lunedì, 18 Gennaio, 2021

Guerra dei dazi: Usa e Cina verso l’intesa

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il rinvio dei dazi su circa 200 miliardi d’importazioni annue di prodotti provenienti dalla Cina. Trump, su Twitter, ha rivelato come i segnali di una intesa tra le due superpotenze economiche si facciano sempre più concreti: “Sono felice di annunciare che abbiamo fatto dei sostanziali progressi nei nostri negoziati commerciali con la Cina, su questioni strutturali che includono la tutela della proprietà intellettuale, i trasferimenti di tecnologie, l’agricoltura, i servizi, la moneta e altri temi. In conseguenza di questi negoziati produttivi, rinvierò l’entrata in vigore dei dazi che era prevista dal primo marzo. Ipotizzando che i progressi tra le due parti continuino, prepareremo un vertice con il presidente Xi a Mar-a-Lago, per concludere l’accordo”.

Nello stesso tempo anche la delegazione cinese si è mostrata soddisfatta di come stiano proseguendo i difficili negoziati su temi di grande rilevanza per il commercio mondiale.

Secondo l’agenzia Nuova Cina, al termine del settimo round di colloqui chiuso domenica a Washington, per il vicepremier Liu He, a capo della delegazione di Pechino, “si sono raggiunti sostanziali progressi e le parti continueranno a negoziare. Passi in avanti sono stati fatti su temi quali trasferimento di tecnologia, protezione dei diritti della proprietà intellettuale, barriere non tariffarie, industria dei servizi, agricoltura e tassi di cambio delle valute”.

I motivi della guerra commerciale sono molteplici: il consistente squilibrio bilaterale con gli oltre 300 miliardi di dollari di avanzo a favore della Cina; la manipolazione della valuta ai fini di una svalutazione competitiva a favore dei prodotti cinesi; il furto di know how tecnologico da parte dei cinesi, ottenuto anche con forme di pirateria informatica; il protezionismo tipico del sistema cinese che rende molto difficile la presenza di investimenti di capitali stranieri nei diversi settori dell’economia del gigante asiatico.

Negli scorsi anni, i conflitti commerciali tra Usa e Cina, passavano attraverso lo strumento dei ricorsi al Wto, il tribunale del commercio internazionale.

Dall’elezione di Donald Trump, la nuova strategia politico-commerciale della sua presidenza prevede misure unilaterali di protezione del commercio americano, soprattutto tramite l’imposizione dei dazi.

L’ultima raffica di dazi doveva portare le tasse su 200 miliardi di merci cinesi dal 10% al 25%. Tuttavia, l’atteggiamento di Xi Xinping è stato flessibile e disponibile al dialogo, per tutelare l’economia cinese che avrebbe tutto da perdere dall’imposizione di forti dazi americani (anche se, va detto, equivalente ai dazi in vigore in Cina).

La prosecuzione del negoziato ha indotto le borse ad una riapertura settimanale all’insegna dell’ottimismo. I sostanziali progressi nelle trattative hanno spinto in rialzo di oltre il 5% la borsa di Shangai, bene anche altri listini asiatici come Tokyo, in rialzo dello 0,48%.

Maggiore cautela per i listini europei, con Milano tra le migliori con un più 0,9%, Parigi sale dello 0,45%, Francoforte in rialzo dello 0,7%.

Dunque, sembra che dopo due anni di tensioni, la grande guerra commerciale tra Usa e Cina non ci sarà.

Il paese guidato da Xi ha la necessità di garantire le proprie esportazioni sul mercato Usa, quasi il quadruplo del reciproco; nello stesso tempo, nella controparte americana, permane il dubbio che la Cina stia facendo dei gesti distensivi, come il significativo aumento di acquisti di prodotti agricoli statunitensi, lasciando, tuttavia, intatto il protezionismo strutturale della propria economia.

Dall’altra parte, Trump in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, deve accreditarsi come l’uomo in grado di tutelare al meglio la forza economica del proprio paese, dando seguito al motto, che gli ha portato tanta fortuna elettorale, dell’ America First Again.

Paolo D’Aleo

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