mercoledì, 21 Agosto, 2019

Grillo-Renzi nozze Sì-vax

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Tanti i risvolti e gli interrogativi sulla svolta di Grillo provax. Di interventi spiazzanti Grillo ne ha fatti tanti ed è sempre il contesto a definirne i motivi e gli effetti. Non si è trattato di autonome convergenze e il virologo Roberto Burioni ci ha tenuto a ribadire che l’uno sapeva dell’adesione dell’altro. Fatto sta che ai suoi critici,Di Maio in testa, Grillo ha risposto che erano “polemiche da terrapiattisti” tradotto “state coi piedi per terra” ovvero occorre sostenere la scienza come valore universale di progresso dell’umanità priva di ogni colore politico,a promuovere l’informazione “corretta”ed aumentare i finanziamenti a partire dal raddoppio dei fondi per la ricerca biomedica di base contro “i ciarlatani”.

Un ripensamento, una svolta ad u che ha spiazzato una parte dei sostenitori del M5 Stelle. Riflettendo sul contesto della contrapposizione M5 Stelle-PD la convergenza, occasionale quanto si voglia, stimola ad ulteriori riflessioni. La prima su tutte il disagio profondo dei grillini rispetto all’esito nei sondaggi del rapporto di governo con la Lega, rapporto che segna il sorpasso di Salvini e della Lega sui 5 Stelle, capovolgendo il rapporto stabilito dalle urne. Di Maio striglia Grillo per questa uscita perché per lui l’asse di governo deve resistere. Casaleggio il più diretto interessato, non lo consente finché non sia avvenuta per intero la spartizione del sottogoverno. Decisamente il gioco delle parti perché è stato proprio di Maio a richiamare la disponibilità dei due forni, salvo ad imparare a sue spese che il ricorso ad un altro forno rispetto all’attuale, la DC insegna, richiede il cambio del leader perché decentemente non ci può essere lo stesso leader per tutte le stagioni. Se si aggiunge che alle quotidiane prove di forza tra gli alleati si va incontro ad una verifica non rinviabile oltre le europee come lo scontro pro o contro la TAV, al punto di proporre un ricorso salomonico ad un apposito referendum, risulta evidente che il deterioramento tra le due maggiori componenti governative non accenna a smorzarsi ed ha un redde razionem nel risultato europeo. Se la somma delle destre dovesse superare la soglia del 40% bisogna mettere nel conto elezioni anticipate in autunno a meno che, come Mattarella ha sempre dichiarato di voler verificare, non ci sia una maggioranza alternativa.

Qui viene spontaneo interrogarsi sulla consapevolezza del PD della posta in gioco e che l’alternativa unica ma risicata è quella 5 Stelle-PD anche se di stretta misura con apporti sparsi da chi non sopporta d’essere mandato a casa anzitempo, su cui è già in atto il tentativo di Berlusconi di reclutare adepti con Salvini Presidente riconquistato come Orban al PPE sia pure in minoranza ma con un peso che potrebbe essere determinante. In siffatte condizioni questa convergenza occasionale pro vax tra Grillo e Renzi acquista un valore sbloccante rispetto alla circospetta e reticente tesi di aprire un confronto col M55stelle, purché si colgano due esigenze da soddisfare.

La prima è quella del necessario coinvolgimento di Renzi ed i suoi amici senza dei quali non esistono i numeri per un’alternativa di governo. L’altra esigenza, che poi solo un governo del Presidente darebbe il tempo di provare, avviare sui temi di fondo il confronto tra PD e 5 Stelle,incominciando dai temi istituzionali rimasti aperti dopo la bocciatura referendaria, tematica sulla quale i maggiori contendenti alla segreteria peccano finora di miopia politica. Avvertita l’esigenza di far decantare i contrasti interni a seguito della sconfitta elettorale, come non riconoscere che con l’Italicum Renzi era riuscito a strappare a Berlusconi e company il ballottaggio con l’intento decisamente contrario al temuto accordo politico tra i due perché avremmo avuto un vincitore in grado di attuare il programma senza più l’alibi ricorrente “gli altri me l’hanno impedito” ed ancora, proprio per esaltare il Parlamento, l’altra e più importante conquista di restituire centralità al Parlamento con un governo in rapporto diretto con una sola Camera evitando il ping-pong estenuante tra Camera e Senato e il conseguente ricorso alla raffica dei voti di fiducia. Infine come non dare atto a Renzi di due colpi magistrali quello di Gentiloni Presidente del Consiglio e soprattutto quello di Mattarella a Presidente della Repubblica sottraendolo all’ipoteca berlusconiana con i maldestri reiterati tentativi di ottenere salvacondotti impossibili, morali prima che istituzionali.

Roca

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