mercoledì, 20 Novembre, 2019

I violenti insulti “social” contro Paolo, il giovane malato di Sla

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A molti il nome Paolo Palumbo non dirà nulla. Ad altri, malati di SLA ai loro famigliari, amici e conoscenti, tanto. Paolo è il più giovane malato di SLA in Europa e nei mesi scorsi ha deciso di ricorrere allo sciopero della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica, il ministero della Sanità al problema e soprattutto per aver un aiuto economico finalizzato a potersi sottoporre alla cura sperimentale Brainstorm fin oggi praticata negli USA e in Israele . Paolo vuol riuscire a far sperimentare la cura anche in Italia. In poco tempo sono stati raccolti fondi ma contemporaneamente si è scatenato contro il giovane cuoco l’odio e la violenza mediatica.

A denunciare tutto è Rosario, il fratello – “abbiamo dovuto sospendere momentaneamente tutti i profili social di Paolo a causa delle ripetute minacce che ha ricevuto nei giorni scorsi. Lo abbiamo fatto per tranquillizzarlo. Siamo anche venuti a conoscenza dell’esistenza di di chat private in cui gruppi di persone si divertono ad insultare lui e il suo operato e a mettere in atto azioni volte a screditare ogni sua azione . In questo momento però, è giusto che questa gente sappia che ogni azione diffamatoria messa in atto avrà le conseguenze che meritano perché la legge è uguale per tutti e la cattiveria gratuita nei confronti di un giovane nelle sue condizioni non può essere giustificata in nessun modo”. A far prendere la decisione è stata in particolare l’ultimo messaggio giunto a Paolo attraverso l’app di messaggi su fb. Minacce di morte e altro come questa “E’ inutile che ti dai da fare tanto in Israele non ci arrivi. Tanto muori come morirà mio padre”. Da dove nasca tanta cattiveria resta davvero incomprensibile tanto più se – come sembra – tra chi invia questi messaggi ha in casa persone malate e sofferenti.

Nei giorni scorsi un anziano disabile psichico è morto probabilmente anche a causa delle violenze e degli scherni a cui è stato per mesi sottoposto da un gruppo di giovani che si annoiavano e senza troppi forse anche a causa di chi da mesi sapeva ma non ha mosso un dito per liberare l’uomo dalle angherie. Ci siamo tutti scandalizzati, abbiamo provato rabbia e chiesto giustizia. Oggi Paolo – e chissà quanti altri – sono nella stessa condizione di restrizione della libertà non conseguenza della malattia ma di fatto in conseguenza dell’imbruttimento del genere umano . Paolo aveva deciso di usare i social per una giusta battaglia di dignità e diritti e grazie a lui molte persone hanno iniziato a sperare anche per il loro domani. Paolo ha usato i social per tutti altri scelgono di usarli per diffondere odio. Forse è arrivato il momento di non censurare più i volti e i nomi di chi comete simili atti incurante – forse – delle conseguenze e certo di rimanere impunito confidando sul silenzio di chi subisce.

Antonella Soddu

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