KELDERMANN a 1 minuto e 38 secondi
9 – Jakob FUGLSANG – s.t.
14 – Domenico POZZOVIVO a 1 minuto e 44 secondi
16 – Vincenzo NIBALI a 1 minuto 52 secondi
17 – Pello BILBAO – s.t.
19 – Joao ALMEIDA a 1 minuto e 56 secondi

 

CLASSIFICA GENERALE
1 – Joao ALMEIDA
2 – Wilco KELDERMANN a 30 secondi
3 – Pello BILBAO 39 secondi
4 – Domenico POZZOVIVO a 53 secondi
5 – Vincenzo NIBALI a 57 secondi
6 – Jakob FUGLSANG a 1 minuto e 1 secondo

 

 

Prima tappa

Seconda tappa

Terza tappa

Quarta tappa

Quinta tappa

Sesta tappa

Settima tappa
Ottava tappa

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