martedì, 10 Dicembre, 2019

Giuliano Amato, Giugni mi disse che Br volevano ucciderlo

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Il 3 maggio 1983 Gino Giugni, allora consulente del ministro del Lavoro Scotti, venne ‘gambizzato’ da una donna. L’attentato fu rivendicato dalle Brigate Rosse. “Quando andai a trovarlo al Policlinico Umberto I subito dopo il ferimento – scrive su ‘Mondoperaio’ l’attuale giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato – capii dal suo racconto che la sua sorte, migliore di quella che sarebbe poi toccata a Ezio Tarantelli, Massimo D’Antona e Marco Biagi, era tutta dovuta all’imperizia della sua feritrice. Era lì per ucciderlo, ma Gino, guardandola negli occhi, colse l’ansietà e l’incertezza, che la portarono a sbagliare e a colpirlo solo alle gambe. Fu così che, per sua e nostra fortuna, lui era ancora lì a raccontarlo”.
Mondoperaio, 10 anni dopo la scomparsa dell’inventore del Tfr e di uno degli estensori, insieme a Giacomo Brodolini, dello Statuto dei Lavoratori, dedica a Giugni numerose pagine, tra cui gli interventi di Benvenuto, Treu, Tedesco, Ricciardi. Amato sottolinea che Giugni fu uno dei protagonisti della concertazione del 1992-1993 e sull’attentato del 1983 aggiunge: “Le Br inaugurarono con lui la persecuzione delle menti al servizio dello Stato e ‘a danno’ dei lavoratori”.

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