giovedì, 1 Ottobre, 2020

Gli sciuscià del 2000. 30mila tra i 14 e i 15 anni a rischio sfruttamento

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Lavoro minorile-bambiniSono più di 1 su 20 in Italia i minori sotto i 16 anni coinvolti nel lavoro minorile. Il dato emerge dall’indagine sul lavoro minorile in Italia, realizzata dall’Associazione Bruno Trentin e da Save the Children, e presentata oggi a Roma alla vigilia della Giornata Mondiale Contro il Lavoro Minorile 2013, nel corso di un convegno alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Enrico Giovannini, del Sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria e del Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso. Numeri che fanno pensare e che riguardano il 5,2% del totale nella fascia di età 7-15 anni.

RISCHIO SFRUTTAMENTO PER 30.000 ADOLESCENTI – Tra i 260.000 pre-adolescenti “costretti” a lavorare già giovanissimi a causa delle condizioni familiari, di un rapporto con l’istituzione scolastica che non funziona o per far fronte da soli ai loro bisogni, sono 30.000 i 14-15enni a rischio di sfruttamento. Questi ragazzi si trovano a dover svolgere spesso un lavoro pericoloso per la loro salute, sicurezza o integrità morale, lavorando di notte o in modo continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, non avere neanche un piccolo spazio per il divertimento o mancare del riposo necessario.

TRASCURATO LO STUDIO – I ricercatori hanno riscontrato che, lo 0,3 per cento inizia a lavorare anche molto presto, prima degli 11 anni, ma è col crescere dell’età che aumenta l’incidenza del fenomeno raggiungendo il 3 per cento per i minori 11-13enni, per raggiungere il picco di quasi 2 su 10, il 18,4 per cento, tra i 14 e 15 anni, età di passaggio dalla scuola media a quella superiore, nella quale si materializza in Italia uno dei tassi di abbandono scolastico più elevati d’Europa. Il Belpaese, infatti, viaggi su un tasso di abbandono del 18,2 per cento contro una media dell”Europa “dei ventisette” del 15. Il lavoro minorile, evidenzia ancora l’indagine, non fa differenze di genere visto che quasi la metà dei minori 14-15enni che lavorano sono di sesso femminile. Le esperienze di lavoro dei minori tra i 14 e 15 anni sono in buona parte occasionali, nel 40 per cento dei casi, ma 1 su 4 lavora per periodi fino ad un anno e c’è chi supera le 5 ore di lavoro quotidiano, quasi un quarto dei minori lavoratori.

SI LAVORA IN FAMIGLIA – La cerchia familiare è l’ambito nel quale si svolgono la maggior parte delle attività. Per il 41 per cento dei minori si tratta infatti di un lavoro nelle mini o micro imprese di famiglia, 1 su 3 si dedica ai lavori domestici continuativi per più ore al giorno, anche in conflitto con l’orario scolastico, più di 1 su 10 lavora presso attività condotte da parenti o amici, ma esiste un 14 per cento di minori che presta la propria opera a persone estranee all’ambito familiare. Tra i principali lavori svolti dai minori fuori dalle mura domestiche prevalgono quelli nel settore della ristorazione, come il barista o il cameriere, l’aiuto in cucina, in pasticceria o nei panifici, seguito dalla vendita stanziale o ambulante, dove si fa il commesso o toccano le pulizie, insieme al lavoro agricolo o di allevamento e maneggio degli animali, ma non manca il lavoro in cantiere, spesso gravoso e pieno di rischi, o quello di babysitter.

UN LAVORO CHE NON FA IMPARARE – In ogni caso, ciò che emerge dalla ricerca partecipata qualitativa, che ha coinvolto 163 minori a Napoli e Palermo, è lo scarso valore delle attività svolte da ragazze e ragazzi anche giovanissimi, che di fatto non insegnano nulla e non possono quindi essere messe a capitale per una futura professione. Meno della metà dei minori che lavorano tra i 14 e 15 anni dichiara di ricevere un compenso, di questi solo 1 su 4 lavora all’esterno della cerchia familiare.

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