sabato, 28 Novembre, 2020

Gli Usa in mille pagine, Le ragioni del fallimento dell’Urss, I nodi della nostra storia, Amor di patria

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SFORBICIATE LIBRI –  Volete capire qualcosa degli Stati Uniti? E’ semplice. Dovete però sobbarcarvi la fatica (o il piacere) di leggere le oltre mille pagine del libro di Jill Lepore, una apprezzatissima storica americana: insegna storia contemporanea all’università di Harvard e firma autorevole del “New Yorker”. Ora nel suo ponderoso saggio, da Cristoforo Colombo sino ad oggi (“ Queste verità”, Rizzoli) l’autrice racconta ,con una documentazione di altissimo livello le vicende tragiche, dolorose (ma non trascura quelle belle) della storia americana. Forse bisognerebbe proprio sfogliarlo questo volumone, leggere e meditare su diversi capitoli di un popolo di schiavi e schiavisti ,di conquistati e conquistatori . Si potrà capire meglio il significato autentico del “sogno americano”, delle promesse della democrazia, gli obiettivi realizzati e quelli mancati (anche sul tema della parità uomo-donna e del superamento del razzismo). Temi questi ultimi particolarmente presenti anche nell’attuale aspra campagna elettorale di Trump e Biden, dall’esito imprevedibile ,se prescindiamo dai sondaggi, sempre discutibili.
Jill Lepore analizza a fondo anche il sostanziale fallimento del liberalismo e un elettorato – come ha osservato Alexander Hamilton – “lasciato alla deriva nell’oceano di Internet”. E molto difficile riassumere un saggio di 1050 pagine, ma il saggio di Lepore è una sorta di enciclopedia americana o meglio manuale di storia Usa, per capire meglio le radici politiche, sociali, religiose e culturali di un popolo che ha molto da insegnare alla vecchia Europa.
Dagli Stati Uniti passiamo alla Russia. E lo facciamo con una esperta di storia molto stimata, purtroppo scomparsa da due anni, Maria Ferretti .Ha insegnato storia russa e storia del Novecento all’Università statale russa e storia contemporanea all’Università della Tuscia (Viterbo). Ora è uscita, per le edizioni Viella, una antologia di suoi brevi saggi, “L’eredità difficile – La Russia, la rivoluzione e la memoria (1917-2017)”, curata da Alexis Berelowitch (il marito) e Maddalena Carli, Leonardo Rapone e Antonella Salomoni. I testi analizzano le rivoluzioni russe del 1917, la resistenza operaia e contadina nei confronti dell’industrializzazione forzata imposta dal regime comunista, la genesi dello stalinismo e del sistema dei gulag e gli usi pubblici della storia russa. Vengono passati al setaccio il bolscevismo e lo stalinismo, la modernizzazione autoritaria e la repressione delle popolazioni e dei singoli cittadini. Un’analisi fuori dal coro, lontana dai pregiudizi e dai settarismi, che mette a nudo tutti gli errori ( e gli orrori provocati) dal regime comunista nelle diverse stagioni del potere bolscevico. Un testo non solo da leggere, ma da studiare attentamente per approfondire, non solo l’ideologia marxista-leninista, ma la nefasta pratica dell’applicazione del socialismo reale in oltre 80 anni di storia: una storia che, per molti aspetti, non si è ancora del tutto conclusa.

Parliamo anche di storia italiana. Lo facciamo con uno storico rigoroso : Umberto Gentiloni Silveri, che insegna storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, e che ha pubblicato “Storia dell’Italia contemporanea (1943-2019)”, Il Mulino. In 400 pagine l’autore racconta oltre 70 anni di storia italiana. Un percorso difficile da riassumere in un solo saggio e comunque, come riconosce lo stesso autore, necessariamente incompleto. Anche perché “non sempre la qualità della documentazione ,la ricchezza di studi in una bibliografia consolidata, ricca ma diseguale, permette di proporre giudizi e valutazioni convincenti”. Del resto, aggiungiamo noi, la letteratura sulla storia della Repubblica è talmente vasta da consentire una valutazione più serena, più obiettiva, mettendo a confronto i tanti testi disponibili. Non credo che una sola opera possa cancellare i molti punti di vista su fatti e personaggi della nostra storia contemporanea, di fronte a tanti capitoli ancora aperti e alla “lettura” non sempre completa delle vicende di tanti protagonisti.
Infine, segnaliamo un libro che ci interessa da vicino. Ci riferiamo al testo di Marco Sassano: “Amor di patria”, Francesco Brioschi editore. L’autore è un giornalista, diventato ora anche scrittore. Sassano possiamo dire che è nato giornalista. Da ragazzino è stato uno dei protagonisti dello scandalo della “Zanzara”, il giornalino scolastico del liceo Parini di Milano, è figlio di uno storico giornalista (Fidia Sassano), che è stato il mio maestro all’Avanti di Milano (nel palazzo dei giornali di piazza Cavour). Mi ricordo che Fidia, responsabile della redazione economico-sindacale del quotidiano, era sempre superattivo; scriveva su una macchina da scrivere nera che produceva un rumore infernale. Provate a pensare quale effetto potevano provocare 30-40 “carri armati” (cosi venivano chiamate le terribili macchine da scrivere), tutte collocate in un solo stanzone. Per parlare bisognava uscire nel corridoio… Eppure il “vecchio Fidia” aveva la pazienza di ascoltare un ragazzo arrivato dalla Sicilia: mi seguiva e mi spiegava come si scriveva, come si faceva un titolo, come si cercava una notizia. Così ho imparato il giornalismo, ma anche l’economia, il sindacato. Anche Marco ha “incamerato” i primi rudimenti del mestiere da quel sant’uomo del padre, anche se da ragazzino era già un ribelle. In questo libro Marco racconta la storia della sua famiglia: quella del trisavolo Tobia Arienti, carbonaro in lotta contro gli austriaci, del bisnonno Francesco Grandi, garibaldino e del padre Fidia, antifascista da sempre e socialista autentico e da lunga data. Una famiglia, insomma, patriottica da generazioni. Non sappiamo però se anche Marco viva la stessa passione dei suoi avi.

 

Aldo Forbice

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