domenica, 5 Aprile, 2020

Gregorio Buccolieri
Pertini, ripartire dal suo insegnamento

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A 30 anni dalla sua scomparsa, in un’epoca di forte sentimento di antipolitica, in un momento molto difficile per la nostra città, vale la pena ricordare un’icona della nobiltà politica italiana che ci riconcilia con i più alti valori civici, etici e morali. Il 24 febbraio del 1990, infatti, all’età di 93 anni, si spense, nella capitale, uno degli uomini politici più amati dagli italiani al punto da essere considerato alla vigilia del 2000 (fonte Doxa) come «l’italiano del XX secolo».

Settimo Presidente della Repubblica italiana, primo socialista a ricoprire tale carica, Sandro Pertini ebbe nel suo settennato – ed anche oltre – un consenso politico senza precedenti in ragione non soltanto della straordinaria empatia creatasi con i suoi connazionali (indimenticabile la sua esultanza “mundial” per la vittoria dei mondiali di calcio dell’82) .
Invero, il suo interventismo nel dibattito politico – grande innovazione per l’epoca – la sua schietta lotta contro la corruzione, la criminalità, e i terrorismi di ogni genere (il suo mandato inizia poco dopo l’assassinio di Moro) contribuirono a fargli guadagnare l’affetto di tutto il popolo italiano comprensivo della stima dei suoi avversari quali lo stesso Almirante che candidamente dichiarò di non essersi potuto esimere da applaudirne il discorso di insediamento in Parlamento.

Singolare anche il rapporto con la nostra regione. In uno dei suoi viaggi in Calabria, il
Presidente, di passaggio dalle Serre, acquistò dal maestro artigiano Grenci alcune delle sue
proverbiali ed inseparabili pipe. Raccontò con orgoglio proprio a Catanzaro: “In visita in
Inghilterra, la regina Elisabetta mi diede in regalo una pipa Dunhill, l’ho ringraziata ma le ho anche detto che la radica di quella pipa viene dalla Calabria”. Ed ancora, nel suo messaggio di fine anno 1983 disse con toni trionfali: “Io ho girato in un lungo e largo la Calabria e se vi è un popolo generoso, buono, pronto, desideroso di lavorare e di trarre dal suo lavoro il necessario per poter vivere dignitosamente, è il popolo calabrese”.

Dai tratti civici e politici brevemente richiamati (per descrivere le sue gesta giovanili non basterebbero fiumi di inchiostro), ne deriva che l’eredità politica lasciata dal Presidente consiste nell’esempio e nel suo pensiero riformista, ancora oggi autentico vettore di democrazia per un popolo, il suo, che sembra aver smarrito ogni punto di riferimento.
Ripartire, dunque, dal suo insegnamento è il monito per tutti i socialisti sparsi in ogni dove, e non solo, con la consapevolezza che ogni proposta, ancorchè suggestiva (si pensi al “Sindaco d’Italia” in voga in questi giorni), naufragherebbe sicuramente se la politica, non dovesse al più presto riappropriarsi, più in generale delle idee, ed in particolare dello spessore culturale e del senso di umanità che fecero di un partigiano (appunto uomo di parte in senso letterale) l’indiscusso Presidente di tutti gli italiani, vivificando pienamente, nel suo settennato, il ruolo di unità nazionale che la nostra Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica.


Gregorio Buccolieri

Commissario Cittadino Partito Socialista Italiano

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