sabato, 26 Settembre, 2020

I Rinaldoniani, “il popolo che viene dal mare”

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Le notizie sulla cultura di Rinaldone sono scarse, nonostante sia trascorso più di un secolo dall’inizio degli studi e delle ricognizioni effettuate nei siti cosiddetti rinaldoniani. I Rinaldoniani, definiti anche come il “popolo del mare” (o come i Giganti del mare), approdarono sulle coste toscane verso il quinto millennio a.C. (Argentario), probabilmente provenienti dall’area egeo-anatolica così come i Tirreni/Etruschi, e portarono con sé qualcosa di nuovo e rivoluzionario: l’arte della metallurgia, contribuendo ad uno sviluppo decisivo dell’area mediana e della Tuscia, in periodo pre-etrusco.

La prima necropoli, venuta alla luce dagli scavi di Luigi Pernier nel 1903, si trova non lontano da Viterbo, in una località chiamata Rinaldone (presso il fiume Fiora), da qui il nome dato dagli archeologi a quel popolo. I “Rinaldoniani” furono tra i primi a scavare sepolcri rupestri. Le loro tombe, scolpite nel tufo in forma ovoidale, hanno restituito oggetti in rame, il primo metallo ad essere forgiato. Ma il lato senz’altro più affascinante è nella Tuscia la rete di siti allineati ed orientati verso la direzione del moto solare (ma in grado di seguire quello lunare) più alcuni templi astronomici, complessi megalitici con fulcro a Poggio Rota, area Insuglietti, area Le Sparne-Poggio Buco, luoghi d’altura con fenditure artificiali utilizzate come puntatori, a riprova della esistenza di un piano ben preciso per la misurazione del tempo ed anche usati per il culto solare ed astrale.

L’interessante saggio dei ricercatori Alberto Conti e Giovanni Feo (prematuramente scomparso) dal titolo “La più antica civiltà d’Italia”, edito da Effigi (in uscita), rappresenta una occasione per ripercorrere la storia di questa misteriosa civiltà ancora poco indagata, ma che (per i due autori) sarebbe stata determinante e addirittura necessaria alla nascita della successiva, grande, civiltà etrusca.

“La cultura di Rinaldone – leggiamo nel libro – durò, secondo i dati archeologici, dal 4000 a.C. al 1900 a.C., per circa due millenni, almeno per quanto riguarda la penisola italiana (ma di sicuro di più antica origine, dato che non nacque in Italia). E due millenni sono un periodo molto lungo, così lungo da potersi ritenere che l’influenza di quella cultura fu certamente di vasta portata per tutta la preistoria e la protostoria dell’antica Italia. Eppure, se cerchiamo nei libri di storia dati e notizie, non troviamo che minimi e vaghi accenni a quei due lunghi millenni e alla civiltà che ne fu interprete. Perché questo buco nero di duemila anni? Perché
nessuno si è ancora interessato, se non marginalmente, a questa cultura che, considerata la sua longeva durata, può a buon diritto ritenersi l’origine dei nostri più antichi progenitori conosciuti? Non è cosa da poco, si tratta delle origini dell’antica civiltà italiana. Conoscere le origini significa portare alla luce una parte non secondaria dell’anima collettiva di un popolo. Sorge un dubbio, ovvero che non si tratti solo di dimenticanza, o di ritardo negli studi e nelle ricerche, ma di una porta che non si è voluta aprire, privilegiando il panorama storico del mondo romano, con i suoi macroscopici scenari di guerre, conquiste e fasti imperiali”. “Ma per fare Roma – precisano Conti e Feo – ci vollero in primis gli Etruschi, diretti eredi della cultura dell’età del Bronzo (“Appenninici” e “Villanoviani”) che, a sua volta, derivava dalla cultura dell’età del Rame i cui fondatori furono proprio i Rinaldoniani. Questa linea di continuità storica è fondamentale per comprendere le reali origini dell’Italia antica”.

Una continuità storica che, per i due ricercatori, può anche spiegare perché il Cristianesimo, la religione di tutto l’Occidente moderno, trovò il suo epicentro geografico proprio in Roma, nella stessa regione dove Etruschi, Villanoviani e “popoli del mare” avevano vissuto per un arco temporale di ben quattro millenni.

Esisterebbero infatti non poche connessioni tra la cultura neolitica sviluppatasi nell’antica Italia centrale e, millenni dopo, la nascita di una nuova religione, di matrice orientale, in un prestigioso sito sacro precristiano, il “colle dei vati”, l’attuale colle Vaticano. Le radici “pagane” del Cristianesimo possono facilmente individuarsi nelle millenarie tradizioni che, dai Rinaldoniani, come in una staffetta, passarono ai popoli successivi, conservandosi fino in età etrusco-romana, per confluire in vari modi e misure nel primo Cristianesimo. Il grande
valore di questa religione fu, almeno agli inizi, di integrare in un vasto corpo dottrinale, diverse tradizioni di precedenti spiritualità, per questo fu detta cattolica, ovvero universale.

La presenza rinaldoniana (questo popolo occupò tutta l’area centrale e tirrenica spingendosi fino alla Campania, alla Toscana- Firenze ed alle Marche) sarebbe stata dunque determinante, peraltro testimoniata, in particolare nell’area della Tuscia, dal più ricco patrimonio monumentale pre-etrusco dell’Italia centrale. Ristabilire la verità storica è restituire dignità alle popolazioni pre-romane, dai Rinaldoniani, agli Umbri, ai Pelasgi, agli Etruschi, ai Sabini (peraltro civiltà indicate come non autoctone) ed è senz’altro la vera finalità di questa opera che punta il dito contro la manipolazione storica e la chiusura da parte del mondo accademico, tuttora colpevole di una visione romanocentrica in grado di cancellare secoli di storia, perché poi furono questi popoli, e non Roma, a forgiare la storia antica.

Recuperare una continuità di narrazione e comprensione potrebbe invece aiutarci a ricostruire un apprezzabile e credibile panorama delle mitiche origini del nostro Paese, un Paese che ha smarrito la sua anima, la sua autentica identità, la sola (precisano Feo e Conti) che possa riunire e stimolare verso nuovi percorsi le sue genti.

Ed effettivamente la svalutazione del nostro patrimonio più autentico è sotto gli occhi di tutti: nel Centro Italia i siti archeologici considerati minori, ossia non romani (che siano sabini, etruschi, o altro), rimangono in uno stato di avanzato degrado e abbandono, senza serietà d’intenti per quanto riguarda studi, ricerche, tutela e valorizzazione.

Gli autori
Gli autori (fondatori dell’Associazione di ricerca alternativa Tages) hanno pubblicato: Dalla Preistoria agli Etruschi, Formazione
e Storia dell’Italia Antica, Effigi 2017.
Giovanni Feo, scrittore e ricercatore, ha svolto una ricerca pluriennale
sul territorio etrusco e la civiltà che lo fondò. Ha pubblicato
libri con Stampa Alternativa, Laurum, Venexia, Effigi ricostruendo
la ‘geografia sacra’ della civiltà etrusca e pre-etrusca.
Alberto Conti, cofondatore e attuale presidente dell’Associazione
Culturale Tages, ha svolto una lunga e attenta ricerca sulle antiche
civiltà, coordinando e contribuendo alla stesura del presente libro e
di tutte le precedenti pubblicazioni dell’Associazione di cui gestisce
il sito internet (tages.eu). In passato, ha svolto differenti ruoli nel
campo dell’insegnamento pubblico.

Maria Grazia Di Mario

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