sabato, 7 Dicembre, 2019

Hong Kong rivolta degli studenti. Le minacce della Cina

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Oltre un centinaio gli studenti sono ancora asserragliati da domenica all’interno del Politecnico di Hong Kong. Lo ha comunicato la responsabile del governo dell’ex colonia britannica, Carrie Lam, che ha invitato i manifestanti ad “arrendersi, uscendo in modo pacifico e seguendo le istruzioni della polizia”.
Lam ha assicurato che il suo governo sta cercando “una soluzione pacifica” al confronto tra i dimostranti e la polizia. Però, negli ultimi due giorni, ci sono stati decine di feriti per gli scontri.

Da domenica, circa 600 studenti hanno lasciato l’università situata nell’area di Hung Hom, tra questi 200 minori che si sono consegnati questa mattina alle forze dell’ordine. A loro è stato concesso di tornare a casa dopo un controllo dei documenti, ma Lam non ha escluso che possano comunque essere perseguiti.
Altri manifestanti pro-democrazia a Hong Kong, asserragliati all’interno del campus del Politecnico, sono stati arrestati sul posto. Lo ha riportato la Bbc ricordando che l’assedio delle forze di polizia al campus sta entrando nel suo terzo giorno.
Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha intanto dichiarato che non ci sarà alcun bisogno di chiedere l’intervento dell’Esercito di liberazione della Cina fin quando il suo governo e la polizia potranno gestire i disordini. La governatrice ha anche dichiarato che domani le scuole riapriranno.

La guerriglia urbana nell’ex colonia britannica è in corso da diversi giorni. Riportiamo, di seguito, alcuni episodi dei violenti scontri che sono avvenuti.
La polizia di Hong Kong ha confermato che nella notte tra domenica e lunedì, intorno alle 3, un agente ha sparato tre colpi d’arma da fuoco durante l’assalto di un gruppo di dimostranti mascherati, intenzionati a far scappare una manifestante 20enne ferita alla testa e arrestata. Gli agenti stavano trasferendo la giovane in ospedale quando sono stati attaccati da uomini mascherati che hanno lanciato contro di loro mattoni e un liquido sconosciuto. Un poliziotto, di fronte al “grave pericolo e minaccia per la sua vita”, ha esploso tre colpi ma non ritiene di aver colpito qualcuno. La ragazza è “ricercata”, ha fatto sapere la polizia, condannando l’assalto contro gli agenti per aiutarla a scappare. “Aiutare un delinquente è un crimine serio e la condanna massima dopo un processo è fino a 10 anni di prigione”, hanno ricordato le forze dell’ordine.

Decine di persone, il cui numero potrebbe salire fino a cento, sono state arrestate nell’area di Tsim Sha Tsui, sulla penisola di Kowloon, dove si trova il PolyU, da ieri al centro di durissimi scontri tra studenti-manifestanti e polizia. Secondo quanto emerge da un video postato on line dal quotidiano Apple Daily, le persone, in gran parte giovani, sono state ammanettate con cavi di plastica e fatte sedere faccia al muro per strada nella mattina di oggi a Golden Plaza, e sorvegliate da personale di sicurezza in tenuta anti-sommossa, dietro di loro.
L’operazione appare svolgersi con calma e dalle immagini non trapelano tentativi di resistenza alla polizia. Le persone arrestate avrebbero chiesto alle forze dell’ordine di terminare l’assedio al PolyU, mentre secondo quanto riporta un funzionario citato dal South China Morning Post, le persone sono arrestate per essere scappate dal PolyU e per avere bloccato le strade.

Tra i soldati cinesi ‘volontari’ che sabato, per la prima volta, sono stati visti per le strade di Hong Kong, ufficialmente per aiutare a ripulirle dai detriti, c’erano anche membri della ‘Xuefeng Special Operations Brigade’, un’unità speciale antiterrorismo. I militari in questione erano facilmente riconoscibili per le magliette da basket (blu o arancione) che indossavano. Su queste, c’era la scritta che indicava la brigata di appartenenza: parte del Commando Occidentale, sotto il quale rientrano anche Xinjiang e Tibet, la Xuefeng è una delle brigate più importanti in Cina.

I movimenti di truppe sono un tema sensibile di cui Pechino non dà notizia, quindi non si sa da quanto tempo sono presenti a Hong Kong. Ma, ha sottolineato il China South Morning Post, la settimana scorsa militari di questa brigata sono apparsi sul canale militare della tv di Stato mentre cercavano oggetti in stanze piene di gas lacrimogeni, senza l’aiuto di maschere.
Per la prima volta da quando l’ha acquistato dieci anni fa, la polizia di Hong Kong ha usato un controverso dispositivo sonoro anti-sommossa nell’area intorno al Politecnico dove si sono registrati violenti scontri. Secondo le forze dell’ordine, l’apparecchio non produce danni agli esseri umani, serve per diffondere messaggi importanti in ambienti caotici e molto rumorosi ma non è un’arma.

