domenica, 12 Luglio, 2020

Hong Kong: (per la prima volta sarà) vietato ricordare la strage di piazza Tienanmen

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Continua a salire la tensione a Hong Kong.
Dopo l’approvazione, da parte del Parlamento cinese, della discussa legge sulla sicurezza nazionale nell’ex colonia inglese, è arrivato il diniego a celebrare le commemorazioni della strage di Piazza Tienanmen.
Un eccidio avvenuto nel 1989, quando una protesta civile venne spenta nel sangue dalla violenza del regime cinese. Una vicenda che scosse il mondo intero.
Le motivazioni addotte, per negare le celebrazioni degli eventi di Tienanmen nel territorio di Hong Kong, attengono all’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Coronavirus, in vigore fino al quattro giugno. Con il relativo divieto di raduni con più di otto persone.
Come riporta il quotidiano Oriental Daily, la polizia di Hong Kong ha emesso una lettera di obiezione alla veglia del 4 giugno. Una commemorazione che si tiene dal 1990: è l’unica iniziativa che ricordi la strage dell’89 a tenersi sul suolo cinese e ogni anno vede coinvolte circa centomila persone.
La commemorazione si svolge con la suggestiva accensione delle tradizionali candele in ricordo delle vittime dell’eccidio di piazza Tienanmen, di cui ancora oggi, rimane incerto il numero delle vittime.
Tuttavia, per aggirare il divieto, da giorni circolano appelli in cui si chiede ai cittadini di organizzare delle veglie private, che non superino il numero massimo di otto persone.
In questo modo vengono “rispettate” le norme e, nello stesso tempo, si tiene vivo il ricordo di quei tragici giorni del lontano 1989, rinnovando la battaglia per la democrazia e la libertà a Hong Kong e in tutta la Cina.
Nella nota della polizia locale si legge: “Gli assembramenti pubblici sono attività ad alto rischio, sono dovute a grandi riunioni di folla. L’evento non solo aumenterà la possibilità che i partecipanti contraggano il virus ma minaccia anche le vite e la salute dei cittadini”.
Una minaccia alla salute che, stando ai dati, sembra eccessiva: infatti, Hong Kong è riuscita ad affrontare in maniera brillante il lockdown, facendo registrare 1.082 casi positivi ma solamente quattro decessi dall’inizio della pandemia.
Dunque, si comprende la strumentalità del divieto alla commemorazione, tanto più in un periodo dove la repressione della polizia, con la complicità del governatorato locale, sta mietendo vittime e numerosi arresti di cittadini inermi.
È utile ricordare che dopo 155 anni di governo coloniale britannico, dal 1997 Hong Kong venne nuovamente ceduta alla Cina, componendo la Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong.
Dal secondo dopoguerra, Hong Kong divenne una delle quattro “tigri asiatiche”, insieme a Singapore, Taiwan e Corea del Sud. In questi Paesi le economie si sono sviluppate rapidamente con elevati livelli di crescita tra gli anni Sessanta e i primi anni del nuovo millennio.
Negli scorsi giorni, nel pieno della “reclusione sanitaria” è arrivata dalla Cina l’approvazione di un dispositivo legislativo per cui Hong Kong non gode più di “un alto grado di autonomia” da Pechino, come promesso dalla Basic Law, che regola il rapporto tra Pechino e l’ex colonia britannica dopo il ritorno alla Cina.
In questo quadro, il divieto alla commemorazione dei fatti di Tienanmen dimostra il tentativo di ridurre gli spazi di democrazia e di libertà dei cittadini di Hong Kong, facendo venir meno il difficile compromesso raggiunto nel 1997, dove si assicurava l’autonomia della Regione Speciale, attraverso il modello “un Paese, due sistemi”, che oggi sembra arrivato al capolinea.

Paolo D’Aleo

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