domenica, 18 Agosto, 2019

RECESSIONE TECNICA

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È recessione tecnica. Il dato era ampiamente annunciato tanto che lo stesso primo ministro lo aveva fatto trapelare per tentare di depotenziarne l’effetto. Fatto sta che le stime preliminari sulla crescita dell’economia italiana nel quarto trimestre del 2018 dicono che il PIL si è contratto dello 0,2 per cento. Lo ha comunicato l’ISTAT. Anche nel trimestre precedente c’era stata una contrazione del PIL – dello 0,1 per cento – e il secondo trimestre consecutivo di decrescita significa che l’Italia è tecnicamente in recessione. I dati di oggi erano ampiamente attesi ed erano stati anticipati ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ma sta di fatto che il PIL dell’Italia cresceva ininterrottamente dal 2014, cioè da quattordici trimestri consecutivi. Il secondo dato da sottolineare è che la manovra messa a punto dal governo si basa su previsioni non reali.

“Diamo per scontata una nuova contrazione del PIL”, aveva detto ieri Conte, enfatizzando come l’Italia stia soffrendo per difficoltà economiche distribuite su molti paesi del mondo. “Il dato positivo è che non dipende da noi: la Cina, la Germania, che è il nostro primo paese per l’export. Dobbiamo guardare con entusiasmo alla crescita economica e siamo fiduciosi che nel corso del 2019 raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissi”.

Per l’Italia un aumento del Pil pari all’1% nel 2019 viene considerata una stima ottimistica da diverse istituzioni economiche, il Fondo Monetario Internazionale in primis. Per la Germania, sarebbe la crescita più lenta dal 2013, nonché un drastico taglio rispetto alle precedente previsione dell’1,8%. Ma non è una consolazione. Se le premesse sono queste per il governo Conte rincorrere i numeri scritti nelle previsioni di bilancio non sarà facile, soprattutto tenendo conto che la manovra appena approvata dalle Camera, è fortemente sbilanciata sul fronte delle spese e prevede pochissimo, o quasi nulla, per investimenti e crescita. Una manovra elettorale con l’occhio puntato alle elezioni europee dove tentare di passare all’incasso. Almeno, secondo i sondaggi, per la Lega, visto che l’andamento dei Cinque Stelle sono in discesa.

Su questo dato pesano sicuramente le incertezze internazionali, con i timori per l’economia mondiale dovuti alle potenziali conseguenze di una guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Molti esperti però indicano anche una specificità italiana dovuta alle incertezze sul futuro economico del paese, in particolare a causa delle misure che il governo intende attuare e le conseguenze che potrebbero avere sui conti pubblici e sulla tenuta del sistema bancario. In questo clima, privati e imprese preferiscono rimandare gli investimenti in attesa di un chiarimento della situazione, contribuendo così al generale rallentamento delle attività economiche.

Se è vero che il trend economico mondiale è in ribasso il pil Europeo invece ha davanti un segno più. Nel quarto trimestre 2018 l’Eurozona infatti è aumentata dello 0,2% e nella Ue-28 dello 0,3%. Nel trimestre precedente era cresciuto rispettivamente di 0,2% e 0,3%. Su base annua il Pil è cresciuto di 1,2% nella zona euro e 1,5% nella Ue-28, in frenata rispetto al +1,6% e +1,8% stimati nel trimestre precedente.

Per Carmelo Barbagallo, a Milano per il Convegno organizzato dalla Feneal sul tema “Infrastrutture e recupero urbano delle città”, “i dati economici ci dicono che il Paese è in recessione. Poiché anche la Germania rallenta, vuol dire che l’Europa sta continuando a sbagliare con le politiche di austerità. Bisogna cambiare le regole e rilanciare l’economia: non si esce dalla crisi senza investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture, per il riassetto urbanistico delle città e per la messa in sicurezza del territorio”. Al convegno, al quale hanno partecipato oltre 300 tra delegati e dirigenti di categoria e confederali della Uil, sono intervenuti, tra gli altri, anche i Governatori della Lombardia, Fontana, e della Liguria, Toti, oltre all’Assessore regionale del Piemonte alle infrastrutture e ai trasporti. “L’edilizia – ha proseguito il leader della Uil – può essere il volano per far ripartire l’economia. Negli anni della crisi, il settore ha perso 700 mila posti di lavoro. Ebbene, si deve partire, subito, dall’attivazione delle risorse che sono già state stanziate, ma non ancora utilizzate, per creare 400mila posti di lavoro. Cosa si aspetta? Noi siamo favorevoli alla realizzazione di tutte le grandi opere per la crescita del Paese: la politica dei “no” o il disquisire sul rapporto costi/benefici, non serve a nessuno. Se non si rimette in moto l’economia, se si resta fermi, i costi saranno altissimi. Eravamo la quinta “economia” del globo  -ha concluso Barbagallo – e ora siamo regrediti: bisogna sbrigarsi e recuperare il tempo perduto”.

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