sabato, 4 Aprile, 2020

Gutgeld, Renzi e “l’economia dei desideri”

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Gutgeld-RenziNon si può derubricare come un intervento da consigliere del “futuro” Principe, il sindaco di Firenze e candidato alla segreteria del Pd e alla premiership del Pd Matteo Renzi, l’intervista rilasciata a “Repubblica” dal senatore democrats Yoram Gutgeld sulla legge di Stabilità. Si tratta, invece, di una vera e propria illustrazione (e interpretazione) del programma economico di Renzi, che segna un “ritorno al passato”, quello della candidatura alle scorse primarie in nome di una svolta verso il centro, segnata dal sostegno al governo di Mario Monti nel 2012, a partire dalle riforme del mercato del lavoro e delle pensioni, in alternativa alla pur scolorita opzione socialdemocratica di Bersani.

Un liberismo temperato appare caratterizzare la proposta di Gutgeld, che sul piano politico significa la volontà di Renzi, emersa alla recente Convention “digitale” alla Leopolda, di non perdere il consenso moderato che lo ha fatto apprezzare più che a sinistra dal grande capitale, soprattutto quello emergente, del nostro Paese, all’insegna di quel “ma anche” di veltroniana memoria. Nel merito, al di là della propaganda che emerge dalla proposta di una manovra “shock da 20 miliardi”, le tesi di Gutgeld, al fondo finalizzate al rilancio dei consumi penalizzati anche da questo Governo, si scontrano con la brutale realtà delle prescrizioni europee e del Cerbero-Merkel in materia di conti pubblici, che non può essere aggirata con i desideri di rinegoziare le regole comunitarie sui debiti sovrani o con coperture di fantasia, all’insegna del deprecabile wishful thinking.

È così per il taglio di 100 euro al mese di Irpef sui redditi sotto i 2000 euro, attraverso la vendita degli assets di Stato: una nuova stagione di privatizzazioni, dai risultati aleatori e che, comunque, come negli anni che vanno dal 1992 ad oggi, rischia di “socializzare le perdite e privatizzare gli utili”. Ma poiché la vendita di quote delle società e del patrimonio immobiliare pubblici avrebbe carattere congiunturale, per un anno, sul piano strutturale l’ex consulente di MacKinsey propone di ridurre la spesa sociale e di perseguire la lotta all’evasione fiscale. Sul primo versante tagliando gli assegni previdenziali che superano dalle tre alle sette volte le pensioni minime; sul secondo dal recupero di risorse dall’evasione fiscale, a partire dall’indicazione (giusta!) della tracciabilità delle transazioni.

Il limite di queste scelte però, è l’alea rappresentata dall’entità delle risorse da recuperare e da destinare ad un nuovo Welfare , anche in considerazione della circostanza che in materia di pensioni già erogate l’ostacolo potrebbe essere quello della Corte Costituzionale e dei diritti quesiti. In verità, le tesi di Renzi-Gutgeld sembrano indicare la strada di una politica economica fatta di desideri, destinata a scontrarsi con la realtà. E intanto, il Paese è in ginocchio a causa del dogma monetarista tedesco e della recessione in cui siamo e che il governo vuole nascondere, ma, come nella fiaba di Andersen “Il re è nudo!”.

Maurizio Ballistreri

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