domenica, 21 Aprile, 2019

Gli italiani e i conti mai fatti col fascismo

1

Le benevoli affermazioni fatte e repentinamente ritrattate dal Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Tajani, nei confronti del fascismo, non sono passate inosservate. Tajani infatti, ha amplificato, purtroppo, quello che risulta essere una chiacchera da bar che troppe volte ricorre ai giorni nostri, chiacchera che, spesso, risulta anche provenire dalle bocche di persone appartenenti a generazioni cronologicamente assai lontane rispetto al Ventennio.
Dunque, come comportarsi rispetto a simili espressioni – che sembrano quasi ricalcare il ridicolo «Quando c’era lui…» – proferite da una importante carica istituzionale, che riveste un ruolo non solo nazionale, ma anche europeo?
Le reazioni, in realtà, sono state assai differenti tra loro: l’accaduto si può minimizzare, come ha fatto lo stesso Tajani; si può condannare senza se e senza ma, viste le palesi atrocità commesse dal fascismo italiano; oppure si può persino salvare, un po’ come ha fatto perentoriamente il controverso scrittore Antonio Pennacchi, per il quale Tajani ha semplicemente detto «la verità». In ogni caso, la questione è ancor più grave e più profonda di quello che può sembrare, poiché, oltre il fatto stesso, anche le molteplici e persino opposte risposte ad esso sembrano confermare una cosa: che, da ultimo, gli italiani, i conti col fascismo, non li hanno mai fatti.
Piaccia o non piaccia è proprio questa l’amara verità; infatti, al di fuori di ambiti specificatamente accademici, si è quasi sempre rifuggito da un confronto profondo e serrato col fenomeno del fascismo; ci si è limitati spesso ad una sorta di censura morale, un forzato oblio che come risultato ha portato, nella migliore delle ipotesi, ad un fecondare di luoghi comuni – «A quei tempi, i treni arrivavano in orario…» – talvolta permeati da una vaga matrice nostalgica, o nella peggiore, ad una sorta di neofasciscmo di ritorno trasversale a molti raggruppamenti politici.
Quindi, facendo verso alle parole di Tajani, si può dire che durante il Ventennio vi furono anche delle cose buone? Ovviamente sì, e sarebbe estremamente ipocrita negarlo. Tuttavia, si può dire che queste furono principalmente merito del fascismo? Ecco, riguardo a tale seconda questione è lecito muovere più di qualche dubbio.
Alle soglie del duemilaventi, i tempi dovrebbero essere oramai maturi per ammettere che tra le due guerre, in Italia, ebbe luogo un florilegio culturale difficilmente ravvisabile in altri luoghi. Ma affermare questo, è ben diverso dal dire che tale evento si verificò proprio grazie al fascismo. E questo lo si può dire persino nei confronti di personalità convintamente fasciste – verso le quali, ancora oggi, è presente un qualche genere di imbarazzo – e non solo, quindi, riguardo a quelli che furono fascisti per opportunismo.
Il fascismo infatti seppe circondarsi di un gran numero di personalità di spicco della cultura italiana, le quali si avvicinarono a tale dottrina politica, non solo per realizzare i propri progetti, ma anche per una certa partecipazione ideologica. Tuttavia, è doveroso chiosare che tali personalità – la cui lista comporta nomi illustrissimi, basti pensare ai componenti dell’Accademia d’Italia o ad alcuni firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti – nella maggior parte dei casi, non solo erano già arrivate all’apice della loro carriera già prima dell’adesione al fascismo, ma, inoltre, avevano una identità politica già ben formata. Si può dire che il fascismo si servì di intellettuali, di scienziati, di artisti che, in qualche modo, erano fascisti ancor prima che vi fosse il fascismo; personalità di cui Mussolini ebbe la necessità di contornarsi – e la cosa non si può facilmente dire in senso inverso – per corroborare le instabili fondamenta del suo agire politico. Questo discorso non vuole assolutamente essere una provocazione, ma, anzi, è proprio la questione fondamentale su cui puntare il dito per ricominciare a chiedersi una volta per tutte: che cos’è e che cosa è stato il fascismo?
Rispondere a questa domanda vuol dire non solo fare i conti con un scomodo passato ma, ancor di più, rendersi consapevoli di quello che sta accadendo nel presente. Il fascismo italiano rappresenta un fenomeno assai peculiare e multiforme, di cui è assai difficile dare definizione, poiché nel Partito Nazionale Fascista era contenuto uno spettro politico che spaziava dai sindacalisti rivoluzionari fino ai monarchici più conservatori, ed è per questo che, inizialmente, nei confronti di esso ebbero interesse uomini coi retroterra culturali e politici più disparati; uomini che, terminato il Secondo conflitto mondiale, talvolta continuarono il loro percorso politico persino in direzioni opposte. Questa originaria omnicomprensività del fascismo, crea ancora oggi qualche turbamento, ed è forse stata anche una delle ricette del suo iniziale successo: infatti, Mussolini ebbe l’abilità di tenersi aperte per lungo tempo un grande numero di porte, raccogliendo così i consensi più illustri, salvo poi rimanere schiacciato da questo suo deleterio talento. Tant’è vero che quello che voleva essere una sorta di oltrepassamento delle categorie politiche di destra e sinistra, si rivelò poi un coacervo di ideologie, spesso contrastanti tra loro e destinate rapidamente ad implodere: in un certo senso si può dire che l’ascesa al governo del fascismo coincise proprio con la sua più profonda crisi.
Purtroppo, quello che è accaduto ieri è quello che accade oggi, con delle similarità assai allarmanti: anche una sommaria indagine sulle radici di queste terze vie mostrano delle somiglianze intorno alle quali si dovrebbe discutere a viso aperto. Commesso l’errore una volta, si vuole commetterlo una seconda: ed ecco ripresentarsi, sotto mentite spoglie, il medesimo aborto politico che trionfa grazie alla retorica dell’anti ed una ancor più preoccupante faciloneria ideologica che quasi sembra render lecito il più becero dei trasformismi. Infatti, da ultimo, queste novelle terze vie – che per l’appunto si rifanno a quell’originario tentativo di spazzare via, in maniera radicale, quelli che parevano essere dei simulacri politici privi di contenuto e di efficacia – ricadono nelle stesse rischiose contraddizioni di cent’anni fa: incapaci di fare la rivoluzione e ancor più inette nel porsi come vera alternativa ai sistemi precedenti, si rinserrano in violenti atteggiamenti d’odio – che in tempi più bui si sarebbero concretati nello squadrismo – mezzi efficaci quanto brutali per celare il loro fallimento politico.
Dunque, per comprendere certi scenari politici odierni, e dato che lo scenario italiano non è che un caso particolare di una situazione generale, bisogna ritornare a discutere intorno al fascismo, senza condanne o esaltazioni retoriche e aprioristiche. Le espressioni di Tajani – che in questo momento risulta essere il capro espiatorio, ma di discorsi non dissimili se ne sentono, purtroppo, a iosa – sono molto pericolose, poiché hanno come assurdo presupposto che di un fenomeno politico così complesso si possa semplicisticamente separare il grano dalla crusca, ossia, ciò che è male da ciò che è bene. Tuttavia, tali banali astrazioni non hanno alcun senso; sarebbe come voler giustificare l’assolutismo zarista per via della costruzione della Transiberiana. Oltre a evitare simili farneticazioni, ragionando più ampiamente, un vero confronto col fascismo, potrebbe in qualche modo costituire finalmente uno degli antidoti affinché tale fenomeno politico non possa divenire una grave malattia cronica di questa nostra penisola.

