mercoledì, 12 Agosto, 2020

Giuseppe Verdi
e il Risorgimento:
la melodia della libertà

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verdi_mitoNato a Le Roncole (Busseto) il 10 ottobre del 1813 e morto a Milano il10 gennaio 1901, Giuseppe Verdi è stato il sensibile testimone di grossi mutamenti nell’Italia del tempo: mentre le note uscivano dalla sua penna e la carta si riempiva di sinfonie e arie, tracimavano gli ideali di libertà, i moti rivoluzionari e infine si completava il passaggio dell’Italia dall’essere una penisola in balia del dominio straniero al diventare uno stato indipendente sotto un’unica sovranità nazionale.

Tutte queste evoluzioni sociali e politiche incisero molto sull’ emotività del musicista, creando i presupposti per un ideale dialogo artistico con la sua attualità storica, una corrispondenza spirituale che produrrà nelle celebri opere un humus di forte attaccamento alla nazione italiana e agli ideali di libertà e di fratellanza di popolo. Non a caso Verdi è considerato il più patriottico dei compositori italiani: un patriottismo che si esprime soprattutto nelle pagine corali delle sue composizioni, dove viene dato libero sfogo all’amore per la patria e agli ideali di libertà e di lotta per un popolo soppresso e soggiogato.

La straordinarietà del messaggio trasmesso dalle Opere del compositore di Busseto va ricercata nel lucido invito alla nascente nazione a recepire modelli culturali e storici idonei a costituire un’identità comune, fondata su una cultura ed uno spirito nazionale di cui i cittadini possano sentirsi orgogliosi. Proprio su questo terreno, a lui sicuramente più congeniale rispetto ai campi di battaglia ed alle barricate cittadine, Giuseppe Verdi acquista un ruolo da protagonista nel processo di unificazione dell’Italia grazie al percorso che seppe indicare alla nascente Nazione, sia dal punto di vista storico-culturale, sia dal punto di vista dei valori fondamentali, ripiegati su ideali di fratellanza, concordia nazionale e pace.

Verdi e il Risorgimento dunque come una composizione di libertà, colta nelle fascinose affinità che salgono dai righi musicali come fili velati di vapore, soffici sbuffi che si avvolgono in spirali e rivelano la loro presenza in filigrana, trapassati dai bagliori delle melodie immortali delle più grandi opere del compositore di Busseto. E ancora un prisma che scompone l’iride di suggestioni biografiche, incanti musicali e vicende storiche che intrecciano il loro vissuto o che semplicemente scorrono una a fianco dell’altra, su binari paralleli, ma procedenti tutte verso una medesima direzione.

In questo racconto suddiviso in più parti, dove la scrittura diventa una sintesi poetica che arriva dritta a centrare il bersaglio sui nostri sensi, si narrano gli stati d’animo che porteranno in se le afflizioni e le gioie, le delusioni e le speranze, i rigori e le tenerezze di Giuseppe Verdi, colte all’interno di uno scrigno di memorie dove emergeranno esperienze di vita e di arte che segneranno profondamente il suo animo: il luogo della sua infanzia, i suoi terribili lutti, la sentita partecipazione alla sua concitata attualità storica, i riverberi di quest’ultima nella sua arte, ed infine il suo legame con Giuseppina Strepponi.

Cornici biografiche che si amalgamano assieme a rievocazioni risorgimentali, privilegiando alcuni punti chiave del dinamico percorso storico che condusse all’Unità d’Italia, e cioè l’odore del fumo acre delle barricate milanesi del ’48, l’ardore garibaldino della spedizione dei mille e la proclamazione del Regno d’Italia del 1861.

Carlo Da Prato

.. segue..

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