domenica, 8 Dicembre, 2019

GUERRA FRATRICIDA

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Sale di ora in ora il bilancio delle vittime in Libia. Dagli ultimi dati ricevuti, sarebbero 147 i morti e 614 i feriti provocati dall’offensiva sferrata dalle forze fedeli al generale Khalifa Haftar contro Tripoli. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha reso noto: “Stiamo inviando rifornimenti sanitari in appoggio agli ospedali dell’area di Tripoli, che sono travolti dall’emergenza”.
Secondo fonti Onu: “Numerosi civili sono bloccati in zone interessate dal conflitto, come Sawani, Azizia, Qasr Ben Ghashir, Khallet Forjan, Ain Zara e Wadi Al-Rabee, impossibilitati a raggiungere zone relativamente più sicure”.
L’agenzia Onu ha anche riferito: “Due giorni fa, l’11 aprile, bombardamenti indiscriminati su aree densamente popolate e residenziali di Al-Swani, nella periferia meridionale di Tripoli, hanno provocato la morte di un civile e tre feriti, due dei quali sono in condizioni critiche. In appena una settimana sono stati uccisi tre operatori sanitari e cinque ambulanze sono state messe fuori uso”.

I media locali libici hanno riferito di raid aerei messi a segno dall’aviazione dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Khalifa Haftar nella zona di Ain Zara, a Sud-Est di Tripoli, e di violenti scontri in corso nell’area di Azizia, a Sud-Ovest della capitale libica.
Il portavoce militare dell’Lna, Ahmed al Mismari, aveva annunciato: “Le operazioni delle nostra forza aerea aumenteranno nelle prossime ore”.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, interpellato a Bari, a margine del suo intervento al Politecnico, ha detto: “In Libia c’e’ il concreto rischio di una crisi umanitaria che vogliamo scongiurare. Io vi dico che se ci sarà crisi umanitaria l’Italia saprà affrontarla. Pur dialogando con tutti, sosteniamo l’azione delle Nazioni Unite. Riteniamo che tutti gli attori stranieri, cioè gli esponenti della comunità internazionale debbano lavorare tutti insieme per non consentire che le divisioni sul territorio libico, tra gli attori libici, si possano riprodurre e amplificare nell’ambito della comunità internazionale”.
Ma non c’è nessuna tregua in Libia. Gli uomini del generale Khalifa Haftar hanno compiuto un’incursione aerea contro un complesso di forze fedeli al governo libico di concordia nazionale vicino ad Ain Zara, a sud-ovest di Tripoli. Nei raid è stata colpita anche una scuola elementare. Sfondato il fronte sud, le forze del generale hanno quindi conquistato la città di El-Azizia, a circa 50 chilometri dalla capitale. Gli aerei dell’esercito nazionale libico hanno poi colpito la base militare di Rahbet Al-Deroua nella zona di Tajoura, a est di Tripoli. Lo riferisce Libya Observer. Nella base è di stanza il 33esimo Reggimento Fanteria guidato da Bashir Khalafullah al-Maqni.

Le forze vicine al Governo libico di concordia nazionale hanno intanto annunciato l’arresto di diversi uomini fedeli al generale Haftar nella città di Zwara, a ovest di Tripoli. La risposta militare del Governo libico di Al Sarraj, finora sembrerebbe debole.
Intanto, il presidente della Camera libica dei Rappresentanti, il Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha rivolto un appello alla popolazione, chiedendo sostegno alle forze del generale Haftar. Nella prima sessione del Parlamento a Bengasi, Saleh ha quindi chiesto di sostenere l’operazione per liberare Tripoli per tutelare l’unità del territorio libico. All’inizio della riunione del Parlamento, Saleh ha quindi detto: “Terremo elezioni dopo che l’esercito nazionale libico avrà liberato Tripoli”. Saleh ha anche chiesto alla comunità internazionale di revocare l’embargo sulle armi imposto all’esercito libico.
Al Serraj sembrerebbe prossimo ad essere destituito da Haftar si appresterebbe a conquistare Tripoli.

Dunque, presto potrebbero cambiare gli interlocutori in Libia. Le Nazioni Unite e le altre potenze, con ritardo stanno avviando azioni diplomatiche ancora poco incisive sulla tragedia libica sempre più infuocata.
Il recente summit della Lega Araba a Tunisi con l’Unione europea, l’Onu e l’Unione Africana che avrebbe voluto risolvere la questione libica pacificamente, sarebbe fallito ed Haftar si sta imponendo con la forza. Al Sarraj, recentemente, è stato abbandonato anche da alcuni suoi collaboratori al governo della Libia.
Tuttavia, il maresciallo della Cirenaica, Khalifa Haftar, respinto a Tripoli ha incassato l’appoggio del Cairo. Il comandante dell’Esercito nazionale libico è volato, a sorpresa, dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi che si è apertamente schierato con lui. In una nota stringata ma inequivocabile della presidenza egiziana si legge: “L’Egitto conferma il sostegno agli sforzi per combattere il terrorismo, i gruppi estremisti e le milizie per ottenere la sicurezza e la stabilità per i cittadini libici e per consentire la creazione di uno stato civile, stabile e sovrano”.

