giovedì, 28 Maggio, 2020

Gli orrori di Dresda, La Cia e il terrorismo, Le 999 donne di Auschwitz

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SFORBICIATE LIBRI – Com’è noto, esiste un’ampia letteratura sui bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, ma pochi testi su un altro orrore della seconda guerra mondiale: il bombardamento di Dresda. Settantacinque anni dopo ci ha pensato lo scrittore Sinclair McKay a raccontarci, con tutti i dettagli, l’inferno vissuto da questa città tedesca in una sola notte, il 13 febbraio del 1945 (“Il fuoco e l’oscurità. Dresda 1945, Mondadori ). Tutto è cominciato alle 22 circa di quella notte, quando 244 bombardieri britannici e 9 marcatori sganciarono su Dresda ben 880 tonnellate di bombe esplosive ed incendiarie. All’indomani arrivarono anche i quadrimotori americani per “finire il lavoro” , bombardando tutto ciò che era rimasto ancora in piedi. In pratica, in 14 ore quella città, che era stata definita uno “scrigno”, la “Firenze sull’Elba”, per la ricchezza dei palazzi e monumenti artistici, da scrittori, architetti e artisti, venne “rasa al suolo” o quasi, con oltre 25 mila vittime. Altre città tedesche avevano subito “pesanti” bombardamenti, come Amburgo, Colonia, Francoforte, Brema, Mannheim, Lubecca, la stessa Berlino, ma nessun centro abitato di grandi dimensioni aveva subito danni così radicali, come Dresda. La “Firenze tedesca” non era nota solo per la bellezza dei suoi palazzi e dei suoi monumenti, ma anche per la vivacità della sua vita artistica e culturale. In quella città operavano infatti, pittori, architetti, musicisti famosi. Almeno prima dell’ascesa del partito nazista. Dresda venne poi incorporata nella Rdt (la Repubblica democratica tedesca) e cominciò la sua ricostruzione,con cospicui finanziamenti russi ( che volevano competere con l’Occidente per la ricostruzione delle città distrutte ) .Era difficile per gli americani e gli inglesi parlare dell’orrore di quella notte. Si temeva che, così facendo, si potessero sottovalutare o minimizzare i misfatti dei nazisti , colpevoli di criminali comportamenti anche nei confronti delle “città d’arte” di tutta Europa e delle loro popolazioni . Dresda è però rinata,in gran parte ricostruita nei decenni successivi, con molti palazzi e monumenti fatti rinascere nello stile originario .Quella città però rimane sempre uno dei simboli storici più vivi della criminalità della guerra, che nessuno – vinti e vincitori – dovrebbero mai dimenticare .

Parliamo adesso di storia recente, con un saggio di Giovanni Mario Ceci (“La Cia e il terrorismo italiano”, Carocci editore). L’autore, che insegna storia dell’Europa contemporanea all’Università Roma Tre, ha provato ad analizzare un tema ancora oggi rovente ( il terrorismo italiano dagli anni ’60 agli anni ’80). Dai documenti citati (ambasciata Usa a Roma, Cia, Dipartimento di Stato, Casa Bianca e numerosi altri ) non è emersa molta chiarezza sull’idea che gli americani si sono fatta del terrorismo italiano e delle trame eversive . Sono elencate molte tante ipotesi, anche suggestive ma viene espressa anche molta cautela nel trarre una conclusione sulle origini, lo sviluppo e le finalità della “lotta armata” ( rapimento e uccisione di Moro compresi ). La documentazione americana appare però importante per ricostruire tasselli e capitoli di una storia che rimane complessa – come ha ricordato uno storico autorevole,come Walter Laqueur : “lo studio del terrorismo è un terreno nel quale occorre guardarsi dal pericolo della semplificazione della generalizzazione”. Un suggerimento per una analisi approfondita, vista la complessità del terrorismo italiano, di cui è pienamente consapevole lo stesso autore di questo importante saggio.

Siamo da tempo preparati alle testimonianze delle vittime dei lager nazisti, ma il libro di cui parleremo è veramente sconvolgente e andrebbe dedicato a tutti quei neonazisti che, ancora oggi si ostinano a negare l’orrore della Shoah. Il libro, pubblicato da Newton Compton, ha per titolo: “Le 999 donne di Auschwitz” della scrittrice Heather Dune Macadam .Questo testo, tradotto ora in tutte le principali lingue, racconta la storia di circa mille giovani donne costrette a lasciare il loro paese, Poprad in Slovacchia, per andare ufficialmente a lavorare in una fabbrica di Auschwitz . Furono invece deportate,il 25 marzo 1942, nel terribile lager ,dove quasi tutte trovarono la morte, dopo stenti inauditi e lavori forzati .E’ molto importante questa storia anche perché è stata la prima deportazione di donne inermi, ”colpevoli” solo di essere ebree. Nel libro l’autrice racconta come le donne slovacche avevano imparato a sopravvivere ,anche se poi sono state pochissime quelle che sono riuscite a salvarsi. Arrivavano ad Auschwitz treni carichi di ebrei provenienti dall’Europa occupata (dalla Francia al Belgio, dalla Grecia alla Jugoslavia, dalla Norvegia all’Ungheria), al ritmo di tre treni ogni due giorni. “Nel giugno 1943 -scrive Macadam – erano in funzione quattro forni crematori, in grado di bruciare 4736 cadaveri al giorno. La maggior parte dei nuovi arrivi ,intere famiglie con bambini piccoli e neonati, finiva dritta nelle camere a gas”. Del resto, per avere una verifica di quanto affermato da questa scrittrice (ma anche da altre centinaia di libri di testimonianze sulla Shoah ), basta andare a visitare quei monumenti per ricordare gli orrori dei nazisti (Auschwitz e molti altri ). E invitate anche i negazionisti … anche se rimango della convinzione che sono troppo vigliacchi per trovare il coraggio di parteciparvi.

Aldo Forbice

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