giovedì, 19 Settembre, 2019

I nostri capoluoghi come laboratori di creatività e sviluppo

0

Rieti

Parlare di una città che diventa intelligente ed alimenta la propria intelligenza, attraverso le proprie risorse umane, può sembrare utopia. Ma utopia non è, se già dal 1999 alcune città nel mondo sono entrate a far parte della rete delle città educative. Il movimento “Città Educative” nasce a Barcellona nel 1990, a seguire a Bologna, nel 1994, viene istituita l’Associazione Internazionale delle Città Educative (AICE), una struttura collaborativa permanente tra diversi governi locali europei, attorno al tema dell’Istruzione e della Formazione Continua. Più di recente, nel 2015, e nella stessa direzione, va l’iniziativa dell’UNESCO per la realizzazione di una rete mondiale di Città della Conoscenza cui hanno aderito 223 città nel mondo, in Italia ne fanno parte solo Torino e Fermo.
Parola d’ordine una formazione continua e trasversale (che coinvolga persone di ogni età e non solo i giovani) in grado di trasformare i nostri capoluoghi in veri laboratori di creatività che possano, rispettando l’identità dei luoghi, individuare alternative vie di sviluppo, un tentativo di rispondere alla crisi postindustriale e che ha portato città come Detroit, Chicago, Melbourne, Dublino, Stoccolma, ad una vera rigenerazione.

Un Nuovo Rinascimento sarà dunque possibile? Possibile e necessario per Giovanni Fioravanti, autore del libro “La città della Conoscenza”, ideatore del Manifesto per “Ferrara Città della Conoscenza” ed estensore dello stesso per Rieti. Fioravanti ha incontrato i cittadini presso la sala convegni della Sabina Universitas, su invito dell’Associazione Culturale Nuovi Percorsi, fondata dall’operatore culturale Carlo Latini e diretta da Carlo Ciccaglioni. Al termine dell’incontro è stato siglato un documento cui dovrebbe seguire un percorso in questa direzione, anche se la parola decisiva spetterà sempre al Comune, l’adesione è politica e non è scontata.

“Quello della città dell’apprendimento dovrebbe essere, per i Governi locali, un obiettivo strategico per il futuro – ha spiegato Fioravanti – il modello della Learning city è adattabile a qualunque capoluogo. Noi siamo un Paese con un patrimonio immenso ma non ci preoccupiamo della conoscenza, da questo punto di vista infatti il sistema Italia vive uno stato di grave “emergenza”, da dati Ocse ed Istat emerge una situazione tragica, abbiamo conquistato i primi posti per la dispersione scolastica, mentre la percentuale di laureati è del 26% contro il 39% della media europea. In generale nel settore cultura siamo seguiti solo dalla Romania. Le città possono imparare, autorigenerarsi, trovare nuove strade di sviluppo economico sostenibili, attraverso lo scambio di conoscenze, la scelta di coinvolgere i propri talenti e di conseguenza di attrarne di nuovi. Tutte hanno un patrimonio di istituzioni quali musei, biblioteche, gallerie, teatri, addirittura famiglie/privati, in cui si può fare apprendimento, ma i luoghi vanno aperti all’incontro, non devono essere solo di conservazione. Inoltre le occasioni di conoscenza vanno messe in rete, pubblicizzate”.

“In tutta l’Italia questo aspetto è stato molto trascurato, non si è ancora compreso a pieno che la conoscenza è un investimento per il futuro – ha precisato Giovanni Fioravanti – Organizzare grandi eventi attrattori di risorse non rappresenta un investimento a lungo termine, le amministrazioni devono capirlo perché hanno il compito di creare opportunità concrete affinché i cittadini si trasformino in un capitale umano che possa esprimersi al massimo delle possibilità, in ogni luogo esiste un bagaglio di conoscenze (pensiamo alle associazioni di categoria che rappresentano i vari ambiti produttivi), che non riusciamo a far emergere e condividere”.

Si tratta di una vera sfida che potrebbe portare ad un reale cambiamento e ad una nuova partecipazione alla vita sociale (visto anche l’allontanamento dei giovani da una politica che non riesce a dare risposte). Aderendo alle Città della Conoscenza a sedere al tavolo decisionale non ci saranno solo gli amministratori (a Barcellona è nato addirittura un assessorato specifico) ma tutti i soggetti coinvolti e in grado di comunicare saperi, dalle scuole, alle Università, alle associazioni culturali, agli organismi di categoria, al singolo cittadino.

Per Fioravanti (dirigente scolastico in pensione con grande esperienza nel settore della formazione), quella di estendere il Manifesto di Ferrara (firmato da 400 intellettuali, ma non ancora accolto dal Governo della sua città) è diventata quasi una missione.
“L’interesse per una educazione continua – puntualizza – nasce in primis dal mio lavoro, sono stato insegnante e preside, ma ho anche operato nei centri territoriali di istruzione permanente dove, attraverso i bandi europei, ho avuto l’occasione di approfondire le tematiche legate alle opportunità che ci offre l’Unesco. La sopravvivenza della stessa umanità è legata all’apprendimento continuo, alla formazione, alla cooperazione”.
Il cambiamento dovrà partire dalle città perché a livello globale l’80% della ricchezza viene prodotta nelle metropoli.

L’idea forte per il nuovo millennio (spiega Fioravanti nella prefazione del suo libro) sarà insomma di fare dei capoluoghi i siti dei saperi diffusi, capaci di festeggiare la conoscenza, la cultura e quanti, grandi e piccoli, noti e meno noti, sono impegnati a studiare, a conoscere, ad apprendere, a ricercare, ad essere creativi, ad inventare. Città che coltivano intelligenze, che nell’incontro con l’altro valorizzano le intelligenze, perché l’intelligenza è l’unico vero capitale che accomuna tutti i cittadini in uno spazio di ricerca, dialogo, conoscenza, accettazione, di sfide e difficoltà da affrontare insieme.
Chissà se partendo dalle città non si possano rilanciare anche le campagne, i piccoli borghi, riscoprendo una rete di saperi che portino alla rinascita e valorizzazione di un intero tessuto sociale.

Maria Grazia Di Mario

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply