martedì, 24 Novembre, 2020

I ‘Profughi dimenticati’ dello Saharawi non trovano pace

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La Commissione Europea li ha definiti “profughi dimenticati” e in effetti non c’è altro modo per definire le oltre centomila persone del Saharawi che tra il 1975 e il 1976, per sfuggire alle forze armate marocchine che avevano invaso il loro territorio dopo la fine del dominio spagnolo, si sono rifugiate nei campi di Tindouf nell’Algeria sud occidentale nel corso della guerra del Sahara occidentale. Seguiti dalla cooperazione internazionale vivono nella Repubblica democratica araba del Saharawi (Rdsa), riconosciuta dall’Algeria nonostante la presenza in questo territorio di numerosi contingenti dell’esercito algerino. Una coabitazione che proprio nei giorni scorsi ha avuto momenti di notevole tensione. È successo che nei pressi di Tindouf due giovani Saharawi che, senza autorizzazione, stavano cercando oro in una miniera sono stai sorpresi dalle forze armate algerine. I soldati li hanno inseguiti fino ad un pozzo dove i due si sono introdotti per fuggire, pozzo al quale hanno dato poi fuoco provocando l’orribile morte dei malcapitati. Una vera barbarie come è stata definita dalla popolazione dei campi che ha reagito minacciando manifestazioni di protesta e ritorsioni che finora sono state impedite dalle autorità della Rdsa anche per l’apertura di un indagine in merito da parte dell’ Algeria. Sembra non trovare pace questo popolo che vive in condizioni di vita pessime, o in abitazioni malandate o in tendopoli, con una temperatura che d’estate è quasi sempre sopra i 50 gradi, in un territorio privo di verdure e frutta e che riesce a sopravvivere grazie al programma di aiuti e alimentari dell’ UNHCR e al supporto di associazione umanitarie. Ma il problema dell’indipendenza dal Marocco non fa nessun passo avanti per ora. La Rdsa è finora riconosciuta da 91 Stati ma non dall’ONU e dall’Unione Europea. Il Marocco non intende recedere dall’occupazione del Sahara occidentale considerandolo ormai un suo territorio. I tentativi di mediazione da parte dell’Unione Africana non hanno dato nessun esito e la situazione sembra non poter avere uno sbocco costruttivo. In questa stato di cose oltre agli attriti tra Marocco e Algeria, ai fatti incresciosi e criminali come quelli dell’uccisione dei due giovani arsi nel pozzo, bisogna aggiungere la preoccupante presenza dell’ estremismo islamico. Gruppi vicini a Al Qaeda, che avevano organizzato il rapimento di tre cooperanti, tra cui un’italiana, liberati dopo molti mesi, continuano ad operare proliferando anche grazie al malcontento e alla rabbia dei profughi. Il referendum per l’indipendenza voluto dalla Rdsa non si è mai potuto svolgere in quanto il Marocco ne ha negato l’organizzazione e la validità. E d’altra parte non è mai stato fatto un censimento serio dei profughi. Ci vorrebbe un impegno maggiore da parte delle super potenze mondiali, ma evidentemente non vi è alcun interesse anche economico a mutare uno stato di cose che sembra ormai fossilizzato. E così i profughi dimenticati del Saharawi non riescono a trovare una concreta possibilità di una migliore esistenza di vita e di un futuro che li liberi dalla precarietà.

Alessandro Perelli

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