mercoledì, 19 Giugno, 2019

Hong Kong, pronti alla rivolta contro la Cina, legge rimandata

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Una vera e propria rivolta quella dell’ex Colonia britannica di Hong Kong passata dal 1997 sotto il protettorato cinese. Adesso i manifestanti hanno ottenuto il rinvio dell’esame della legge sulle estradizioni contro la quale hanno protestato per giorni. La legge della discordia regola le procedure di estradizione tra Hong Kong e la Cina continentale e se entrasse in vigore Pechino potrebbe ottenere la regolare estradizione dei sospetti (o dei nemici) da processare.
I critici denunciano le ingerenze di Pechino e la violazione dello statuto speciale che era stato concesso al paese 22 anni fa. Il testo è stato presentato il 10 giugno. La seconda lettura, prevista il 12, è stata rinviata di fronte a manifestazioni che stanno mandando in tilt la città. Il voto è atteso per il 13 giugno.
Si pensava al peggio, le proteste si erano accese e gli agenti antisommossa hanno risposto sparando gas lacrimogeni e fumogeni anche all’interno del Parlamento dove erano riusciti ad arrivare i manifestanti.
La maggioranza filo-cinese, capeggiata dal capo esecutivo (capo del governo) Carrie Lam, sostiene che le nuove regole siano necessarie per colmare un vuoto legislativo ed evitare che la città-stato diventi un “rifugio per criminali” generici, ma di fatto si tratta di un modo per controllare ancora di più Hong Kong. Ma difficilmente il Partito comunista cinese lascerà che nell’ex colonia britannica ci sia troppa indipendenza e come nelle proteste passate il governo cinese ha accusato i manifestanti, attraverso i quotidiani di regime, di essere manipolati da forze straniere.

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