giovedì, 12 Dicembre, 2019

Governo, ora si litiga sul salva Roma

0

A poche ore dal Consiglio dei ministri in cui dovrebbe essere varato il decreto legge ‘Crescita’, che contiene, tra l’altro, il cosiddetto ‘Salva Roma’, lo scontro all’interno del governo è molto acceso. Da una parte c’è il vicepremier Matteo Salvini, il quale sostiene che o si aiutano tutti i comuni in difficoltà, o non si aiuta nessuno, dall’altra Luigi Maio che ripropone la posizione del Movimento 5 Stelle affermando: “Si tratta non di un ‘salva Roma’ ma di un ‘salva Italia’ ed è una norma a costo zero. Cosa penso del muro della Lega su Roma? Nulla, trovo grave che per fare campagna si colpisca la capitale d’Italia lanciando slogan su un provvedimento a costo zero. È probabile che Salvini non abbia compreso la natura della misura, visto che punta a non far pagare più non solo ai cittadini romani gli interessi su un debito vecchio di 20 anni alle banche, ma anche a tutti gli italiani considerato che i 300 mln il governo Berlusconi li ha presi nel 2008 dalla fiscalità generale. Spiegherò io stesso tutto questo a Salvini e sono sicuro che troveremo una soluzione”.

Il leader leghista, Matteo Salvini, in una intervista al giornale ‘La Verità’ ha detto: “E’ tutto molto semplice, la posizione della Lega è chiara: o si aiutano tutti i comuni in difficoltà, o non si aiuta nessuno. Non esistono comuni di serie A e serie B. Non c’entra nulla il colore politico di un comune o la simpatia che io posso avere o non avere per la Raggi. Il tema è l’equità. Perché bisognerebbe favorire Roma? Se è per un comune, non si vota. Se si aiutano tutti, votiamo”.

Da Pinzolo per una manifestazione della Lega, Salvini aveva già chiarito: “Se in tanti hanno dei problemi aiutiamo tutti quelli che hanno dei problemi. Non ci sono quelli (i comuni) più belli e quelli più brutti, anche perché a Roma mi sembra che ci sia un sindaco che non ha il controllo della città”. Sono mesi che Salvini attacca la sindaca della Capitale per la gestione della città: il botta e risposta tra i due negli ultimi giorni si è fatto a dir poco infuocato. Ma nel frattempo sul podio della discordia tra Movimento 5 Stelle e Lega è salito anche il caso di Armando Siri, il sottosegretario leghista ai Trasporti, indagato per corruzione: per il Movimento si deve dimettere.

Sulla Capitale ha provato anche a mediare il viceministro dell’Economia, Laura Castelli cha ha sottolineato: “Voglio rassicurare il ministro Salvini, non c’è nessun ‘Salva Roma’, dalla lettura della norma, peraltro non replicabile, si comprende che così viene chiusa l’operazione voluta dal governo Berlusconi nel 2008, con un considerevole risparmio per lo Stato e per i cittadini. Non c’è sempre bisogno di un nemico, perché in questo caso non c’è un nemico. I Comuni vanno salvati tutti, perché così si salvano i servizi ai cittadini, l’ho detto anche nei giorni scorsi e lo confermo. Anche con quelli capoluogo di Città metropolitana, nei giorni scorsi, abbiamo avviato un dialogo proficuo. I problemi delle amministrazioni sono diversi, e le soluzioni da adottare sono differenti”.

Giulia Bongiorno, il ministro per la Pubblica Amministrazione, intervistata su Rai Tre durante la trasmissione ‘Agorà’, ha detto: “Qualsiasi norma che vada ad aiutare un Comune va benissimo, io ho Roma particolarmente nel cuore, ma dobbiamo tenere in considerazione il fatto che esistono altri Comuni: l’idea è fare in modo che altri Comuni, che abbiano delle necessità, siano presi in considerazione. Riguardo al Cdm il dibattito di oggi deve portare a una sintesi tra le esigenze di Roma e quelle di altri Comuni, con norme anche per altri”.

L’insistenza della Lega ha innescato l’ira del M5S che ha attaccato: “La Lega parla del Salva Roma per nascondere il caso Siri”. I toni alti dello scontro, tuttavia, non precludono una mediazione in extremis. Anzi, l’impressione, corroborata anche da rumors nella maggioranza, è che fino alle Europee la rottura non si consumi. Ma è evidente che la lacerazione continua per finalità speculative ai fini elettorali.

Fonti di governo hanno spiegato come sia stato chiesto alla Ragioneria di Stato di computare eventuali costi per le norme sugli altri Comuni laddove il Salva Roma, che archivia la gestione commissariale del debito della Capitale voluta dal governo Berlusconi, è di fatto a costo zero.
Il punto, per Di Maio e Salvini, è uscire dall’impasse senza il marchio della sconfitta nel loro continuo braccio di ferro. Il leader del M5S non può cedere su una norma che riguarda la principale città gestita dal Movimento. Gli scontri si chiudono in parità ed il governo che non governa il Paese continua a reggersi su una maggioranza dicotomica.
Il suo alleato, in linea con uno dei pilastri della nuova Lega (da Nord a Sud) vuole un sostegno a tutti i Comuni in difficoltà finanziarie, a cominciare da quella Catania dove il sindaco Salvo Pogliese, in seguito alle tensioni sulle liste di FI, ha lasciato il partito. Nel decreto sarà inserita inoltre la norma per i rimborsi ai risparmiatori, seguendo quel doppio binario degli indennizzi automatici (per redditi inferiori a 35mila euro e investimenti mobiliari sotto i 100mila) e dell’arbitrato: binario che non ha visto, tuttavia, l’assenso unanime delle associazioni.

Ma, per M5S e Lega, rinviare sarebbe un boomerang non sopportabile. Resta ancora tutto da sciogliere anche il nodo Alitalia. La norma per l’estensione del prestito ponte alla compagnia di bandiera, salvo colpi di scena, ci sarà nel DL anche perché, come spiegano alcune fonti governative, va varata prima del 30 aprile, data ultima per la presentazione dell’offerta di Ferrovie dello Stato. Ma non basterebbe poiché, nella trattativa dell’ex compagnia di bandiera, servirebbe subito un partner. Un vertice ad hoc potrebbe tenersi nei prossimi giorni o al rientro del premier Conte dalla Cina. In queste ore il pressing dell’esecutivo è indirizzato soprattutto su Atlantia, che potrebbe essere ancora la pista più percorribile nonostante le continue tensioni sul dossier Autostrade con il M5S. Ma al di là delle scelte di governo, esiste anche una questione morale. Dalla Lega al M5S emergono continuamente nuovi casi di corruzione e di immoralità. Per la Lega ci sono anche le questioni pregresse con Bossi ed i fondi pubblici della Lega da restituire per circa quarantanovemilioni di euro. A queste si sono aggiunte le procedure giudiziarie in corso che riguardano lo stesso Salvini, Siri, il sindaco di Pinzolo e tanti altri. Non migliore è la situazione in casa dei giustizialisti del M5S, con i casi più eclatanti connessi alla Capitale dove sarebbe coinvolta anche la sindaca Raggi. Sarebbe questo il cambiamento per l’Italia promesso da Lega e M5S? Da quanto si è visto finora, si tratta solo della peggiore espressione politica del Paese.
Il vero cambiamento forse lo faranno le nuove generazioni, se pensiamo al coraggio ed alla determinazione della giovane Greta rispetto ai problemi del mondo e dell’umanità. Nel frattempo, il Pd ha depositato al Senato la mozione di sfiducia al Governo.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply