venerdì, 27 Novembre, 2020

Gucci si affida all’estro del geniale regista Gus Van Sant

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L’inimitabile e ineguagliabile estetica del direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, riassunta in un cortometraggio di 19 minuti. L’altra sera, alle 21:00, è stato diffuso il primo episodio del film in sette puntate diretto dal grande regista statunitense Gus Van Sant (tra le sue pellicole più celebri e celebrate ricordiamo “Will Hunting – Genio Ribelle”, “My own Private Idaho” e “Milk”) e dallo stesso Michele. La maison fiorentina ha scelto di presentare, attraverso il linguaggio cinematografico, la sua nuova collezione dal titolo ‘Overture of something that never ended,’ attraverso l’omonima mini-serie durante il GucciFest, festival di moda e cinema digitale che proseguirà fino al prossimo 22 novembre. L’elaborato audiovisivo è stato condiviso su molteplici piattaforme tra cui YouTube, Weibo ed è stato anche inserito nel sito dedicato GucciFest.com, raggiungendo un pubblico globale enorme, come testimoniano le cifre, con oltre 384mila visualizzazioni su YouTube, 235mila su InstagramTV, migliaia di commenti e reazioni raggruppati dagli hashtag #GucciFest e #GucciOverture anche su Twitter.

Il brand ha inaugurato senza alcun dubbio un nuovo e inedito modo di lanciare le nuove proposte delle case di moda, andando oltre i canonici appuntamenti stagionali, proprio come espresso da Michele in occasione della pubblicazione del suo manifesto ‘Appunti dal Silenzio’, che preannunciava la scelta di codici linguistici alternativi e di nuovi format di comunicazione. “Ho deciso – aveva scritto lo stilista – di costruire un percorso inedito, lontano dalle scadenze che si sono consolidate all’interno del mondo della moda e, soprattutto, lontano da una performatività ipertrofica che oggi non trova più una sua ragion d’essere. Nel mio domani abbandonerò quindi il rito stanco delle stagionalità e degli show per riappropriarmi di una nuova scansione del tempo, più aderente al mio bisogno espressivo”.

Sicuramente, ‘Overture of something that never ended’ è intriso del linguaggio estetico del creativo romano, interpretato attraverso l’innovativo canone visivo di Van Sant. Girata a Roma, la serie ha come protagonista l’attrice, artista e performer Silvia Calderoni e vedrà la partecipazione di altri volti noti vicini al marchio come il critico d’arte Achille Bonito Oliva, la coreografa Sasha Waltz,e i musicisti Billie Eilish, Harry Styles e Florence Welch.
Nel primo episodio, lo spettatore è immerso nella bizzarra routine mattutina della protagonista che, in una scena, lancia dal balcone un abito della prima sfilata Gucci ideata da Michele. Il vestito, insieme ad altri articoli della collezione autunno-inverno 2015 che appaiono nel film, è parte integrante della collezione Ouverture, contraddistinta da un’etichetta ricamata con la scritta ‘Something that never ended’. In altre scene Silvia controlla la posta, tra cui spiccano numerosi inviti alle sfilate di Gucci, segue una lezione in televisione dello scrittore e filosofo Paul B Preciado, fino all’arrivo di un visitatore che gira in bicicletta tra le stanze dell’appartamento. Intanto, nell’altra stanza, una band suona brani di Jamison Baken.
Il progetto GucciFest non è solo un catalizzatore di attenzione per il brand, essendo promotore di quindici giovani talenti emergenti indipendenti scelti dal direttore creativo, i cui lavori verranno a poco a poco svelati attraverso altrettanti film di moda. Nei giorni scorsi è toccato ad Ahluwalia (oltre 15mila visualizzazioni) e Collina Strada (oltre 12 mila). L’altro ieri è stata la volta di Gui Rosa e Rui.

GucciFest ha introdotto un nuovo modello in termini di contenuti, linguaggio, tempistica e condivisione che sembra quasi aver trovato una strada differente, fatta più di emozione che di racconto, rispetto al termine che ha maggiormente segnato la comunicazione di moda negli ultimi anni: storytelling.

 

Andrea Malavolti

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