“Diversamente da quanto riportato dai media, lo Lrad non genera suoni a frequenze ultra basse che causano vertigini, nausea o perdita di orientamento”, ha puntualizzato un portavoce della polizia. I reporter che hanno seguito gli scontri di ieri intorno al PolyU hanno notato un suono a bassa frequenza che proveniva da un blindato della polizia. Per Icarus Wong Ho-yin, esponente del ‘Civil Rights Observer’ citato dal South China Morning Post, il dispositivo ricorda quello usato dalla polizia di New York: “Anche loro dicevano che non era un’arma ma i manifestanti si sentivano male dopo essere stati esposti”.
In un primo tempo, centinaia di studenti hanno cercato di abbandonare il Politecnico di Hong Kong dove sono asserragliati, ma sono stati respinti dai gas lacrimogeni e dai proiettili di gomma della polizia che li ha rimandati indietro, intrappolandoli dentro all’edificio. Lo riferiscono fonti interne al campus che, con foto e video, mostrano i tentativi degli studenti di scappare aprendosi la strada lungo Science Museum Road con bottiglie molotov e lancio di mattoni, ma senza successo. Gli agenti hanno sigillato la scena, lanciando una cortina di gas lacrimogeni a ogni uscita per impedire ai manifestanti di lasciare l’università divenuta la roccaforte della protesta pro-democrazia.

L’assalto della polizia al Politecnico di Hong Kong è stato interrotto per consentire agli studenti asserragliati di uscire spontaneamente e consegnarsi. Lo ha dichiarato il rettore dell’università riferendo il messaggio ricevuto dalle forze di sicurezza. “Siamo stati informati della sospensione temporanea dell’uso della forza con una condizione: se i manifestanti non faranno ricorso alla violenza, anche la polizia si asterrà. Inoltre, abbiamo ricevuto il permesso dalla polizia per voi di lasciare il campus pacificamente e personalmente vi accompagnerò alla stazione di polizia per accertarmi che i vostri casi siano trattati giustamente. Spero che accetterete”, ha concluso.

La polizia si è ritirata dopo aver assaltato il Politecnico di Hong Kong dove sono asserragliati circa 200 studenti. All’alba, dopo una notte di stallo, gli agenti hanno tentato di riprendere il controllo del campus ma hanno incontrato resistenza da parte dei manifestanti che hanno lanciato loro bombe molotov e dato alle fiamme l’ingresso principale per rallentarli, provocando un grosso incendio. Lo ha riferito la Bbc, precisando che le forze di sicurezza si sono quindi ritirate dopo che ha fatto irruzione nel Politecnico dove si erano asserragliati alcune centinaia di manifestanti. Gli agenti, dopo una notte di stallo, sono penetrati nel campus e si sono sentite forti esplosioni. Cecchini della polizia hanno sparato gas lacrimogeni dall’edificio del museo che si trova di fronte all’università mentre agenti anti-sommossa correvano all’interno. Gli studenti hanno dato fuoco a un ingresso del Politecnico per cercare di rallentare l’attacco e l’incendio continua ad andare avanti.
La polizia di Hong Kong ha avvertito  i manifestanti barricati all’interno del Politecnico (PolyU) che ha fatto ricorso alla “forza minima necessaria”, inclusi colpi di armi da fuoco, se non termineranno gli attacchi agli agenti, ripetutisi nel corso della giornata in cui l’istituto universitario è stato sotto assedio. Lo ha riferito, in un video postato su Facebook, il sovrintendente di polizia Louis Lau Siu-pong, in un messaggio in cantonese in cui cita l’utilizzo di “armi letali” da parte dei manifestanti.

Si tratta del primo avviso di questo tipo emesso dalla polizia di Hong Kong nei confronti dei manifestanti in oltre cinque mesi di proteste anti-governative. Poco prima del messaggio video, in un comunicato diffuso dall’amministrazione di Hong Kong, la polizia aveva fatto nuovamente appello a tutti coloro che fossero ancora all’interno del campus di uscire e di obbedire alle istruzioni degli agenti, aggiungendo che la polizia stava pianificando il prossimo round di operazioni.
Dopo le decine di persone già state arrestate, altri arresti sarebbero in corso nei pressi del campus, secondo fonti di polizia citate dal South China Morning Post. Molti manifestanti sono scesi per le strade in diverse zone della penisola di Kowloon in tarda serata e nei pressi del campus si registrano nuovi scontri tra manifestanti pro-democrazia e gli agenti, intorno alla mezzanotte. Nella zona del Politecnico si trovano anche alcuni parlamentari di orientamento pro-democratico che hanno chiesto alla polizia di porre fine all’assedio del campus.
Hong Kong è quindi ripiombata nel caos, dopo una giornata, quella di sabato, relativamente tranquilla. Un agente di polizia è stato ferito da una freccia lanciata da un manifestante, un veicolo blindato ha preso fuoco, sono infuriati feroci scontri attorno al campus che si è trasformato nella base del movimento pro-democrazia.