Gli sforzi citati non sembrano dare i risultati cercati da Haftar sul campo di battaglia. Le sue truppe non avanzano verso Tripoli e ricorrono a bombardamenti che non hanno risparmiato scuole e ambulanze. Secondo l’Onu, oltre a una scuola deserta ad Ain Zara, sono state colpite anche otto ambulanze. Le Nazioni Unite hanno giudicato i raid gravi violazioni delle leggi internazionali e saranno segnalati al Consiglio di sicurezza e alla Corte penale internazionale”.
Il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi. Da Bengasi, secondo fonti mediche dell’ospedale Al Jalaa, sono almeno 100 i soldati di Haftar caduti in battaglia. Si sono invece salvati i due piloti che erano a bordo del caccia abbattuto dalla contraerea di Tripoli su Ain Zara. Le forze di Tripoli hanno comunicato il suo abbattimento, il portavoce dell’Esercito nazionale libico ha invece riferito che il jet è precipitato per un guasto.
A pagare il prezzo più caro sono ancora una volta i cittadini libici. Il numero degli sfollati è schizzato a 16 mila. Secondo i dati forniti dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, solo nelle ultime 24 ore circa 2 mila persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Le Ong continuano a esprimere forte preoccupazione per il destino delle centinaia di rifugiati rinchiusi nei campi di detenzione nei pressi della capitale.
AfriCom, il comando del Pentagono che copre l’Africa, ha annunciato oggi al Consiglio presidenziale libico guidato dal premier onusiano Fayez Serraj, che un team di forze speciali statunitensi rientrerà in Libia. Gli operativi americani, precedentemente rimossi per ragioni di sicurezza, saranno acquartierati a Misurata, città-stato schierata al fianco del progetto di stabilizzazione delle Nazioni Unite che sta guidando le forze che proteggono Serraj e Tripoli contro il tentativo di attacco lanciato giovedì scorso dal signore della guerra dell’Est libico, Khalifa Haftar.

A Misurata si trovano anche i militari della Folgore che proteggono l’ospedale da campo che l’Italia ha inviato tre anni fa, a sostegno dei combattenti misuratini che hanno sconfitto il Califfato baghdadista che aveva creato a Sirte la sua roccaforte.
Secondo fonti libiche, il rientro americano avverrebbe in modo discreto. Il ruolo degli specialisti Usa non sarebbe operativo, ma avrebbe compiti di consulenza per i misuratini, oltreché essere una forza di pronto intervento. Washington teme un’escalation e sta lavorando a stretto contatto con l’Italia, che sul fronte libico viene considerata dagli Stati Uniti il partner più affidabile.
Ieri il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha ricevuto alla Farnesina l’ambasciatore americano Lewis Eisenberg; nei giorni scorsi, il premier Giuseppe Conte ha parlato dei continui contatti tra Roma e Washington (contatti confermati anche dal senatore Lindsey Graham in un’intervista al CorSera pubblicata oggi, in cui ha spiegato che nell’ambito di una partnership più ampia a sfondo Siria, gli Usa sono disposti a impegnarsi di più sulla Libia).
Sul fronte diplomatico, Roma dovrebbe avere un ruolo centrale. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riceverà il vice premier del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Ahmed Maitig, e il ministro degli Esteri qatariota, nonché delegato del dossier libico, Mohammed Al Thani.
Oggi, il premier Conte ed il ministro degli Esteri, Moavero, incontreranno il vicepremier e ministro degli Esteri qatarino, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Il Qatar, alleato italiano (ma anche partner americano: ospita l’hub del CentCom), è uno dei principali sponsor delle milizie che difendono Serraj. L’incontro viene descritto tra gli sforzi diplomatici del governo italiano per evitare l’escalation della soluzione militare.
Sempre oggi, a Roma arriverà il vice di Serraj, Ahmed Maitig che avrà una serie di incontri. L’esponente misuratino incontrerebbe Conte e il ministro Moavero. Potrebbe esserci anche un colloquio con il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Dal campo di battaglia arrivano conferme che le forze haftariane sono sostanzialmente in stallo. L’avanzata è stata pressoché bloccata. Le forze di Serraj hanno respinto l’offensiva degli uomini affiliati ad Haftar verso Suani Ben Adem, 25 chilometri a sudovest di Tripoli. Mentre altre truppe sono state isolate, aggiungono le fonti dal posto, rimaste tagliate fuori dalle retrovie. Il generale Abuseid Shwashli, che comanda le truppe pro-Serraj nel distretto sudovest, ha parlato di una controffensiva lungo quella fascia. L’Ansa ha avuto conferma delle presenza di forze speciali francesi nella zona di Garian, osservatori nel cuore dei combattimenti.
Purtroppo, il governo italiano si sta attivando con notevole ritardo su un’azione militare iniziata da Haftar oltre due mesi fa.

Salvatore Rondello

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