domenica, 25 Ottobre, 2020

I nominati corti, la soglia bassa e il premio alto

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Apprezzo Matteo Renzi per il coraggio, la determinazione, anche per il craxiano decisionismo e la necessaria eresia. Gli rivolgo due appunti. La Corte costituzionale aveva testualmente bocciato liste bloccate lunghe. Così nel cosiddetto Italicum (da non confondere con quell’Italicus che esplose tra Firenze e Bologna nel 1975) hanno inventato le cosiddette liste bloccate corte. Cioè la presentazione di quattro-cinque candidati in collegi generalmente provinciali o sub provinciali, che vengono eletti in base ai voti ottenuti. Trattandosi sempre di liste bloccate, saranno sempre i vertici dei partiti a individuare i candidati che verranno poi nominati e non eletti. Si sostengono due tesi palesemente infondate. La prima è che con le primarie si risolverebbe il problema della scelta da parte dell’elettorato. La seconda è che il collegio sarebbe quasi uninominale, con i nomi dei candidati ben visibili dall’elettore. Obietto che le primarie non si faranno perché il sistema proposto porterà, nel centro-sinistra, alla formazione di liste di coalizione e ogni sigla pretenderà una quota per sé. Al massimo si faranno per i candidati del Pd, o forse solo per una parte. E nel centro-destra le primarie non si sono mai svolte perché chi decide è uno solo. Obietto, inoltre, che già nell’uninominale scarso era il richiamo del nome del candidato e prevalente quello del simbolo di coalizione. Figurarsi con più nomi nello stesso collegio…

Anche sulla questione del premio di maggioranza la Corte era stata chiara. Il premio non può essere eccessivo, non può stravolgere il risultato elettorale. Occorre inserire una soglia. In realtà l’Italicum ne inserisce due. La prima riguarda il premio che si raggiunge al primo turno conseguendo solo il 35 per cento. La lista o coalizione che raggiunge il 35 si vede accreditata del 53, che sale al 55 se il risultato ottenuto supera il 38. S tratta di una soglia molto bassa. In nessun paese europeo chi vince col 35 per cento si vede attribuita la maggioranza assoluta e il governo del Paese. Il premio oscilla tra il 17 e il 18 per cento. Basterebbe pensare che la cosiddetta legge truffa del 1953 scattava solo col 50 e arrivava al 65. Dunque la soglia era molto più alta e il premio più basso.

Ma quel che è discutibile è la conseguenza del mancato raggiungimento del 35 per cento. Non è che si prende atto che l’elettorato non fa vincere nessuno e si costruisce un equilibrio di governo rispettoso della volontà popolare. No. Si passa al secondo turno e vince chi vince. Al secondo turno accedono i primi due, in un collegio unico nazionale dove non si fronteggiano due candidati, ma due liste o coalizioni. E la coalizione che al primo turno non ha nemmeno raggiunto il 35 per cento si vedrà accordato il 53 o il 55 per cento. In quale paese d’Europa avviene questo? Per cortesia, non si facciano paragoni con la Francia dove esiste un primo e secondo turno di collegio e non nazionale. E dove la vittoria, la sconfitta o il pareggio alle legislative vengono assegnati dopo il conteggio delle elezioni dei singoli candidati nei collegi. Queste due evidenti forzature, a mio parere, i socialisti presenti in Parlamento devono segnalare con forza e decisione.

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