domenica, 21 Aprile, 2019

I sindacati a Roma ritrovano l’unità

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Alla manifestazione dei sindacati, sabato scorso, a Roma, in piazza San Giovanni c’erano mezzo milione di lavoratori. I sindacati di nuovo insieme, dopo 6 anni, hanno ritrovato, su una politica economica zoppicante ad un passo dalla recessione, un linguaggio comune per rivendicare l’ascolto da parte dell’esecutivo. I leader di Cgil, Cisl e Uil, dal palco della affollatissima platea, si sono rivolti direttamente al premier Giuseppe Conte senza rispondere mai al vicepremier Luigi Di Maio che in giornata ha ironizzato sulla riforma Fornero. I toni sono stati morbidi, senza estremizzazioni, ma la sostanza su una manovra senza investimenti e lontana dal lavoro è stata dura: “il governo torni indietro, cambi rotta o va a sbattere perché noi siamo pronti a continuare la mobilitazione”.

Al premier Conte, i sindacati hanno ricordato come la piattaforma per far ritornare a crescere il Paese sia ancora lì, inascoltata mentre la crisi si fa via via più pesante. Per i sindacati l’Italia ha bisogno di investire in infrastrutture, aprire i cantieri e impiegare le risorse già stanziate con cui attivare da subito 400 mila nuovi posti di lavoro. E invece nulla di tutto questo. Anna Maria Furlan, il leader della Cisl, delusa dall’esecutivo, ha scandito: “Ma come si fa a dire che è un anno bellissimo: si esca dalla retorica di una crescita che non c’è perché ha dell’incredibile questo ottimismo. Se le cose vanno avanti così, non ci crederà più nessuno. Il governo cambi rotta. Esca dalla realtà virtuale e si cali nella realtà del lavoro: l’Italia ha bisogno di collegamenti, deve essere il ponte sul Mediterraneo e verso la nostra Europa. Senza investimenti ci saranno danni irreparabili. Dopo tanti anni di una crisi tremenda avevamo iniziato appena a rialzare la testa e ad avere una speranza nel futuro. Oggi invece si parla di recessione tecnica, cala la produzione industriale. Solo lo spread sale abbattendo salari e pensioni, alzando i mutui italiani: questo significa che nelle prossime finanziarie oltre ai 52 mln di clausole per stoppare l’aumento dell’Iva ne dovremo aggiungere altri 10 …ma chi paga tutto questo? Bisogna finirla con la storia dei divani sul reddito di cittadinanza. Quando uno è disoccupato non è un lazzarone su un divano, ma una persona che cerca lavoro”.

Il leader Cgil, Maurizio Landini, alla sua prima prova di piazza da segretario generale della Cgil, dal palco ha chiarito: “Il governo torni indietro o va a sbattere. Se hanno un briciolo di intelligenza, ascoltino questa piazza e aprano un confronto. La situazione non va: non va che non ci sia lavoro, non va che ci sia ancora evasione fiscale mentre bisogna far ripartire il Paese e per farlo c’è bisogno di investimenti.

Ci vuole una trattativa che modifichi radicalmente la legge Fornero perché quota 100 non basta: c’è ancora un problema per le donne e per i giovani. Anche sul reddito di cittadinanza si fa solo una grande confusione tra lotta alla povertà a politiche del lavoro. Il lavoro non lo creano i navigator, altro capolavoro del governo, ma investendo. Non abbiamo scritto in fronte Jo Condor. Noi siamo il cambiamento e chiediamo il cambiamento delle politiche del Paese. Noi vogliamo giustizia sociale e chiediamo una cosa molto precisa e cioè che al centro tornino la persona e il lavoro”.

Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo,  ha rotto il ‘silenzio’ su Di Maio. Accolto dagli applausi della piazza, ha detto: “Di Maio minaccia di tagliarci le pensioni d’oro ai sindacalisti?. Non ce ne frega niente…”. Poi ha ammonito sulla valanga di ricorsi che potrebbero arrivare: “Se decideranno di intervenire su chi è già in pensione, secondo le norme di legge”. Il leader della Uil ha aggiunto: “Il governo non può essere autoreferenziale perché l’economia sta andando male e un governo del cambiamento non può cambiare il paese in peggio. Si confronti con i sindacati, noi siamo pronti a fare la nostra parte”. Infine, Carmelo Barbagallo ha lanciato un invito dal palco diretto all’indirizzo di Palazzo Chigi: “Un avviso ai naviganti: saremo determinati e determinanti nelle scelte del Paese”. La parola dunque sembra passare ora al governo. Ed è stato sempre Barbagallo a dare un ultimatum al Governo: “Ci convochi altrimenti la mobilitazione proseguirà”.

Il sindacato con la manifestazione di sabato si è riappropriato del suo ruolo ed ha ritrovato l’unità tra Cgil, Cisl ed Uil. Ed è con questo sindacato e con i lavoratori che il governo dovrebbe confrontarsi. Finora, alcuni rappresentanti del governo, anziché confrontarsi con i sindacati italiani che protestano civilmente, hanno preferito il confronto con i rappresentanti delle barbare proteste dei gilet gialli in Francia per cercare un’alleanza. Purtroppo, mentre in Francia la barbarie sta ancora nelle strade e nelle piazze, in Italia sarebbe già al potere senza aver fatto nessuna violenza fisica.

Salvatore Rondello

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