lunedì, 9 Dicembre, 2019

I rischi della società dell’ignoranza

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Seguo con preoccupazione il disgregarsi di ogni coagulante che, storicamente, ha saputo rappresentare elemento unitario della società italiana. Il tragico scivolamento, dettato anche da una sovraesposizione all’uso dei social network e al malvezzo delle fakenews che non giova a un serio dibattito politico, verso una società dell’ignoranza, sta provocando inenarrabili problemi al paese. Cerchiamo di capire perché e per come.

La società dell’ignoranza è quella dove mettiamo in discussione tutto anche senza avere le benché minime conoscenze per permetterci di ragionare di una questione. Così possiamo attaccare un medico che parla di medicina, uno storico che parla di storia, un filosofo di filosofia, un insegnante di didattica, un ingegnere di costruzioni, un magistrato o giudice di leggi e di giustizia. Va bene tutto, perché oggi la differenza non la fa più la qualità dell’istruzione o della propria formazione culturale, ma siamo tutti laureati alla cosiddetta università della vita, titolo che portiamo felicemente appuntato come una medaglia al valore sul petto. Conoscenza e preparazione, anzi, vengono quasi lette come desiderio di sopraffazione da parte di una minoranza, non più illuminata, nei confronti di un popolo fatto di persone semplici. L’università della vita ci ha trasmesso strumenti per cavarcela in ogni situazione, come fossimo tutti premi Nobel.
Tradotto in politica, considerato che la politica di mestiere viene considerata un male assoluto, perché tutti sono uguali e tutti sono ladri pronti a mangiare solo per vantaggio personale, la selezione delle classi dirigenti avviene con spaventosi criteri di pressapochismo: basta una persona simpatica in una videopresentazione che si prende 50 like per essere automaticamente promossa al rango di parlamentare o, quel che è peggio, ministro. Persone senza esperienza, senza conoscenza dei meccanismi, dei sistemi di relazione interna ed esterna ai luoghi della politica (non solo dei politici, ma anche della burocrazia), si trovano a varare provvedimenti in barba a qualsiasi competenza. Ritradotto in termini terra terra, è come se portassimo ad aggiustare il motore della nostra macchina a un panettiere, perché è persona onesta; o se facessimo operare un tumore a un macellaio, perché anche lui sa tagliare le carni. In politica, il culto della buona massaia, onesta e capace di fare i conti in famiglia, che può diventare una buona ministra, non può che essere frutto solo della mente ottusa dei folli.

Bene io credo che una società di questo tipo vada combattuta e, anzi, rovesciata. Perché non porta vantaggio a nessuno, salvo fare sentire bene per pochi minuti qualche troglodita da caverna. Che, dopo un’ora, tornerebbe a schiumare rabbia e a produrre bile come prima. Va inoltre combattuta perché toglie a ogni società complessa dei punti di riferimento, riconosciuti, in grado di proporre degli indirizzi.
Un paese che ragiona per luoghi comuni, non è un paese che può andare molto lontano. Se vogliamo tornare a essere seri e a contare qualcosa in Europa e nel mondo dobbiamo tornare a promuovere una cultura dei migliori. L’improvvisazione, in Italia, ha già fatto più guasti di quanto avesse fatto, nella prima repubblica, il peggiore dei politici.

Leonardo Raito

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