giovedì, 3 Dicembre, 2020

Craxi, l’eretico che aprì le finestre rompendo i vetri

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Un bambino che punta con una fionda una finestra di una Chiesa e ne rompe i vetri. Con quell’immagine si apre e si chiude il nuovo film di Gianni Amelio, Hammamet, che uscirà domani nelle sale cinematografiche e presentato oggi in anteprima al Cinema Adriano di Roma. È forse l’immagine più esaustiva della politica di Bettino Craxi, tutta volta a rompere gli schemi e a far cambiare aria alla “Chiesa della sinistra”.
È anche l’immagine più politica che troviamo nel film che lo stesso Amelio tiene a precisare più volte “Non è apologetico, non è politico, ma è umano”. “È la storia degli ultimi mesi di un uomo politico che ha perso il potere, che ha fatto la storia di questo Paese, ma del quale non si parla più da anni”.
La storia della “caduta del re” di quello che è stato l’uomo politico più discusso e divisivo degli anni, tanto che gli stessi suoi figli si sono ‘divisi’ dopo la sua morte.
Dopo Stefania, nel film detta Anita, come la donna più amata da Garibaldi, l’altro vero figlio di Craxi nel film, più che da Bobo, è rappresentato da Fausto (ragazzo misterioso e figlio di un vecchio amico socialista, Vincenzo Sartori), caparbio e deciso come lui a distruggere il piccolo mondo antico e superato dei padri.
A un certo punto quando i due, Fausto e il presidente, si ritrovano l’uno di fronte all’altro con il carrarmato in mezzo, sembra di assistere a un duello in cui il vecchio presidente del Consiglio sfida il giovane scoprendo le sue carte.
Anche qui i riferimenti ‘politici’ non mancano. “Sai perché i bolscevichi mandavano i carrarmati a sedare le rivolte? Perché non hanno faccia, al contrario di armi e fucili per le quali invece dietro c’è un soldato e un volto e quindi ci devi mettere una faccia”.
Nel film invece Bobo prova a riprendere l’eredità del padre che lo stesso Craxi chiama “maledizione”. Fausto si dividerà da Anita fino all’ultimo quando lui si schiererà tra quelli che ammazzano i padri pur di redimerli e dimenticarli, mentre Anita proverà sempre a far ricordare il suo.
L’uomo Craxi viene riprodotto fedelmente fino a lasciare a bocca aperta dall’attore Pierfrancesco Favino, il quale è riuscito in modo spettacolare nella caratterizzazione vocale e gestuale del segretario socialista.
Nel film si mescolano personaggi fittizi e reali, ma la sceneggiatura di Amelio e Taraglio è tutta centrata sull’uomo vicino alla sua morte fisica dopo quella politica, colto e intelligente, ma soprattutto cocciuto che così come aveva fatto politica “guardando dall’alto”, conduce i suoi ultimi giorni sentendo su di se tutta l’ingiustizia di un Paese che sembra non averlo capito. Non lo comprende il popolo che gli ha tirato le monetine, rappresentato da un gruppo di turisti che lo insultano, non lo capisce la politica, nemmeno quella opportunista del vecchio democristiano che passa a trovarlo e che lo invita a tornare e a mettere da parte l’orgoglio. Quando il vecchio leader socialista fa notare che alcune tangenti servivano anche a salvare gli oppositori ai regimi, il democristiano navigato lo redarguisce: “Questo è stato l’altro errore”.
Craxi alla fine muore, ma ci lascia con un sogno che si trasforma in un incubo alla fine del quale il presidente malato e in lacrime dice: “Che coraggio c’è nel parlare male degli altri? Che coraggio ci vuole nel cospargere veleno?”.

Il film “Hammamet”, prodotto Pepito Produzioni, uscirà domani, 9 gennaio, nelle sale cinematografiche. La federazione romana del Psi ha organizzato un dibattito e la proiezione del film, giovedì 9 gennaio, alle ore 17.30, presso il Nuovo Cinema Aquila (Via l’Aquila 66) a Roma, alla presenza del segretario del Psi Enzo Maraio, Bobo Craxi, Ugo Intini, storico portavoce del Psi e Andrea Silvestrini, segretario della federazione metropolitana di Roma. I giornalisti sono invitati a partecipare.

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Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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