sabato, 7 Dicembre, 2019

GRAZIE ILARIA

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“Ogni tanto arriva una buona notizia. E questa volta si tratta di un’importante notizia. È stata fatta giustizia! Un pensiero a #StefanoCucchi, ovunque lui sia. Non ti abbiamo dimenticato. Un abbraccio grande ad Ilaria Cucchi per la sua determinazione nella ricerca della verità e della giustizia. Queste battaglie sono da ispirazione e sono le battaglie per tutti e di tutti. Grazie Ilaria”, Così Simona Russo, membro della Direzione Nazionale del PSI e responsabile dei rapporti con il PSE, commenta la sentenza della condanna a dodici anni per i carabinieri responsabili della morte di Stefano Cucchi.
Una verità che era sotto gli occhi di tutti, ma che impiegato dieci anni e l’instancabile determinazione di Ilaria e della famiglia Cucchi a venire a galla.
Ilaria al termine della sentenza ha così commentato: “Fatta giustizia, siamo arrivati fino in fondo come promesso a Stefano”. Subito dopo la sentenza, tra la commozione generale, un carabiniere presente in aula le ha fatto il baciamano
I due carabinieri condannati sono Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, che erano stati accusati del pestaggio di Cucchi dal loro collega Francesco Tedesco. Di Bernardo e D’Alessandro sono stati anche interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. È una sentenza importantissima nella lunga storia processuale per la morte di Stefano Cucchi, perché conferma i pestaggi che Cucchi subì dopo essere stato arrestato e identifica dei colpevoli, dopo che un primo processo era finito nel 2013 con l’assoluzione di tre agenti di polizia penitenziaria.
Per la morte di Stefano Cucchi i giudici della Corte d’Assise di Appello di Roma hanno condannato a dodici anni di reclusione Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Due anni e sei mesi è la condanna per Francesco Tedesco che è stato assolto dall’accusa di omicidio ma gli è stato imputato il falso. Tre anni e otto mesi per il comandante della stazione Appia Roberto Mandolini, con l’accusa di falso. Assolto Vincenzo Nicolardi, accusato di falso.

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