venerdì, 15 Novembre, 2019

Goffredo Mameli, il canto degli italiani

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“Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. È questa una delle frasi più significative del nostro inno nazionale, scritto a metà Ottocento da un giovanissimo Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro. Mameli era un orgoglioso patriota, un repubblicano giacobino ispirato dalla Rivoluzione Francese. I valori di libertà, uguaglianza e fratellanza erano punti fermi del suo pensiero, un esempio da seguire e adottare anche nel suo paese, che amava e sosteneva in ogni occasione, spesso in battaglia.
Nel settembre 1846 Mameli, in occasione del centenario della cacciata degli austriaci da Genova, fu a capo di una delle manifestazioni per ricordare l’evento. In quell’occasione espose una bandiera tricolore. Nel marzo 1848 si recò come volontario alle “Cinque giornate di Milano”, in aiuto a Nino Bixio. Per questo atto Mameli venne premiato anche da Garibaldi, che lo arruolò nel suo esercito sotto il grado di capitano.

Nel 1849 prese parte anche alle battaglie in difesa della Repubblica Romana, costituita nel febbraio precedente. Il 3 giugno 1849 fu ferito ad una gamba, probabilmente da un colpo partito dai francesi. Le sue condizioni peggiorarono nei giorni seguenti e Mameli dovette subire un’amputazione per evitare il propagarsi della gangrena, che intanto si era diffusa in tutta la gamba. L’intervento riuscì ma il giovane genovese dovette fare i conti con la conseguente infezione, che lo strappò alla vita il 6 luglio 1849, a soli 21 anni.

La sua opera è un atto d’amore all’Italia. A tratti riprende passi dell’inno francese (coesione e unione fraterna) e a tratti passi dell’inno greco (accenni ad un’età classica ricca di cultura). Un testo che ripercorre la storia millenaria della Penisola, passando dall’impero Romano fino alle numerose oppressioni straniere subite dal nostro popolo. Mameli si sofferma sul pericolo austriaco e invita il popolo ad essere unito, invincibile di fronte ad ogni altro nemico.
La prima pubblicazione del “Canto degli Italiani” avvenne il 10 dicembre 1847 mentre a destare le prime preoccupazioni sull’opera fu Giuseppe Mazzini, che propose un brano alternativo a Mameli affidando le musiche a Giuseppe Verdi. “Suona la tromba” non venne ben accolta dallo stesso Mazzini, dunque il nostro inno venne tramandato di generazione in generazione, dal Risorgimento all’impresa dei Mille, dalla fine delle Guerre d’Indipendenza fino alla completa Unità. Un canto risorgimentale che mosse i cuori dei soldati ammassati in trincea nella Grande Guerra, che subì una battuta d’arresto durante il ventennio fascista, sostituito da brani che inneggiavano a Mussolini. La svolta arrivò nel 1943, con lo sbarco in Sicilia degli alleati e la diffusione della canzone nel Meridione e tra le fila partigiane.

La proclamazione della Repubblica Italiana il 2 giugno 1946 spianò la strada al “Canto degli Italiani”, adottato provvisoriamente come inno ufficiale il 12 ottobre dello stesso anno. Nessuno volle mai cambiarlo e, 150 anni dopo la sua composizione, il 15 dicembre 2017 l’inno di Mameli divenne, de iure, l’inno ufficiale della nostra nazione. Una soddisfazione soprattutto per Goffredo, che oggi avrebbe apprezzato una Repubblica unita e democratica, come sognava lui.

Filippo D’angelo

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