martedì, 9 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

I ministri De Micheli, Speranza e i mali dell’amministrazione dello Stato. Uno studio di Guido Melis.

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Dopo 160 anni sulla burocrazia nostrana disponiamo di un punto fermo. È la Storia dell’amministrazione in Italia, di Guido Melis. Appena riedito da il Mulino, a Bologna, reca l’età di 25 anni, ed ha ormai il sudario di un classico. Non riusciremmo, se avessimo la follia di volerlo fare, a togliercelo di mezzo.
Questo importante  saggio storico ha avuto quest’anno una fortuna grande e funebre. Può,infatti, contare su un esempio macroscopico, esibito giorno per giorno dal mese di febbraio, di quelli che sono i vizi concentrati dell’apparato burocratico italiano.
A fornirglielo è stato il Ministero  della salute affidato a Roberto Speranza (un giovane esponente della micro-partitocrazia  al potere, la Leu). Il secondo è il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nelle mani delle diessina Paola De Micheli, una signora che conosce piuttosto bene i modi per imporsi all’attenzione di chi, come i segretari delle forze politiche di maggioranza, spesso sono senza arte né parte.
Speranza ogni volta che apre bocca cerca di ammannirci le virtù di questo mastodonte, ripetendo che grazie ad esso l’Italia sarebbe diventata un modello di  riferimento nel mondo per arginare e curare la pandemia. E’ dai primi mesi del 2020 che il virus Covid 19 tiene in grande ansia i cittadini. Distrugge enormi risorse. Espone alla fame e alla disoccupazione milioni di persone.
Al contrario delle belle favole che il ministro ama, in maniera arrogantemente imperturbabile, inanellare dagli schermi della televisione, la nostra burocrazia non possiede nessuna virtù. E, salvo minime eccezioni, un corpo fangoso, ricco di ferraglia, filamenti, contraddizioni, passione per il dire e non dire, complicità istituzionale e di casta ecc. Detto in maniera più spiccia guardando al ministero della salute: una struttura impotente in cui brilla l’incompetenza, l’inettitudine e la discriminazione dei ceti sociali più poveri.
Basta ricordare lo scandalo che  il ministro Speranza non intende contribuire a denunciare. Siamo l’unico paese europeo (e forse del mondo) in cui non esiste un piano aggiornato per contrastare il flagello pandemico.
A questa incomprensibile e ingiustificabile mancanza si deve il record che l’Italia può vantare: cioè di essere il paese col più alto numero di decessi. Non mancano i soldi, come si lascia furtivamente intuire. Quel che manca è il reclutamento dal momento che le terapie intensive oltreché dei ventilatori hanno bisogno di medici che sappiano farle funzionare. E quindi di concorsi e stage di formazione. Complimenti, Signor Ministro, morituri te salutant (come dicevano gli romani) .
In secondo luogo, l’amministrazione di questo ministero non è riuscita ad assicurare né la disponibilità (né la gratuità) di mascherine e tamponi  all’insieme degli operatori sanitari negli ospedali (medici ed infermieri) e a milioni  di italiani. Girano, spesso pernottando, da un ospedale all’altro, ma nessuno li ricovera.
In questi giorni si scopre che il Ministero non è riuscito a dotare  le farmacie neanche di quanto serve per arginare la diffusione dell’influenza.
Davvero si eccede nel lessico denigratorio dicendo che è un ente inutile e che fin quando viene gestito in questo modo lo si può sbarrare, chiudere porte e finestre e affidarci alle cure della sanità con vocazione al puro profitto?
Anche questo è un suo innegabile, e forse insuperabile, record, Ministro Speranza. Nessun italiano la dimenticherà mai, mi creda. Una peste così (ovviamente animata dalle migliori intenzioni) alla testa degli apparati sanitari  non si era mai vista.
Nessun contrasto all’amplificazione del virus è stato predisposto né da questo ministero né da quello delle infrastrutture e dei traspor ti,  diretto da Paola De Micheli. Grazie alle sue capacità paghiamo diversi milioni al giorno per tenere in vita un cadavere maleolente come l’Alitalia. Né si è ancora riusciti ad assoggettare ad una sanzione adeguata la potentissima società privata veneta dei Benetton. Non solo a Genova ha minato la vita di chi viaggia sulle tratte a scoppio differito che sono le autostrade.
Da maggio ad oggi la De Micheli non è riuscita a creare una rete di trasporti per ridurre, se non evitare, il contagio virale negli autobus, nei metro, nelle ferrovie e nei trasporti aerei o marittimi.
