giovedì, 9 Aprile, 2020

Gli spari no!

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Mai, in nessun caso, per nessun motivo. Non è follia quella che si è compiuta ieri fuori Palazzo Chigi, o quantomeno, parafrasando un grande autore, c’è molta logica dietro questa follia. Anche se non vedo e non va compreso un uomo che, per quanto disperato per tutti i motivi personali che può addurre, premedita con questa ossessione un attentato. Non deve passare mai la linea secondo la quale la stessa esasperazione possa, in linea crescente, portare a gesti del genere, perché si verrebbe meno a qualsiasi principio morale e ciò non sarebbe accettabile, soprattutto nei confronti di chi vive quotidianamente nel disagio economico.

Nell’ultimo anno, purtroppo, io stesso, questo giornale e tanti altri, abbiamo dovuto riportare notizie tristi di uomini, operai e imprenditori, che di fronte all’epilogo di una vita fatta di sacrifici hanno deciso di levarsi la vita. E’ anche per il loro gesto inconsulto, dettato dal dolore e dalla vera e reale esasperazione che non possiamo accettare la violenza. Perché l’accettazione di un atto per nulla folle, se non nell’intenzionalità, sarebbe un’istigazione o pari ad una giustificazione per gesti di tale portata. Questo non deve essere e non sarà se la politica, quindi a partire dal governo, darà le risposte che la gente si attende: un Paese che riparte, un accesso al credito facilitato, un sostegno alle imprese che se lo meritano e un regime fiscale più accessibile per tutte quelle famiglie che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena.

Ma soprattutto è arrivato il momento, da parte di tutti gli esponenti politici, di abbassare realmente i toni, inaspriti per le tante campagne elettorali alle quali siamo stati esposti, per far fronte ad una presa di coscienza di quanto oggi più che mai il Paese ha bisogno di unità, che non deve derivare dal gesto di chi ha sparato contro due esponenti delle forze dell’ordine, ma dalla volontà di ricreare quella fiducia e quel rispetto nei confronti delle istituzioni e della politica che non deve mancare mai. E che forse, giustamente o ingiustamente sarà il tempo a dircelo, per un periodo eccessivo è venuta meno. Adesso è il governo e questo Parlamento che devono riconquistarsela, partendo da una base granitica, solida e creata nel tempo, della grande stima che gran parte degli italiani nutrono nei confronti di chi si è tanto prodigato per la stabilità politica e sociale in Italia, di una persona come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

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