Amedeo Roncato
Responsabile “Questioni di Teoria Socialista” FGS

Condividi.

Riguardo l'Autore

1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    Si è da poco conclusa un’operazione delle forze dell’ordine con quattro arresti nel mondo dell’estrema destra torinese. Operativi dalle prime ore di questa mattina i carabinieri del Ros, supportati dai militari dei comandi provinciali di Torino e Cuneo. “Tra le accuse che vengono mosse agli arrestati ci sono quelle di tentato omicidio aggravato e continuato e produzione di aggressivi chimici” scrive tra gli altri il sito di Repubblica. I quattro arrestati graviterebbero nell’area del blocco studentesco, gruppo che rimanda a Casa Pound.
    Anche quella di ieri è stata una giornata piuttosto inquietante per quanto concerne le iniziative di forze neofasciste. Nel quartiere di Torre Maura a Roma barricate contro l’arrivo di settanta rom ospiti di un centro di accoglienza. A fomentare la rivolta proprio Casa Pound.
    “La memoria corre al novembre 2014, all’assalto al centro di accoglienza della vicina Tor Sapienza, poche settimane prima che scoppiasse lo scandalo di Mafia capitale. O a Casale San Nicola, quartiere residenziale di ville lungo la Cassia, insorto nel 2015 per lo stesso motivo. Anche lì la rabbia dei residenti provocò, proprio come ieri, proteste, cassonetti rovesciati e auto in fiamme. Anche lì, come a Torre Maura – spiega Repubblica – a soffiare sul fuoco c’erano le organizzazioni di estrema destra”.
    In prima linea, come riporta il Corriere, anche Forza Nuova. Questo il messaggio diffuso nelle scorse ore: “Siamo pronti a innalzare le bandiere nere e i tricolori dietro le barricate romane che resistono all’invasione e alla sostituzione etnica”. (Fonte Pagine Ebraiche)

Leave A Reply