giovedì, 23 Maggio, 2019

Guerra commerciale Usa-Cina: accordo più vicino

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La guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbe concludersi, nei prossimi mesi, con un accordo complessivo tra le due maggiori economie del pianeta. Le possibilità di un accordo sul corposo dossier commerciale hanno favorito un clima positivo nei mercati azionari. All’inizio della settimana l’indice Composite di Shangai passa dal 2,68% a 2,754 punti, così come balza in avanti l’indice Shenzhen a quota 1.440.

Anche la Borsa di Tokyo ha chiuso ai massimi rispetto ai due mesi precedenti. L’indice di riferimento Nikkei 225 ha fatto registrare il suo finale migliore da metà dicembre (ha chiuso a 21.281,85 punti, in crescita dell’1,82%).

Questa svolta è maturata nel corso dei negoziati delle scorse settimane.

Il bilaterale tra Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, durante il summit del G20 a Buenos Aires, nel dicembre scorso, ha portato i suoi frutti: l’accordo per una tregua sui dazi di novanta giorni a partire dal 1° gennaio. Inoltre, Trump ha accettato di annullare gli aumenti tariffari previsti su 200 miliardi di prodotti esportati dal Paese asiatico verso gli Stati Uniti (sarebbero dovuti salire dal 10% al 25%, dal 2019).

Nello stesso modo, la Cina ha concordato di acquistare un ammontare, molto sostanzioso, di prodotti agricoli, energetici e industriali dagli Stati Uniti per ridurre lo squilibrio commerciale tra i due paesi.

Dunque, i capi delle due super-potenze mondiali hanno pattuito una tregua nella guerra commerciale che li vede contrapposti e che porta con sé una probabile flessione della crescita globale, stimata dall’Ocse, per il 2019, in due decimali di punti di Pil.

In questo periodo “di armistizio” sono proseguiti i negoziati: a Pechino, il presidente Xi ha chiuso il primo giro d’incontri con la controparte americana, parlando di “progressi importanti” che andranno verificati nel prossimo giro di colloqui, tra qualche giorno, a Washington.

Il presidente americano, Trump ha dichiarato che “siamo più vicini che mai a un accordo. Si stanno facendo buoni progressi nelle trattative”.

L’ipotesi più probabile è che si decida di posticipare la scadenza della tregua oltre il primo di marzo, in modo da continuare a negoziare le soluzioni migliori per entrambe le potenze economiche.

A seguito di questi eventi, si comprende l’entusiasmo dei mercati e delle borse mondiali. Tra le ragioni che spingono maggiormente per un accordo, troviamo il deterioramento dei dati sul commercio cinese e le pressioni che la guerra commerciale può esercitare sulla perfomance dei mercati azionari americani.

Rimane, più di ogni altro, il monito del Fondo Monetario Internazionale che ha messo in guardia dal sottovalutare il braccio di ferro con le autorità cinesi: si rischia di innescare nuove pressioni sui mercati finanziari e un repricing degli asset di rischio, perché gli investitori non apprezzano le incognite relative al rallentamento dell’economia cinese, il cui ritmo di crescita è sceso ai più bassi livelli degli ultimi ventotto anni.

Tutto questo avrebbe delle ripercussioni negative anche sull’Europa, compromettendo la già fragile economia del Vecchio Continente.

Paolo D’Aleo

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