domenica, 19 Maggio, 2019

Giuseppe Avolio, una vita per il progresso agricolo e i coltivatori

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Nel secondo dopoguerra è stato senza alcun dubbio uno dei nostri maggiori e più fattivi dirigenti politici e sindacali. Giuseppe Avolio nacque ad Afragola, oggi grosso comune del napoletano, il 10 dicembre del 1924. Frequentò le scuole secondarie a Napoli, città nella quale entrò presto in contatto con elementi di fede socialista che lo indirizzarono in senso antifascista. Nel pieno della seconda guerra mondiale venne chiamato alle armi, ma nell’agosto del ’43 cadde nelle mani dei tedeschi che lo deportarono in Germania nel campo di concentramento di Lathen e successivamente in quello di Remscheid nella Renania settentrionale. Vi rimase fino al maggio del ’45, quando venne liberato dalle truppe anglo-americane.

Per qualche tempo si fermò a Dusseldorf-Eller, dove lavorò per i prigionieri di guerra italiani dando vita a “La libera uscita”, un giornaletto che risollevò, come i consimili allora apparsi qua e là, il morale di uomini ancora costretti a vivere lontani dalla patria. Restituito pienamente alla vita civile e rientrato nella città natale, diede vita a un foglio settimanale, “L’eco afragolese”, sul quale per alcuni mesi veicolò tanta parte della vita cittadina, già in via di risveglio dopo le dure prove del fascismo e della guerra.
Sul piano politico aveva già aderito al Partito socialista e si era meritata la fiducia di tanti concittadini e compagni di fede, sicché all’inizio del ’46 gli venne affidata la segreteria della sezione locale. Due anni dopo, già tra le figure più note del socialismo campano, venne chiamato a dirigere l’edizione napoletana dell’“Avanti!”, incarico che seppe svolgere con estrema intelligenza concorrendo non poco allo sviluppo del quotidiano e del partito. Si pensò poi di utilizzare le sue capacità nel sindacato: nel ‘52 gli venne affidata la segreteria della Camera del lavoro di Salerno e successivamente la vice-presidenza dell’Associazione contadini del Mezzogiorno d’Italia, con la quale alle organizzazioni bracciantili, già operanti, si univa una organizzazione specificamente rivolta ai produttori agricoli. Maturò allora una rilevante esperienza, che gli valse l’affidamento di un nuovo incarico e l’inizio di una nuova attività: nel ’55 Ruggiero Greco, presidente dell’Alleanza nazionale contadini, lo volle suo vice, carica che Avolio mantenne anche quando la presidenza passò ad Emilio Sereni.

Anche il partito ne riconobbe le capacità e ritenne di doverlo valorizzare presentandone con successo la candidatura alla Camera nel 1958 e poi nel 1963. Tra i parlamentari il deputato Avolio portò la voce dei lavoratori della campagna e dei piccoli coltivatori, in interventi sempre concreti e sempre documentati che rilevavano i problemi e le esigenze di vasti strati sociali ancora non sufficientemente considerati ma meritevoli di attenzione nel contesto di una economia agricola in crescita.
Fortemente legato a Lelio Basso, prestigioso dirigente politico e studioso marxista di altissimo livello, nello scontro interno tra le correnti del Psi egli si schierò sempre con la sinistra: nel dibattito sulla opportunità o meno di una alleanza di governo con la Dc, in quegli anni tema tra i più rilevanti, si legò a quanti credevano fortemente nella unità della classe ma con un Psi in primo piano coi suoi caratteri e la sua autonomia. Per questo nel ’63 egli fu tra i promotori del Psiup, partito della cui direzione fece parte. Per qualche anno diresse con abilità “Mondo Nuovo”, organo del partito, che in un periodo molto travagliato per la sinistra sul piano politico e sindacale svolse una importante opera di informazione e formazione.

Nel 1968 venne rieletto alla Camera. Come nelle precedenti legislature, la sua presenza in Parlamento e la sua partecipazione ai lavori della Commissione agricoltura furono ancora una volta fruttuose: fu tra l’altro relatore sulla legge speciale per il capoluogo campano, resa necessaria per rispondere alle tante esigenze della città, e sulla Cassa del Mezzogiorno, una istituzione che, già forte di una buona esperienza, attendeva un rilancio capace di renderla ancor più efficace. All’interno del partito cominciava però a rilevare deficienze che lo ponevano su posizioni fortemente critiche, in particolare l’appiattimento del partito su posizioni troppo condizionate dal Pci, che lo privavano di ogni funzione autenticamente socialista. Nel 1972 si dimise e chiese di poter rientrare nel vecchio Partito socialista, nel quale venne accolto in modo caloroso. Eletto a far parte della direzione nazionale, dal 1973 al 1977 diresse la politica agraria del Psi e lavorò per la ristrutturazione delle organizzazioni agricole e la convocazione di una “costituente per l’unità nelle campagne”. A suo parere occorreva superare le vecchie divisioni creando un organismo unico dei lavoratori della campagna.

Le sue proposte trovarorono il consenso di molti che si impegnarono a creare le condizioni per l’unità delle varie categorie agricole, fin quando alla fine del ’77 si potè giungere alla fusione dell’Allleanza Nazionale dei Contadini, della Federmezzadri- CGIL e della Unione Coltivatori Italiani e alla nascita della Confederazione Italiana Coltivatori, cui si riconobbe concordemente piena autonomia dai partiti, dai sindacati e dal governo. In riconoscimento della sua opera intelligente e appassionata, Giuseppe Avolio venne eletto Presidente della nuova organizzazione, carica che mantenne fin quando, nel 1992, l’organizzazione mutò nome ribattezzandosi Confederazione Italiana Agricoltori.
Al vertice della Cia Avolio rimase fino al 2000. Poi gli venne affidata la presidenza della Fondazione ABC per il progresso dell’agricoltura. In questo frattempo era stato chiamato a far parte del Comitato Esecutivo della Federazione Internazionale dei Produttori agricoli, ed era divenuto Presidente del suo Comitato Mediterraneo, socio dell’ Accademia Nazionale di Agricoltura e dell’Accademia dei Georgofili. Dovunque per la sua intelligenza, le sue capacità, le sue qualità umane lasciava un segno profondo. Morì a Roma il 1° novembre del 2006.

Giuseppe Miccichè

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