sabato, 20 Luglio, 2019

GUARDA IL MARE

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Non fanno più notizia, ma ci sono: persone salvate dalla morte e lasciate in balia del mare con il divieto di sbarcare. Dal 12 giungo, ben 5 giorni fa, la Sea Watch, con a bordo buona parte dei migranti soccorsi al largo di Zawiya in Libia è in mare. Nessuno vuole tornare in Libia, in quelli che ormai sono stati riconosciuti come Lager, con documentazioni e condanne da parte della Comunità internazionale.
L’imbarcazione, che batte bandiera olandese, si trova adesso in stand-by, al limite delle acque territoriali italiane, al largo di Lampedusa, a circa 16 miglia dall’isola. Dopo che la Libia ha offerto il porto di Tripoli per lo sbarco, i volontari si sono diretti verso l’Italia.
Dopo il via libera allo sbarco da parte del Viminale di alcuni minori, donne incinta e persone malate, trasferiti a Lampedusa con una motovedetta della guardia costiera, sono in tutto 43 i migranti rimasti a bordo.
Ieri la Guardia di Finanza è salita a bordo per notificare il decreto di sicurezza bis entrato in vigore sabato, il nuovo decreto prevede la confisca della nave alle ONG che in precedenza proprio come la Sea Watch hanno effettuato l’ingresso in Italia senza autorizzazione.
“Divieto d’ingresso? Si tratta di un decreto interministeriale”, dice Gregorio De Falco, senatore ex M5S. “È dunque un decreto che, tristemente, anche i ministri del M5S hanno accettato. Se avessero commesso un reato sarebbero complici. Attualmente, con il decreto sicurezza bis, è stata modificata un’attribuzione di competenza che era prevista nel Codice di navigazione. Il codice prevede che il ministro delle infrastrutture ha la possibilità di vietare il transito a navi straniere nel mare italiano. Oggi lo possono fare in concerto tra di loro i ministri di infrastrutture, interni e difesa. Possono vietare il transito quando la nave abbia un comportamento ostile nei confronti dello Stato italiano e il carico della nave sia contrastante con le norme dello Stato. Il carico è rappresentato sia dalle cose che dalle persone. Nel caso delle persone, può darsi che i migranti a bordo della nave che vogliono fare ingresso in Italia siano da considerarsi carico illegale. Però, per dire che quella nave lì non deve entrare il ragionamento parte dal fatto che questi siano migranti, cioè che siano partiti dalla Libia e siano diretti a Lampedusa. Questo non è avvenuto. In realtà è avvenuto che c’è stato un evento della navigazione per cui queste persone sono state a un certo punto in pericolo di vita. Ecco perché c’è stato un coordinamento dei soccorsi e la nave Sea Watch li ha salvati. A bordo di quella nave non ci sono migranti, ma naufraghi. Che siano naufraghi è il motivo per il quale lo stesso Salvini dice che bisognava riportarli in Libia. Nel momento in cui queste persone sono state sottratte alla morte è una sciocchezza considerarli migranti”, ha spiegato De Falco. “Essendo naufraghi, a rigore, non si dovrebbe applicare neanche la famosa regola di Dublino, non è detto che debba farsene carico il primo Paese d’approdo. Ed è questo che andava chiarito, invece di rimanere assenti da scuola come hanno fatto. Nel momento in cui un naufrago arriva sulle coste italiane, non si applica Dublino 3. Questo andava affermato nelle sedi dove si doveva discutere di Dublino 3 e dove il governo, soprattutto la parte rappresentata da Salvini, non è mai andato. Le Ong non fanno politica, fanno ciò che necessita laddove mancano le istituzioni. Se fossero in mare navi della guardia costiera, le ong non ci sarebbero. La geografia non è un’opinione. Vanno a Lampedusa perché è la più vicina. Malta è più distante dalla Libia rispetto a Lampedusa. Si andrà avanti così perché il governo, con la complicità di Bruxelles, sta alimentando il traffico di esseri umani. Noi stiamo pagando centinaia milioni di euro a delinquenti, fornendogli motovedette. La guardia costiera libica è composta da varie milizie, una di queste è comandata da una persona che è stata comandata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu perché è un conclamato trafficante di esseri umani. Il trafficante di esseri umani, giustamente additato da Salvini e dal governo, non è qui, è lì. Il governo deve rendersi conto che sta aiutando i trafficanti”, ha concluso il senatore dissidente del Movimento.
E mentre 40 persone sono in balia del mare, la stampa nostrana inizia a muovere fango contro Giorgia Linardi, la portavoce di Sae Watch per l’Italia, accusandola di voler portare ‘l’invasione’ e di guadagnare cifre spropositate.
Intanto la Linardi oggi ribadisce dall’isola di Lampedusa che “La Libia non è un porto sicuro”.

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