mercoledì, 18 Settembre, 2019

I Ministri Fantasma

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La conferenza stampa del premier (ma siamo sicuri?) Conte, ha presentato un’irrituale forma di crisi della maggioranza di governo. Se ne è parlato e non intendo tornarci su. Mi interessa invece parlare di questo strano esecutivo. A memoria d’uomo, infatti, non ricordo un governo italiano con più ministri fantasma di quello a trazione giallo-verde. Annichiliti dall’iniziale protagonismo duale dei vicepremier Salvini e Di Maio, con il secondo completamente asservito ormai ai disegni del primo, semisfiduciato dal tracollo elettorale delle europee che ha spostato il peso politico della maggioranza decisamente nel campo leghista, i ministri del governo Conte, con lo stesso premier abbarbicato nella difficile e scomoda posizione di timoniere del vapore in periglio, sono praticamente usciti dalle scene. O sono nascosti, o non si vedono. E qui sorge un dubbio amletico: non si vedono per scelta o perché producono così poco da non guadagnarsi nemmeno mezza riga sulla stampa o un passaggio al Tg? Alzi la mano chi conosce i nomi di tutti i ministri di questo governo. Alzi la mano chi conosce un provvedimento di rilievo varato, ad esempio, dal titolare del dicastero chiave dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Chi sa chi è la Tronca? Chi può valutare l’azione di Centinaio? O della Grillo? O di altri! La realtà dei fatti è che, salvo i due leader politici dei partiti ( non ne abbiano a male i grillini, se chiamo il loro movimento col vero nome) che governano, il resto è noia. Persone che occupano caselle un po’ per caso, messi lì solo per bracci di ferro interni e poco altro. Un esecutivo di questo tipo è destinato a traballare a ogni scossa, a ogni scontro verbale o social a distanza tra Salvini e Di Maio, a ogni sussulto. La durata di questo governo è inversamente proporzionale alle prospettive del paese: più resta in carica più danni rischia di produrre. Ai conti pubblici, su cui gravano le pesanti riserve della Corte dei Conti e dei mercati; al nostro ruolo in Europa, istituzione in cui saremo costretti a un ruolo marginalissimo e minoritario, scevro da ogni speranza di incidere come da nostra tradizione di fondatori; alle relazioni con le potenze estere, avendo noi quasi sempre preso parti diverse rispetto alla maggioranza occidentale. Insomma, fermo restando il vuoto di contenuti dell’esecutivo e dei suoi interpreti, resta il dramma di un paese abbandonato a se stesso e, oggi, con un premier più traballante che mai. Temo che i danni prodotti dall’anomala maggioranza di governo scaveranno una fossa profonda per le prospettive italiane.

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