L’incapacità decisionale,quando è figlia dell’in competenza, semina vittime e fa danni incalcolabili.
Mi sia consentita una domanda: davvero il presidente del Consiglio incaricato (Giuseppe Conte) e il presidente della Repubblica Mattarella, scorrendo gli scabri curricula di questi personaggi (proposti da un leader perdente secco come il segretario del Pd Nicola Zingaretti), non si sono resi conto delle loro effettive qualità, cioè se avevano una professionalità adeguata all’incarico ministeriale proposto loro ?
Dire che non ci si aspettava quel che da circa un anno vediamo è una balla. Lo si è detto anche per i diversi ministeri in cui uno come Luigi Di Maio lascia solo liste di posti di sottogoverno (chiamati di lavoro) e mai il barlume di un’idea. Ma che potrebbe fare di diverso uno che nella sua vita ha fatto il venditore di bibite allo stadio e vine da quell’Ecole Ptratique des Hautes Etudes che è il circo comico di Beppe Grillo?
Speranza ha aggravato la discriminazione di classe, cioè l’odio verso i poveri. Lo si deduce dai costi, dalle traversie, dalla perdita di tempo, dallo stress inflitto a chi, per curarsi ha fatto controlli e avviato cure preventive. Si sono arricchiti gli ospedali  e i centri sanitari privati che, in assenza di quelli pubblici e di una politica di gratuità per esami e controlli, sono stati presi d’assalto.
Bastava attrezzare la rete delle farmacie, installando servizi per  prelievi e  l’erogazione di certificati. Invece si è preferito addossare alle tasche dei ceti più deboli e più fragili le notevoli spese richieste dai canali sanitari di Lor Signori. E’ questa, Signor Ministro,  la sua idea dell’Welfare, il suo (finto) andare verso il popolo?
Evocare alcune delle mille inettitudini, sprechi
Drammatici, errori madornali dei ministri De Micheli e Speranza potrebbe essere un esercizio inutile. Non lo è perché tra alcune settimane finirà nelle loro mani la più grande  vaccinazione che sia mai stata sperimentata al mondo.
Speranza non è stato in grado di far fronte all’influenza né ai primi sintomi del corona virus. Ha affidato questo compito ad un commissario, Domenico Arcuri, che si occupa anche dell’Ilva, della dotazione di banchi per le scuole, di concorsi e di molti altri problemi. Con quale successo? E’ sicuramente una sorta di funzionario apicale bon a tout faire. Prima di lui nessuno aveva concentrato nelle sue mani tanto potere.
Dobbiamo congratularci con Conte, Di Maio e Zingaretti e Speranza per averci dato finalmente un funzionario altamente specializzato e competente in tutti i saperi, in in tutte le tecniche, in tutte le governance e managing immaginabili?
Ebbene, c’è da tremare se si pensa ai grandi e gravi pericoli  che corre ognuno di noi di fonte all’improvvisazione, all’inesperienza, alla superficialità di chi al Ministero della Salute (e in generale al governo in carica)  dovrebbe occuparsi della nostra salute.
Come un incubo scorrono davanti ai nostri occhi le molte centinaia di camion che dagli ospedali di Bergamo sciamavano furtivamente, nottetempo e non solo, verso i cimiteri.
Quei morti, dicono ora, giornalisti e magistrati, potevano essere un numero diverso, più ridotto, e di molto.
Che cosa ha fatto il ministro Speranza per risparmiare queste vite umane? Di chi è la responsabilità se sono state stroncate dall’assenza di programmazione, di interventi tempestivi, di provvedimenti per la fornitura di materiali protettivi?
Non tutto può essere scaricato sulla pessima organizzazione del sistema sanitario messo su dalla Lega lombarda. Meglio essere chiari sul punto.
Il libro scritto dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, in collaborazione con Francesco Cancellato (Riscatto: Bergamo e l’Italia. Appunti per un nuovo futuro possibile, Rizzoli, Milano) esige non la retorica melensa del perdono, del volemose bene, ma inchieste implacabili. Non si può evitare l’elenco dei nomi di chi ha sbagliato o ritardato, di chi ha fatto di tutto per lasciare spegnersi il diritto alla vita di centinaia e centinaia di cittadini.
E se i ministri Speranza e la De Miceli si dimettessero?
Nel Pd come in Cinque Stelle il potere non è acqua. Non ci sono più ideali né valori comuni di solidarietà dentro un disegno di cambiamento. Nessuno si dimette se non in cambio di qualcos’altro.
