mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Hong Kong in piazza contro l’autoritarismo della Cina

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Di nuovo migliaia di persone nelle piazze e nelle strade a protestare e di nuovo centinaia di arresti e dura repressione. È questo quello che si è verificato a Hong Kong ieri, primo luglio, quando è entrata in vigore, senza passare dal Parlamento dell’ex colonia britannica, la nuova legge sulla sicurezza nazionale voluta dalla Cina. Il regime comunista di Pechino con questo strumento ha messo unilateralmente la parola fine a quella indipendenza amministrativa che pur era stata riconosciuta a Hong Kong ventitre anni fa al momento della sua restituzione alla Cina da parte del Regno Unito.

E non a caso proprio mercoledì primo luglio, giorno di questo anniversario, la normativa è entrata in vigore. Con questa legge ogni dissenso interno può essere perseguitò come sovversivo, ogni rivendicazione di libertà e indipendenza può essere duramente sanzionata. Le pene previste vanno da tre anni all’ergastolo e coloro che verranno arrestati o indagati potranno essere giudicati da tribunali cinesi. Oltre all’immediata reazione popolare si possono notare già i primi segnali del clima di terrore che si sta propagando: i responsabili del movimento “Demosisto” che si batte per le libertà democratiche ne hanno lasciato la guida non essendoci più le condizioni per poter svolgere liberamente la loro attività e sono numerosi i profili chiusi su internet per timore di ripercussioni mentre i negozi che venivano considerati a favore dei manifestanti hanno eliminato qualsiasi riferimento alla protesta in atto.

 

Con questa legge il regime comunista cinese ha eliminato lo stato di diritto a Hong Kong. Immediate le reazioni internazionali da parte del Consiglio Europeo che ha manifestato grave preoccupazione per quanto sta accadendo e del Segretario di Stato americano Mike Pompeo che ha annunciato che non si potrà guardare questa situazione solamente come un affare interno cinese mentre la Camera Usa ha votato nuove sanzioni. Lo stesso Premier inglese Boris Johnson ha reagito duramente riservandosi di verificare se la normativa sulla sicurezza nazionale applicata a Hong Kong non sia in contrasto con l’accordo di restituzione dell’ex colonia britannica, che prevedeva per Hong Kong una sorta di indipendenza amministrativa, e annunciando un cambiamento della normativa sull’emigrazione offrendo la cittadinanza ai cittadini di Hong Kong che la richiederanno. La Cina comunista gioca la sua carta di repressione e di autoritarismo proprio nel momento in cui si fa più forte la sua presenza economica e finanziaria nel mondo. Anche l’Italia è fortemente interessata e coinvolta. La cosiddetta “Via della Seta” ha determinato il grande interesse cinese verso i porti del nostro Paese, in particolare quello di Trieste, e verso le infrastrutture collegate. La speranza è che gli interessi economici non penalizzino il ruolo che l’italia deve rivestire dal punto di vista internazionale in difesa della libertà e della democrazia. È quindi auspicabile una forte azione, che per il momento non c’è stata, del nostro governo a favore delle richieste dei cittadini di Hong Kong.

 

Alessandro Perelli

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