giovedì, 1 Ottobre, 2020

Grande interpretazione di Leo Gullotta al Teatro Pergolesi

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Jesi (An) – Tutta l’attenzione del pubblico è stata rivolta a Leo Gullotta che indossava un elegante abito bordeaux e una camicia bianca: è l’interprete dell’anziano prof. Agostino Toti, docente di Storia Naturale.
Lo spettatore è stato quasi costretto a vedere gli attori, in un piccolo riquadro, tra le quinte piatte, illuminate di rosso, giallo, verde, e le sagome di legno in cui sono stati rappresentati i personaggi di paese che sembrano mormorare sulla storia di Lilliana e Giacomino. La ragazza è rimasta incinta e i suoi genitori decidono di allontanarla da casa per il disonore che ha gettato su di loro.

La commedia di Pirandello è apparsa in due puntate su “Noi e il Mondo” nel maggio-giugno del ‘17 in versione italiana. “…Il testo bilingue non fu mai pubblicato da Pirandello, né si è trovato l’autografo: esistono però due copioni, apografi, che furono di Musco, uno dei principali impresari di teatro dialettale siciliano” (così R. Alonge).

Fabio Grossi è l’autore della riduzione teatrale in un solo atto di Pensaci, Giacomino! di Pirandello. Le lunghe didascalie dell’agrigentino, dove si fornisce minuziose indicazioni di scena – abiti dei personaggi, oggetti, gestualità degli attori – sono state ripensate dallo stesso Grossi che ha diretto, anche, lo spettacolo. Grossi ha pensato a un adattamento scenico in chiave simbolica. Il colore dell’abito grigio di Cinquemani, bidello della scuola, è lo stesso del testo teatrale, mentre il colore giallo del suo berretto è stato utilizzato nelle quinte piatte, per richiamare l’ambiente scolastico. Le “telette”, illuminate di giallo e di rosso, sono lo sfondo delle discussioni tra il direttore del Ginnasio, il prof. Toti, il Cinquemani e Marianna, moglie del bidello. Intensa è stata, anche, l’interpretazione di Valerio Santi (bidello) e di Rita Abela (la moglie di Cinquemani). I due attori sono riusciti a sorprendere il pubblico per la verosimiglianza delle scene. In particolare, Valerio Santi è riuscito a muoversi sul palco con maestria: la sua faccia rossa di rabbia ha reso più intenso il personaggio interpretato. Le parole e gli sguardi della gente del paese oscurano la gioia del bidello per la maternità della figlia.

Le luci di scena, che Umile Vainieri ha scelto per questo spettacolo, hanno ricreato le ambientazioni descritte da Pirandello nelle didascalie del testo teatrale. Fabio Grossi autore-regista dell’adattamento ha risolto problemi di spazio, di tempo e di luogo, ricorrendo all’artificiosità dei gesti degli attori.
Le luci hanno un rapporto strettissimo con l’abito di scena: aiutano a comprendere alcuni aspetti della loro vita che non sono stati rivelati nei dialoghi. In questo modo la luce bianca, rivolta sui corpi degli attori in abiti scuri, perfino sull’abito talare di padre Landolina, consente allo spettatore di giudicare ogni azione dei personaggi e al contempo permette all’autore di tenere viva l’attenzione degli spettatori in sala.
Brillante è stata, anche, l’interpretazione di Sergio Mascherpa nella veste del bonario, ma astuto padre Landolina, che ha catalizzato l’attenzione del pubblico per alcuni attimi nella scena a casa di Agostino Toti. Durante la lunga conversazione tra i due attori, sotto una luce rosso-gialla, emergono le contraddizioni di una società arcaica. Grossi decide di riprendere alcune tecniche narrative di Pirandello: Toti quando dialoga con il prete scivola lentamente nella lingua siciliana, invece richiamato dal direttore del Ginnasio, per la sua scarsa autorevolezza in classe, parla in italiano. Invece, la scena tra il padre spirituale della sorella di Giacomino e la donna vuole essere una sorta di marcatura dell’ipocrisia della società del paese.
La paura del giudizio della gente rende la vita dei personaggi insostenibile. La famiglia si disgrega: Cinquemani e Marianna, genitori della graziosa Lilliana, perdono le staffe e incominciano a strattonare e picchiare la ragazza e Giacomino. Non usano mezzi termini davanti alla confessione dei due giovani amanti. Così non rimane al prof. Toti che sposare Lilliana per assicurale una rendita, ossia la sua pensione. E mettere in atto la sua vendetta contro lo Stato che gli ha dato un misero stipendio di insegnante per anni. Ma la storia non può continuare così: il prof. Toti ha fatto capire a Giacomino che deve prendersi le sue responsabilità di padre. Sebbene sia quasi impossibile vivere in tre, la situazione non può cambiare all’improvviso. Lilliana è ora la moglie dell’anziano prof. Toti!

La produzione è del Teatro Stabile di Catania – Compagnia Enfi Teatro è stata inserita nella programmazione dell’AMAT Marche. Lo spettacolo, andato in scena, lo scorso 4 gennaio, al Teatro G. Battista Pergolesi, ha ottenuto un certo plauso da pubblico iesino.

Andrea Carnevali

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