martedì, 10 Dicembre, 2019

GOVERNO DEL PARADOSSO

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“La riunione che si è svolta ieri al Viminale è paradossale: le parti sociali sono costrette a trattare con tre governi differenti. Ci aspettiamo che, dopo essere state convocate dal governo leghista, a breve vengano convocate dal governo pentastellato e successivamente dal governo di Conte e Tria. Non c’è più una maggioranza che consente di governare. Mi auguro che Salvini e Di Maio prendano atto e la smettano di coprire di ridicolo l’intera nazione”. Così il Segretario del Psi, Enzo Maraio è tornato sulla vicenda del titolare del Viminale, Matteo Salvini, che ha incontrato i sindacati per parlare di manovra. Un tentativo quello di Salvini dettato più dalla necessità di spostare i riflettori dal Russiagate che dalla reale volontà di occuparsi di economia. Anche perché la sua delega come ministro degli Interni non prevede dossier economici. Se in quel momento invece Salvini avesse organizzato l’incontro con i vestiti da vicepremier, avrebbe invece compiuto, come gli ha rinfacciato lo stesso Conte, un vero è proprio sgarbo istituzionale in quanto non ha invitato al tavolo né Di Maio né il presidente del Consiglio né tanto meno il ministro dell’Economia.

Salvini ha cercato di difendersi. Secondo il capo leghista convocare i sindacati al Viminale non è stato “uno sgarbo istituzionale” perché “facciamo qualcosa di utile all’Italia e al governo, raccogliamo idee proposte e suggerimenti, prepariamo un taglio delle tasse che è fondamentale per questo Paese che spero l’Europa ci lasci fare senza storcere il naso. Noi comunque lo faremo. Il taglio delle tasse ci sarà”. Una posizione debolissima che non lo sottrae al tiro dei suoi alleati di governo che vorrebbero portare il dibattito sul Russiage in Parlamento per mettere sotto pressione Salvini che ha rassicurato annunciando che riferirà in Parlamento durante il question time. “Certo che vado in Parlamento. È il mio lavoro. Ci vado bisettimanalmente e per il question time durante il quale rispondo su tutto lo scibile umano, sempre”, ha spiegato da Genova.

D’accordo Di Maio: “Secondo me Salvini deve andare a riferire in Parlamento sulla questione Russia. Sono sicuro che ci andrà e così ci darà anche modo come maggioranza di difenderlo. Soprattutto se si ritiene di essere strumentalizzati, ben venga un chiarimento in Parlamento perché parlare davanti al Parlamento è l’occasione per chiarire non ai parlamentari ma agli italiani”. Poi l’attacco al suo collega di Governo: “Chi vuole incontrare i sindacati lo può fare, quello che però mi dà noia in questo momento, è che lo si faccia per sviare da una questione molto più grande che è quella di un vice primo ministro che secondo me deve andare a riferire in Parlamento sulla questione Russia”. “Se riportiamo il dibattito dentro il Parlamento è sempre qualcosa di positivo e di giusto” ha aggiunto il presidente della Camera Roberto Fico. “Quella è la strada più giusta. Ho informato il ministro Fraccaro, poi vedremo”.

E il capogruppo del Pd a Montecitorio Graziano Delrio ha aggiunto: “Salvini non pensi di cavarsela in due minuti al question time“. Intanto la procura milanese fa sapere che non c’è necessità di sentire il vicepremier del partito che per alzare altro fumo negli occhi ha inviato una bella circolare ai prefetti per tornare al suo argomento preferito: Rom e migranti. Nella circolare Salvini chiede una “relazione sulla presenza di insediamenti rom, sinti e camminanti” in Italia entro due settimane. L’obiettivo, sottolinea il Viminale, è quello di avere un quadro chiaro sui campi abusivi “per predisporre un piano di sgomberi”. Gli sgomberi, si sa, alzano tanta polvere.

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