giovedì, 17 Ottobre, 2019

TENSIONE ALLE STELLE

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Altra giornata difficile per l’esecutivo, più impegnato nella campagna elettorale per le europee che a governare. La tensione tra i due alleati resta alle stelle. Tanto che i due provvedimenti tanto cari rispettivamente a Di Maio e Salvini sono fermi per il gioco dei veti incrociati che rende impossibile all’esecutivo trovare un qualsiasi accordo. Tanto che dopo il braccio di ferro su sicurezza e famiglia è arrivato un altro altolà del sottosegretario alla presidenza del Consiglio leghista, Giancarlo Giorgetti. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte impantanato nella impossibilità di trovare un qualsiasi compromesso è salito al Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato: un incontro di circa un’ora e mezza con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra i temi al centro del colloquio ci sarebbe stato anche il Decreto Sicurezza bis,rinviato nell’ultimo CdM. Dall’ultima bozza del Dl sono state eliminate le multe per chi soccorre i migranti in mare, il punto più controverso del decreto. Resta la sanzione amministrativa (da 10 a 50 mila euro) per le navi che violano “il divieto d’ingresso, transito o sosta nelle acque territoriali”. Previsto l’inasprimento delle misure contro i trafficanti di esseri umani e potenziamento delle operazioni anti-immigrazione clandestina.

“Non accuso nessuno, tantomeno il premier Conte – è stato il commento di Giorgetti – ma così non si può andare avanti, senza affiatamento”. Per il numero due della Lega “se c’è un governo del cambiamento deve farlo e non vivere di stallo”. La stabilità è un valore “se non è immobilismo”, ha spiagato Giorgetti che ha anche sottolineato che se non si fa l’autonomia la Lega “si spazientisce”. E sul voto ha detto: se “arriva il plebiscito” a Salvini spetta “un ruolo superiore”. Ma di rimpasti a detto sua la Lega non ne vuol sentir parlare. “Poi invece – ha concluso – bisogna riflettere su errori: se c’è collaborazione bene, se partono ripicche e vendette, allora non si fa nulla, lo dico per l’interesse del Paese”. Una sorta di avviso ai naviganti che la Lega è pronta in qualche modo a staccare la spina al governo a seconda dei risultati delle elezioni. Salvini vicepremier ovviamente non lo può dire, ma Giorgetti, braccio destro del leader della Lega, più parlare più liberamente.

Intanto l’altro vicempremier Di Maio ha accusato il ministro degli interni di avere “nostalgia dei governi con Berlusconi”. Insomma ognuno attacca l’altro ma allo stesso tempo rassicura sul futuro del governo. Quasi come fosse un canovaccio già scritto.
Anche gli 80 euro introdotti dal governo Renzi sono motivo di scontro. Togliere soldi non è mai popolare. E Salvini, smentisce la possibilità paventata da Tria di togliere quel bonus. Soprattutto alla vigilia delle elezioni: “Non è all’ordine del giorno”. E Poi: “Ho dato la mia parola agli italiani e questo è il Governo che andrà avanti nei prossimi anni – ha detto ancora Salvini -, non mi piacciono quelli che cambiano maglietta durante la partita pur di non andare a casa. Io sarò all’antica, ma la lealtà, la coerenza e la parola data valgono”. Però Salvini la parola la aveva data anche a  Berlusconi. In campagna elettorale l’alleato con cui si era proposto di fare un governo era proprio il leader di Forza Italia. Quella volta l’idea la ha cambiata. Ma per qualcuno, come Di Maio, il ritorno della alleanza tra Salvini e Berlusconi è una opzione sul campo. “Io credo – ha detto Di Maio – che parte della Lega abbia nostalgia dei governi con Berlusconi”. “Io sono per il governo – ha aggiunto – noi siamo stati leali e pensiamo alla fase 2 per rilanciare il ceto medio”. Poi in una nota, dopo l’altolà del sottosegretario leghista Giorgetti ha chiarito: “Basta minacciare crisi di governo e fare la conta delle poltrone. Si pensi al Paese”. Intanto continuano a governare insieme.

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