Se lo facessero potremmo dire che è diminuito il numero di  chi  usa la propria inesperienza e ignoranza  come un’arma per farci fuori. Ma purtroppo con questo auspicabile (ma irrealistico) atto di autocoscienza di De Micheli e Speranza davvero si ovvierebbe alla decrepitezza e alla  spietata inutilità di una parte della  nostra pubblica amministrazione?
Credo che stileremmo solo un verdetto di morte per un una schiera di istituzioni molto diverse l’una dall’altra, non omologabili né per le funzioni né per un comune destino .
Che cosa sono stati lo spoil system, la limitazione temporale degli incarichi e la contrattualizzazione dei dirigenti generali alla fine degli anni Novanta se non l’adozione di istituti che-come ha scritto Luisa Torchia- “aprono il varco al vincolo fiduciario, dando avvio ad una nuova fase di ingerenza della politica nella gestione amministrativa” ?
Guido Melis ne descrive le origini e l’insediamento molecolare  dal 1861 ai nostri giorni. La parte finale di questo percorso storico originale si sofferma sull’opera riformatrice di socialisti (senza doppie tute di conformismo) come Massimo S. Giannini e Franco Bassanini e arriva fino ai nostri giorni.
Ministri e ministeri non contano più nulla, rispetto ai capigabinetto e all’intreccio sempre più stretto tra amministrazione e politica, tra partiti (sempre più deboli) e la corporazione dei dirigenti apicali (studiati da Antonella Meniconi).
Prima o poi verranno fuori, come i terremoti dalle profondità della terra e del mare, quelli che Melis chiama i “fattori nascosti di dinamismi troppo spesso ignorati”, “il segreto dinamismo interno che in ogni epoca… attraversa” la pubblica amministrazione.
In questi mesi abbiamo cominciato ad assistere a qualche cosa che credevamo un’eccezione e un miracolo: la volontà di resistere, di non assentarsi, di restare sul campo, costi quel che costi (ed è costato moltissimo in morti, sofferenze, umiliazioni da parte di un potere politico non di rado tetragono e inetto) di centinaia d medici, di infermieri. È l’intero personale sanitario che, malgrado l’inefficienza, l’impotenza, la stessa inettitudine della governance (sia amministrativa sia politica) di ospedali e cliniche si è schierata in prima linea per salvare quanto più possibile esseri umani. L’hanno fatto senza mascherine, senza cambio di vesti,senza orario di lavoro,a volte senza aghi, senza siringhe, senza gas.Ad animarli è stato uno spirito di sacrificio e una dedizione che pensavamo fosse rimasta nelle memorie lontane e più risposte degli anni delle prima e della seconda guerra mondiale.
Questa è stata una prima risposta alla miseria della politica e degli stessi comitati tecnico-scientifici. Le loro assurde decisioni(su quanto, quando e dove “aprire” bar, ristoranti, negozi, centri commerciali, ecc.) hanno riempito di facezie, ironie, risate mezza Italia.I decreti-legge, con la loro frequenza, le continue correzioni e repliche, della presidenza del Consiglio hanno introdotto il buonumore, ma anche irrobustito la tendenza a non fidarsi, a non prendere sul serio (e quindi a cercare in ogni modo di cortocircuitare) la cerchia della politica.
Melis e gli storici negli anni che abbiamo davanti troveranno il modo di dirci che tra la l’inverno e la primavera del 2020 anche l’amministrazione dello Stato è stata in prima linea. E potremo così renderci conto del fatto che la storia dell’amministrazione italiana non può ridursi ad un’esposizione degli assetti normativi e dei progetti di riforma quando a spuntarla, direi a vincere, sono i modi concreti del funzionamento, a cominciare dal reclutamento del personale.
Melis in un caleidoscopio mai freddo e distaccato (anche se sempre fondato sulla dura roccia di una ricchissima documentazione) ci ha descritto quali tarli, quali riforme e quali resistenze hanno fatto di essa una forza determinata a conservare i suoi caratteri “storici”: ”estrazione in prevalenza meridionale, formazione specialmente giuridica, relativa disponibilità (per non dire indisponibilità) al l’innovazione,procedure di lavoro farraginose, lentezza esecutiva”. Hanno resistito, e spesso fatto soccombere, i grandi disegni di riformatori come Sabino Cassese, Franco Bassanini, Renato Brunetta.
Ora il metro di misura è la vaccinazione che per la prima volta nella storia dell’Europa viene praticata contemporaneamente in tutti i paesi della comunità. E’ cominciata per la nostra amministrazione un confronto e una sfida alle quali guardiamo con timore e tremore.

 

Salvatore Sechi

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