sabato, 19 Ottobre, 2019

Emanuele Pecheux
I gucciardiniani

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Tra poco più di un mese il Psi svolgerà il quarto congresso nazionale. Il secondo da quando si è compiuto il “miracolo laico” del ritorno di una pattuglia di socialisti in parlamento dopo il disastro del 2008, il primo da quando il Psi è tornato ad essere parte del governo dell’Italia.

Sarà un congresso che richiederà scelte coraggiose, legate al profondo, e non ancora concluso, mutamento della società contemporanea.

Anche un distratto osservatore, magari neppure simpatizzante, capirebbe che la passione e la dedizione per una buona e giusta causa hanno trovato un riscontro insperato dopo che nell’annus horribilis (il 2008) il più antico e glorioso partito italiano era stato dato per morto, soppresso da un leader postcomunista che riteneva di aver portato a termine il disegno ultradecennale ovvero il lascito politico di Enrico Berlinguer e del suo spin doctor Antonio Tatò.

Tuttavia in continuità con una sedimentata quanto deleteria abitudine alcuni, nella comunità socialista, all’indomani delle elezioni del 2013, vedendo frustrate le personali aspettative legate al ritorno nelle aule parlamentari o addirittura al governo, hanno principiato a condurre una dissennata quanto, in assenza di validi argomenti politici degni di tal nome, velleitaria guerriglia nei confronti del segretario del partito, seguitando ad anteporre il proprio “particulare” guicciardiniano agli interessi della comunità di cui dicono di essere parte, mediante la declinazione di parole d’ordine passatiste e revansciste corredate da affermazioni mendaci e diffamatorie .

A capo di codesto scombiccherato Carro di Tespi, si è posto l’inquieto Vittorio Craxi, detto Bobo, a sigillo di un curriculum politico degli ultimi 15 anni che si può definire quantomeno singolare e che vale la pena ripercorrere nei suoi episodi salienti.

Nel 1999 si candidò alle europee nella lista Sdi, circoscrizione sud, ma arrivò secondo e non venne eletto.

Deluso, nella primavera del 2000 Bobo iniziò il suo percorso peripatetico nel mondo politico: promosse una scissione nello Sdi e fondò la “Lega Socialista”.

Trascorsi pochi mesi, sarà tra gli attori della fondazione del Nuovo Psi. insieme a Gianni De Michelis, Claudio Martelli, Valter Lavitola, Franco Simone e ad altri che si collocò all’interno della coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi (!) che, neanche a dirlo, benedisse personalmente l’operazione.

Nel 2001, grazie ad un cadeau di Berlusconi venne eletto deputato, nel collegio uninominale di Trapani, come candidato della Casa delle Libertà (l’anno del 61 a 0 della CdL in Sicilia).

Tuttavia, verso la fine della legislatura, fiutata l’aria, in disaccordo con la sorella Stefania, che in seguito prenderà il suo posto nel cuore del leader di FI, assunse un atteggiamento critico verso il Governo Berlusconi. Così, all’interno del Nuovo Psi e insieme a Saverio Zavettieri chiese di dichiarare conclusa l’alleanza con la CdL e di ricercare un’intesa nel centrosinistra per raggiungere, a suo dire, l’unità delle forze socialiste. Così presentò una mozione al congresso del Nuovo Psi che si tenne ad ottobre del 2005, in cui si candidò alla segreteria, proponendo di uscire immediatamente dal Governo e perseguire l’unità socialista nel centrosinistra. Il congresso finì in una rissa: in aula scoppiarono tafferugli e la stragrande maggioranza dei delegati che sosteneva la mozione contraria, presentata da De Michelis, abbandonò l’aula mentre la parte restante dei partecipanti acclamò Craxi nuovo segretario. Il confuso esito del congresso provocò una scissione (la seconda promossa da Bobo in meno di un lustro): il 7 febbraio 2006 Craxi, insieme a Zavettieri, fondò I Socialisti, un movimento che aderì alla coalizione di centrosinistra dell’Unione, all’interno della quale affrontò le elezioni politiche del 2006, peraltro al solo scopo di assolvere ad un compito ben preciso. Vediamo quale.

Mentre si andava formando il soggetto politico radicalsocialista ‘La Rosa nel pugno’, Craxi accettò la candidatura nella lista dell’Ulivo alla Camera dei deputati: pur essendo un parlamentare uscente fu posizionato al nono posto (!) della lista nella Circoscrizione Lombardia 3, ben sapendo che non sarebbe stato eletto poiché la lista, come ampiamente previsto, si aggiudicò soltanto 6 seggi. Contemporaneamente la formazione dei Socialisti, non elesse parlamentari, in quanto, come previsto, non superò le soglie di sbarramento. D’altra parte la mission affidata a lui e a Zavettieri era un’altra e fu portata a compimento: furono presentate liste de ‘I Socialisti’ solo in alcune regioni al Senato (Calabria, Lazio, Puglia) con l’unico fine di indebolire le liste della Rosa nel pugno, di cui lo Sdi era promotore con i radicali che infatti, sia pure per pochissimi voti non riuscì ad eleggere senatori.

Come riconoscimento per il lavoro svolto, Bobo Craxi venne nominato sottosegretario agli Affari Esteri del Governo Prodi, su indicazione del duo Fassino D’Alema che evidentemente pensarono di aver così liquidato definitivamente la questione socialista.

Ma fecero male i loro conti: l’inquieto Bobo aderì, in seguito, alla “Costituente” lanciata, dopo la fine della Rosa nel pugno, da Enrico Boselli, che porterà alla nascita del Partito Socialista nel 2007 e, purtroppo, al disastro elettorale del 2008.

Alle elezioni europee del 2009, neanche a dirlo, il Nostro, non condividendo la scelta di confluire nel cartello elettorale di Sinistra e Libertà, si mise di traverso dimettendosi dalle cariche dirigenziali e tentando di formare, insieme al sempre presente Zavettieri, un nuovo partito (terza scissione).

La prima (e ultima) assemblea svoltasi a Roma si rivelò tuttavia un flop imbarazzante e Bobo batté in ritirata e, novello figliol prodigo, rientrò nel Psi, beninteso tornando a rivestire ruoli apicali.

Alle elezioni regionali nel Lazio del 2010 fu capolista del Psi nelle provincie di Roma e Latina, a sostegno della candidatura di Emma Bonino a presidente, ma ottenne un risultato deludente, pari a quello del 2013 quando, nelle vesti di capolista per il Senato del Psi nel Lazio, nonostante l’impegno, rimediò una debacle clamorosa specie se confrontata con il risultato ottenuto nello stesso giorno alle elezioni regionali dal Psi.

Tuttavia Bobo, in compagnia di alcuni ex parlamentari, all’indomani delle elezioni, ha ripreso ad agitarsi fino a promuovere, trovando in una comunità sfinita dal suo protagonismo e dalle sue giravolte, pochissimo seguito, una singolare corrente con il solo e dichiarato intento di destabilizzare il Psi.

Dice il saggio:”Errare è umano. Perseverare è diabolico”.

La notizia delle ultime ore è che Bobo e il suo seguito di guicciardiniani non parteciperanno al congresso nazionale del Psi ma che intendono promuovere un evento che hanno definito “Stati generali del socialismo italiano”.
Et de hoc satis.

Emanuele Pecheux

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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