giovedì, 22 Ottobre, 2020

I comunisti e l’antisemitismo, la prima vittima ebrea, i socialisti rivoluzionari, gli eterni “ciccioni”?

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SFORBICIATE LIBRI – Qualche tempo fa mi trovavo in una libreria di Prati (Roma) per la presentazione di un libro della storica Anna Foa. In sala uomini e donne, quasi tutti di matrice comunista (ex, post o ancora fedeli marxisti). L’ho scoperto dalle reazioni emerse quando ho “osato” affermare che il regime dell’Urss era antisemita e che anche il Pci perseguiva la stessa linea antiebraica. Vi sono state diverse esclamazioni di dissenso sul mio intervento, persino una protesta della libraia (sicuramente una nostalgica del regime sovietico e del vecchio Pci ). Allora, ho chiamato in causa la stessa autrice, Anna Foa, che era rimasta silenziosa, visibilmente imbarazzata. Ed ho ricordato che anche suo fratello, un giornalista scomparso da qualche anno, Renzo Foa (era stato direttore de “l’Unità”, ma poi aveva maturato delle convinzioni liberal socialiste e riformiste) la pensava come me. Anna mi ha dato ragione, confessando che anche lei da anni non si riconosceva nel Pci e l’antisemitismo caratterizzava anche il comportamento di quel partito. Ha lasciato tutti sbigottiti quasi. Ho voluto ricordare questo significativo episodio per far capire che, quando si parla dei nemici dell’ebraismo, si citano solo coloro considerati di destra o di centrodestra. Ci si dimentica cioè che anche nell’Urss, negli altri regimi comunisti dell’est e nello stesso Pci, gli ebrei non erano visti con grande simpatia. Come conferma ora un saggio di grande interesse della storica Alessandra Tarquini (Università La Sapienza), dal titolo “La sinistra italiana e gli ebrei” (il Mulino). Un libro importante che ricostruisce, dal 1892, cioè dalla nascita del partito socialista alla crisi della cosiddetta prima repubblica, i rapporti tra socialisti, comunisti ed ebrei. Accanto alla storia dei partiti, il saggio analizza l’atteggiamento degli intellettuali di sinistra e la rappresentazione dell’antisemitismo, del sionismo e del conflitto arabo-israeliano, nella letteratura, ma anche nel cinema e, in generale, nella produzione della cultura di massa.
In occasione della “Giornata della memoria” sono comparsi, come ogni anno, nelle librerie, numerosi nuovi saggi e libri di testimonianze e narrativa sulla Shoah. Ci ripromettiamo di parlarne gradualmente. Segnaliamo intanto il bellissimo libro, anzi del “romanzo di dopodomani”, di Hugo Bettauer ,”La città senza ebrei”, a cura di Marino Freschi (Chiarelettere). Il libro è di grande interesse perché è stato scritto da un giornalista ebraico di origine austriaca, un prolifico autore di sceneggiature e di libri gialli (1872-1925) . Fu anche corrispondente di giornali americani da Berlino e Amburgo. E’ stato ucciso da un nazista subito dopo le leggi antiebraiche varate dal Terzo Reich. Il romanzo ebbe a quell’epoca un grande successo editoriale: racconta una storia che sembrava paradossale ma che, con gli anni, si è rivelata premonitrice.
Adesso un libro di grande interesse, pubblicato da una casa editrice indipendente, come la Salerno Editrice, sulle radici del socialismo. Un’opera, che certo che non avrà (purtroppo, aggiungiamo) una grande attrattiva di mercato, data la nota crisi del consumo di libri nel nostro paese. Il saggio di cui parliamo è di Luca Gorgolini, docente di storia contemporanea all’Università della Repubblica di San Marino: “Gioventù rivoluzionaria – Bordiga, Gramsci. Mussolini e i giovani socialisti nell’Italia liberale” (Salerno editrice). Del saggio colpisce subito, in copertina, la riproduzione di un manifesto di propaganda dell’Avanti! 1897. L’autore ricostruisce, con rigore scientifico, tutta la fase rivoluzionaria dei giovani socialisti, tra la guerra di Libia e la conclusione della prima guerra mondiale. Come è noto, buona parte di questi giovani andarono poi a fondare, nel gennaio 1921 il partito comunista. Fra di essi vi erano Bordiga, Tasca, Gramsci, Togliatti, Terracini, Grieco, Leonetti. E un signore che diventerà il loro acerrimo nemico, facendoli trasferire quasi tutti al confino, nelle carceri o li costringerà a rifugiarsi all’estero. Si chiamava Benito Mussolini. La fondazione del Pci, come si sa, alimenterà però il massimalismo ideologico che sposerà la rivoluzione bolscevica, con le conseguenze nefaste, per la sinistra e il socialismo, che ne deriveranno nel travagliato dopoguerra italiano.

Infine,ci occupiamo di un tema più “leggero” o, dipende dal punto di vista, più “pesante”, con un saggio della giornalista Costanza Rizzacasa d’Orsogna, “Non superare le dosi consigliate” (Guanda editore). Costanza deve aver sofferto moltissimo per la sua opulenza ed ha seguito, con molta attenzione, amiche e parenti con lo stesso problema. E’ noto che le ragazze e le donne “rotonde”, ”tornite”, per non definirle spregiativamente “ciccione”, soffrono molto per questa loro condizione: vengono quasi sempre sbeffeggiate, prese di mira con insulti, a scuola e poi nei luoghi di lavoro, da bulli/e che non riescono a risolvere, neppure dopo aver consultato una lunga serie di medici, dietologi, analisti, ecc.,ecc. C’entra la bulimia, “un peso che non si può perdere” e tante altre cose, non sempre spiegabili. L’autrice, col suo libro, cerca di far riflettere, di far ragionare, di far vedere l’evidenza con occhio più acuto. Non sappiamo se le lettrici rimarranno impressionate dai ragionamenti dell’autrice, ma vale la pena di provarci. Si sperimentano tutte le diete che vengono proposte e allora perché non leggere un libro che può aiutarvi a decidere seriamente a dimagrire. Il problema è infatti solo questo: voler dimagrire realmente, così come quando ci si propone di dare un taglio radicale al fumo. Senza continui rinvii. Provateci.

Aldo Forbice

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