venerdì, 21 Febbraio, 2020

Gli errori rinnovabili di vincitori e vinti

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La miopia della politica italiana è alla base della sua incapacità di fuoriuscire dalla instabilità che rende precaria la sua affabilità interna ed internazionale. Proverò per accenni a richiamarli nell’ottica prioritaria di ciò che giova al Paese e per l’eterogenesi dei fini si ritorce su chi li ha compiuti. Col senno di poi basti pensare che i vincitori relativi delle ultime politiche sono alle prese con la quadratura del cerchio del come arrivare a formare una maggioranza di governo. Lo stesso problema che hanno avuto e risolto in Germania solo facendo appello alle proprie radici ed agli interessi prevalenti del loro Paese e dell’Europa. Nulla di simile in Italia dove solo la lungimiranza di Renzi si era adoperata con il ricorso al ballottaggio pur di avere la certezza di un vincitore-responsabile (tutto l’opposto dell’inciucio) delle sorti del Paese ma anche di poterlo governare con la fine del bicameralismo perfetto.

Un vestito che dopo le Europee sembrava su misura di Renzi e perciò tutti sparati contro con il no al referendum. Era un’occasione storica per il Paese ed in primo luogo per Berlusconi che ora con tutto il centrodestra, seppure ridimensionato,sarebbe l’indubbio timoniere della coalizione, oltre al prestigio riconosciuto di finire la sua carriera come padre costituente della terza Repubblica. Se volesse sottrarsi ad un puro galleggiamento dall’occasione perduta dovrà ripartire e dal suo interlocutore principale, PD ed alleati, che hanno tutt’ora le chiavi in mano del futuro. Un Berlusconi, che procede svendendo pezzi del suo potere locale, rischia di lasciare tutta l’eredità ad un Salvini a cui ha regalato su di un piatto d’oro, nella contesa interna, la sua immagine decadente sul piano personale e politico. L’occasione di invertire la rotta d’ossa è a portata di mano, le prossime europee e le amministrative, a patto che, come presidente onorario del partito, si decida a passare ad una monarchia costituzionale, facendo scegliere alla base il successore, prima di essere esule in patria.

Di Salvini i pochi pregi, come la dimensione nazionale del movimento ed un attivismo senza risparmio, sono surclassati dall’essere prigioniero di una retorica populista accecante tanto da non vedere il tentativo della Le Pen di ritornare in gioco avvicinandosi ad una destra moderata e di non capire che le sue coordinate internazionali senza le continue verifiche per i mutamenti in corso, porterebbero allo sbando il Paese, dalla politica protezionista di Trump all’assolutismo senza remore di Putin, di cui rischierebbe al governo di apparire, e con lui il Paese, un servo sciocco. Tutti nodi destinati a venire al pettine già a partire dalle elezioni americane di medio termine. A Di Maio la storia del Sud non ha insegnato niente, né Giannini col suo uomo qualunque,né Lauro, né la prima ondata berlusconiana dei 61 parlamentari su 61 in Sicilia, tantomeno l’insegnamento di Sturzo che il sud o diventa problema europeo, oggi più che mai, o resterà irrisolto sempre più dissanguato delle sue migliori energie.

Quale momento migliore dopo la scossa di un Macron per un’Europa competitiva con potenze mondiali sempre più aggressive dove un’Italia, se restasse sola, diventerebbe un’appendice di una grande potenza e non la proiezione-missione dell’Europa per il riscatto dell’Africa contro il perseverare degli odi tribali ed il neocolonialismo cinese? Chi queste cose le avverte, perché ce l’ha nella sua cultura sedimentata in secoli di lotta per l’affrancamento dei popoli e delle singole comunità, non può non cogliere la grande occasione delle europee e delle amministrative e partire sin d’ora con una grande alleanza che prefiguri l’apporto determinante dell’Italia ad un’Europa solidale a base di quella federale sognata dai nostri padri. Il lutto non si addice a chi nel suo DNA ha i germi del futuro.

Roca

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