martedì, 27 Ottobre, 2020

Gli Elkann Boys e l’inquinamento dimenticato

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E’ da supporre che in queste ultime settimane molti dei nuovi direttori dei quotidiani nominati dal patron della Fiat-Chrysler (la Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Huffin gton Post ecc.) abbiano attraversato a piedi le strade di Roma, Torino,Milano, Genova  ecc.
Si può  immaginare  che siano rimasti impressionati dallo spettacolo mirabile che hanno visto dipanarsi sotto i loro occhi. Città tornate finalmente limpide, diventate padrone delle loro bellezze architettoniche, degli impianti medievali o sette-ottocenteschi.
A  scolpirli e renderli   visibili è la solitudine dei mezzi di trasporto, l’assenza di rumori da marce innescate, velocità a manetta ecc. A renderli assai godibili è proprio l’inenarrabile mancanza di auto, perché in questo modo è scemato enormemente l’inquinamento.
Una delle fortune di questa pandemia virale sciagurata è di averci restituito i cespugli, gli alberi, i fiori, le radure di verde.Si   inerpicano nei giardini o penzolano dai balconi.
Si capisce finalmente,anche se si è olandesi, che cosa è la bellezza straordinaria, incomparabile  del nostro paese.
Gli Elkann boys che potevano fare se non apprezzare questa riscoperta dello splendore delle nostra città, e augurarsi che il governo Conte lo salvaguardi ed estenda?
Ho letto gli editoriali di Molinari, Giannini,   Feltri,  ecc. A colpirmi è quel che tutti, come se si fossero dati un compito collegiale, hanno tenuto a mettere in chiaro:cioè, da un lato, la gratitudine sperticata per il fondatore (l’ultimo grande Monarca sabaudo, Avvocato Gianni Agnelli); e, dall’altro, le lodi per il Giovin Signore dell’ex Fiat (John Elkann).
Non sappiamo quanto abbia appreso da Marchionne nel cogliere e gestire gli affari. Ma con un solo colpo di mannaia ha disarcionato Carlo Verdelli(la cui pellaccia è agognata dai terroristi) e   prolungato a tempo indefinito la rinuncia di Lucia Annunziata alla direzione del l’Huffington Post.
Ha poi mostrato un suo ineccepibile divertimento nel far ruotare come un birillo Maurizio Molinari. Non lo ritiene per niente un bon à tout faire tanto da destinarlo alla tolda della nave ammiraglia della Gedi, la Re pubblica, mentre ha spostato sul moderatissimo e sempre compunto scranno de La Stampa uno dal parler vrai incontenibile come Massimo Giannini.
Per grazia ricevuta si fa questo ed altro. Infatti i nuovi assunti in casa Fiat-Chrysler hanno fatto di più. Non hanno comunicato ai lettori qualcosa che dispiacerebbe molto al padroncino delle ferriere:  cioè che a loro piace molto il fiorire e diffondersi del verde in ogni angolo delle città italiane, e pertanto considerano la limitazione della produzione automobilistica  un atto importante per far venir meno l’inquinamento. Quello delle polveri sottili è più letale, fa cioè più morti del corona virus.
L’impressione spiacevole è che ai nuovi direttori della galassia Fiat della stampa la trasformazione ecologica dei centri urbani non importi molto. Infatti non le hanno dedicato neanche un cenno rettorico dei loro ambiziosi programmi soteriologici.
Che cosa c’era da aspettarsi? Da ingenui imperterriti pensavamo amassero il contatto con i problemi quotidiani della gente,e volessero cercare insieme le soluzioni anche più contingenti per le loro ambasce. Considerato l’enorme potere e influenza che detiene ancora l’ex Fiat, ci si aspettava un fronte comune per disinvestire nel consumo di benzina (non alimentando i mezzi di trasporto privati), e per ripulire l’aria che respiriamo. Abbiamo avuto invece la melassa della rettorica sulla necessità di cambiamenti epocali, e il ritorno all’arte stracca della predica sacerdotale rivolta per l’ennesima volta ai politici dalla vista ristretta. E’ cambiata la liturgia, non la devozione a los que mandan, come dicono gli argentini.


Salvatore Sechi

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