La maggior parte delle università della città è stata infatti sgomberata ma gli studenti del Politecnico PolyU, sulla penisola di Kowloon, hanno continuato la loro occupazione e il campus è stato ancora una volta teatro di violenti scontri. I cannoni ad acqua e le auto blindate non sono riusciti a sbloccare la situazione e la violenza è andata avanti per ore. Gli studenti hanno risposto ai gas lacrimogeni degli agenti in assetto antisommossa lanciando mattoni, bombe molotov e altri aggetti contundenti.
I manifestanti hanno anche scagliato frecce, una delle quali conficcatasi nel polpaccio di un agente, e usato le catapulte costruite nei giorni scorsi per lanciare le bottiglie molotov contro la polizia. Gli agenti hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni e agli idranti caricati con liquido chimico blu, per identificare più facilmente gli attivisti, tenendosi comunque a distanza dalle linee di difesa erette dagli studenti-manifestanti. La situazione è “in rapido deterioramento”, ha scritto la polizia in un post su Facebook, condannando con forza l’episodio. “Chiediamo a tutti i cittadini di non dirigersi verso l’area del PolyU”.

Ma gli scontri tra manifestanti e polizia, dopo sabato scorso, si sono fatti particolarmente violenti quando le autorità hanno tentato di riaprire al traffico la galleria più importante per il traffico cittadino. Il tunnel di Cross Harbor, che collega Kowloon con l’isola di Hong Kong ed è vicino all’università, è stato nuovamente bloccato e le cabine di pedaggio sono state danneggiate dai manifestanti. È scoppiato anche un incendio vicino l’ingresso della galleria.
Sebbene la maggior parte delle strade che erano occupate nei giorni scorsi sia già stata riaperta, la tensione e l’incertezza continuano soprattutto dopo che gli attivisti hanno annunciato su Internet che hanno intenzione di continuare lo sciopero anche domani. La tensione crescente ha indotto le autorità ad annunciare la cancellazione delle lezioni in tutte le scuole, dalle materne alle superiori (le aule però dovranno rimanere aperte per dare la possibilità ai genitori di mandare i figli a scuola, qualora ne avessero bisogno). Hanno chiuso i battenti anche la Biblioteca pubblica di Tsim Sha Tsui, il Museo di storia di Hong Kong e il Museo della scienza.

La Cina ha ripetutamente avvertito che non tollererà il dissenso e c’è il timore crescente che Pechino possa inviare truppe per porre fine ai disordini: sabato i soldati dell’esercito di Liberazione Popolare cinese, di stanza a Hong Kong, sono scesi per la prima volta per le strade dall’inizio delle proteste anti-governative, ufficialmente per rimuovere i mattoni. Ma è stato comunque un impressionante sfoggio di efficienza.
Nei giorni scorsi il presidente cinese Xi Jinping ha usato parole molto forti, sostenendo che la crisi minaccia il modello “un Paese, due sistemi” (in base al quale Hong Kong è stata governata dopo il passaggio di consegne dalla Gran Bretagna nel 1997) e che porre fine alle violenze e ripristinare l’ordine sono “il compito più urgente”. Ora è tornato a Pechino, dopo le visite in Grecia e Brasile. E ha trovato la ‘sorpresa’ dello scoop del New York Times che ha pubblicato documenti interni del Partito comunista cinese sulle politiche repressive in atto nella regione autonoma nord-occidentale dello Xinjiang.

Nei ‘file’, anche discorsi segreti dello stesso Xi durante la sua finora unica visita nello Xinjiang, ad aprile 2014, in un periodo in cui si erano verificati diversi attentati attribuiti a militanti uighuri sia nella regione che in altre parti della Cina. In uno di questi discorsi, Xi dice che nell’opera di controffensiva, si deve “essere duri come loro ” e “non mostrare assolutamente alcuna pietà”. Un monito evidente anche per i manifestanti di Hong Kong.
La lotta dei manifestanti di Hong Kong per la democrazia e la libertà, sta per essere completamente repressa dal governo cinese. Una vittoria momentanea perché lo spirito democratico e della libertà si andrà sempre più rafforzando ed anche la Cina vedrà crollare la dittatura politica che ancora esiste.

Salvatore Rondello

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